21/04/2015

Bambina di due anni viene crioconservata dai suoi genitori

Matheryn Naovaratpong aveva solo tre anni ed era affetta da un tumore incurabile del cervello. I genitori quindi hanno deciso di ibernarla, nella speranza che in futuro possa essere disponibile una nuova terapia per il suo male.

A raccontare la sua storia sono stati i media internazionali: Matheryn è la paziente più piccola mai ibernata fino ad ora (la più anziana ha 102 anni). L’anno scorso alla piccola venne diagnosticato un Tumore molto raro chiamato ependiloblastoma che non aveva risposto a nessuna chemio o Radioterapia ed era arrivato in breve tempo ad interessare l’85% del suo emisfero sinistro. L’8 gennaio di quest’anno a Bangkok la bambina è stata dichiarata clinicamente morta ma i genitori non si sono arresi e hanno deciso di ibernarla presso la Alcor Life Extension Foundation in Arizona, uno dei centri che si offrono di criopreservare le persone clinicamente morte. A quanto riferisce la Alcor, Matheryn è la paziente numero 134 ibernata presso questo centro, la prima proveniente dall’Asia.

In Italia e in Europa non esistono centri per la criconservazione umana, mentre negli Stati Uniti ce ne sono due, che sono anche il punto di riferimento principale per quanti, dall’Europa o dall’Asia, desiderano farsi crioconservare dopo la morte.

Sono sempre più numerose, infatti, le persone che scelgono di farsi ibernare dopo aver scoperto di essere state colpite da una malattia mortale. La speranza per tutti è che le cure oggi non ancora disponibili lo diventino in futuro.

Farsi ibernare costa circa 200mila dollari, una procedura, dunque molto costosa e non ad appannaggio di tutti, e resta comunque sempre e solo una sorta di scommessa con il destino perché ad oggi non ci sono ancora prove scientifiche che dimostrino che sia possibile lo “scongelamento” delle persone. Il termine scongelamento è comunque una forzatura perché in realtà le persone non vengono congelate bensì vitrificate.

In cosa consiste la conservazione crionica? Si tratta di una procedura sperimentale che ha l’obiettivo di crioconservare una persona dopo che è stata dichiarata legalmente morta nella speranza che in futuro possa essere trovata una cura efficace alla sua malattia. Dopo il decesso fisico viene eseguita una procedura che consente ventilazione e circolazione sanguigna, vengono somministrati anticoagulanti e molti altri farmaci che fungono, tra l’altro, anche da antigelo e poi la temperatura viene abbassata al -130°. In tal modo l’essere umano viene vitrificato, chiudendosi in una sorta di solidificazione senza Congelamento. Dopodiché i pazienti vengono immersi in azoto liquido a -196°. Come spiegano gli esperti è la vitrificazione a riuscire a preservare molto bene le strutture biologiche, proprio come accade per gli embrioni che vengono, appunto, vitrificati.

Fino a qui la procedura è nota ed è stata già eseguita in centinaia di casi. Nessuno ancora, però, è stato riportato in vita.

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