04/11/2015

Come stanno gli studenti universitari italiani

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Come stanno gli studenti universitari italiani e in che modo si prendono cura della propria salute?
Il quadro che emerge da un'indagine condotta dai ricercatori dell'Università Cattolica Sacro Cuore di Roma in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità non è proprio edificante.
La ricerca è stata condotta su 8500 studenti di dieci atenei italiani di età compresa tra 18 e 30 anni. Uno studente su 4 ha riferito di soffrire quasi ogni giorno di un qualche disturbo come mal di testa, mal di Stomaco, stanchezza, nervosismo, mal di schiena, Vertigini o problemi ad addormentarsi, ma il 77,1% del campione intervistato ha dichiarato di sentirsi in buona salute.


I risultati relativi alla salute, allo stile di vita e all'alimentazione

Alimentazione
  • Il 44% degli studenti consuma almeno una porzione di frutta al giorno e solo il 22,5% almeno due porzioni di verdura
  • il consumo giornaliero di questi alimenti raccomandato dagli esperti viene raggiunto soprattutto dalle donne (27,7%, contro il 12% degli uomini)
  • più di 1 su 3 non fa la prima colazione 
  • l'11,3% consuma troppa caffeina
Peso e forma fisica
  • la maggior parte degli studenti ha un peso corporeo nella norma
  • il 13,7% è sottopeso
  • l'11,2% è in sovrappeso, la percentuale è maggiore nella popolazione maschile
  • il 25,8 per cento degli studenti universitari non fa attività fisica
Stile di vita
  • il 24% fuma le sigarette o il tabacco
  • il 42,2% beve alcolici settimanalmente
  • il 40% ha fumato uno spinello
  • il 2% fa uso di droghe, soprattutto cocaina
Salute riproduttiva
  • il 30,9% delle donne non ha mai fatto una visita ginecologica
  • 1 su 5 ha usato la pillola del giorno dopo
  • il 16,8% non ha ancora avuto il primo rapporto sessuale
  • il 2,5% degli studenti ha contratto una malattia sessualmente trasmessa


A che cosa servono indagini di questo tipo 

Questo tipo di ricerche servono a individuare i fattori di criticità per poter studiare campagne di prevenzione primaria più mirate, soprattutto in vista del fatto che l'aspettativa di vita è sempre più alta, spiega Walter Ricciardi dell'Istituto Superiore di Sanità. 
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