Barcellona, 19 set. (AdnKronos Salute) - La dieta mediterranea può portare a una riduzione del 40% del grasso accumulato nel fegato. Un risultato importante, visto che per questa condizione non esiste ancora una terapia farmacologica. Lo rivela una ricerca condotta all'Università Federico II di Napoli, presentata al 55esimo Congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) in corso a Barcellona.
La dieta mediterranea è una regime multifattoriale, ricco in carboidrati a basso indice glicemico (cereali integrali e legumi), acidi grassi monoinsaturi (olio d'oliva), acidi grassi omega 3 e omega 6 (presenti nel pesce e nella frutta secca a guscio), vitamine e polifenoli (presenti in frutta, verdura, tè, caffè). Questo approccio dietetico può dunque combattere la steatosi epatica non alcolica (cioè l'accumulo di grasso nel fegato), presente nel 70% circa dei pazienti con diabete tipo 2, nei quali può associarsi a forme più severe di danno epatico e a un'aumentata prevalenza di patologie cardiovascolari. Non solo una, ma diverse, le componenti della dieta che possono influenzare il contenuto epatico di grasso, hanno rilevato gli esperti.
"Il nostro gruppo di ricerca - spiega Giuseppe Della Pepa del Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia della Federico II - ha dimostrato come una dieta ricca in particolare di acidi grassi monoinsaturi, presenti nell'olio d'oliva, riduca il contenuto epatico di grasso nei pazienti con diabete tipo 2".
"Il nostro studio di intervento nutrizionale controllato - afferma Angela Albarosa Rivellese, membro della Società italiana di diabetologia (Sid) e professore ordinario di Scienze tecniche dietetiche applicate presso l'ateneo campano - dimostra chiaramente come sia possibile ridurre di ben il 40% l'accumulo di grasso presente nel fegato di pazienti con diabete tipo 2 con una strategia nutrizionale multifattoriale, che ricorda la vera dieta mediterranea, quella seguita più di 50 anni fa. Questo risultato è estremamente importante dal punto di vista clinico, sia per l'elevata frequenza della steatosi epatica nel diabete sia perché, almeno al momento, non esistono altre strategie terapeutiche che abbiano dimostrato una tale efficacia".