Centotrè anni: la vita media di una bambina europea

Centotrè anni: la vita media di una bambina europea

Dieta mediterranea e ricerca scientifica per arrivare ai cento anni in buona salute. La vita media di una bambina è addirittura più lunga.

L’Italia è uno dei luoghi al mondo dove si vive più a lungo. Il nostro Paese è, infatti, secondo solo al Giappone per la longevità dei suoi abitanti. La differenza tra il nostro Paese e quello del Sol Levante resta significativa: i suoi 28.000 cittadini ultracentenari sono davvero tanti, ma non vanno dimenticati i circa settemila ‘nonnetti’ italiani (abitanti soprattutto nelle regioni settentrionali e nelle zone rurali) che hanno spento più di cento candeline. Il merito sarebbe non soltanto della scienza e della ricerca contro le malattie, ma anche della dieta mediterranea, celebrata ormai in tutto il mondo senza ombra di dubbio come la migliore ricetta per una vita lunga e sana.
 
Arriva dagli States l’ultima ricerca, solo in ordine cronologico, sull’argomento: gli scienziati della Harvard Medical School hanno scoperto l’esistenza di due geni – Sirt3 e Sirt4 – che si attivano in caso di restrizione di calorie per contrastare lo sviluppo di patologie legate all’invecchiamento cellulare. In altre parole, spiegano i ricercatori sulla rivista Cell, una dieta Ipocalorica e possibilmente di tipo mediterraneo è un autentico elisir di lunga vita.

Ciò si traduce in un regime alimentare composto per il 50-60% da carboidrati, per il 15-20% da proteine, per un 30% da grassi (il 10% dei quali saturi) e da non meno di 250 grammi di frutta e verdura al giorno e 400 grammi di cereali integrali. Un regime alimentare di questo tipo, da solo, farebbe diminuire del 50% il rischio di morire, percentuale che sale ancora di più se ad esso si unisce l’assenza di fumo e poco alcol.

Ma alla dieta tradizionale si affiancano alcuni preziosi alimenti che fanno anche la gioia del palato: il miele, a esempio, è stato recentemente oggetto di una ricerca neozelandese che ha dimostrato come i topolini che venivano nutriti con grandi quantità di miele non solo erano meno soggetti all’ansia e a disturbi della memoria legati all’invecchiamento, ma erano anche maggiormente protetti dalle infezioni grazie ad una sostanza antiossidante chiamata quercitina di cui ‘il nettare degli dei’ è particolarmente ricco.

E a proposito di antiossidanti, un altro grande alleato della longevità e della buona salute di cuore e arterie è il cioccolato, ricco di polifenoli che contrastano l’azione dei radicali liberi, veri nemici delle cellule: un quadratino di cioccolato fondente al 70% “mette in atto, a sole due ore dall’assunzione, una Vasodilatazione coronarica che contribuisce al miglioramento della funzionalità vascolare e riduce l’aggregazione piastrinica”, ha spiegato Giovanni Spera, ordinario di Medicina interna del Dipartimento di Fisiopatologia medica de La Sapienza di Roma, in occasione della recente Conferenza italiana per lo studio e la ricerca su longevità, invecchiamento e medicina anti-ageing che si è tenuta nella capitale.

Gli esperti sono concordi: gli uomini hanno scritto nel loro DNA che la vita media è di 120 anni! Oggigiorno, una bambina che viene alla luce in Germania o in Italia ha una vita media di 103 anni e un bambino di 97 anni: una longevità fino a qualche tempo fa inimmaginabile. Se non sempre riusciamo a superare i cento anni o se ci arriviamo in pessime condizioni di salute, è a causa delle malattie e delle patologie degenerative che rappresentano, oggi, la vera sfida della ricerca scientifica. Le staminali, continuamente poste sul banco degli imputati, servirebbero soprattutto a garantirci di superare i cento anni in buona salute. Umberto Veronesi non usa mezzi termini: “avere una banca di staminali proprie vuol dire intervenire per bloccare Parkinson, Alzheimer, diabete e, più in generale, tutte le patologie degenerative, ormai vero problema di un'umanità destinata a una vita ultracentenaria”.

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Nell'ultimo secolo l'età media è raddoppiata: in Italia 1 donna su 3 supera i 90 anni e le bimbe nate quest'anno saranno le ultracentenarie di domani. Resta, però, la sfida più grande da vincere: quella con le malattie che comportano una perdita dell’autonomia.
 

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