Secondo un studio inglese dell'University of Bristol pubblicato sulla rivista British Medical Journal, la Sindrome da stanchezza cronica o CFS colpisce nel Regno Unito circa 250.000 persone. Solo tra gli 11 e i 16 anni si ammala 1 studente su 100 pregiudicando seriamente il rendimento scolastico.

L’intervento tempestivo, supportato a più livelli anche da una terapia cognitivo comportamentale, permette al 66% dei giovani pazienti un recupero anche in 6 mesi. Debolezza, dolori muscolari, problemi di memoria e di concentrazione, insonnia, ridotta partecipazione alle attività quotidiane, sono riconosciuti tra i sintomi principali di questa Sindrome considerata una vera e propria malattia.

La Sindrome da stanchezza cronica (o encefalomielite mialgica) è un disturbo debilitante e complesso caratterizzato da una profonda stanchezza, da un senso di affaticamento generale che compromette le normali attività per un lungo periodo di tempo e che non migliora con il riposo.

Si calcola che in Italia ne soffrano 300mila persone. Le cause sono tuttora sconosciute e nessun test diagnostico è al momento disponibile, bisogna quindi fare molta attenzione prima di emettere una diagnosi di CFS. Per poter definire una persona come ammalata di questa sindrome devono essere presenti almeno 4 di questi sintomi:

  • un grave affaticamento cronico di almeno 6 mesi
  • mal di gola frequenti
  • linfonodi ingrossati (cervicali, ascellari)
  • dolori muscolari
  • cefalea
  • difficoltà di concentrazione e della memoria tanto da alterare le normali attività quotidiane
  • sonno disturbato
  • malessere dopo uno sforzo.

Ma come si cura la CFS? Al momento non esiste una cura e l’aspetto sempre diverso con cui si presenta questa sindrome rende necessario monitorare continuamente i sintomi e di volta in volta cambiare trattamento. L’intervento deve necessariamente coinvolgere un team di medici tra i quali neurologi, psichiatri, fisioterapisti, insomma una combinazione di terapie che dovrebbero coprire tutto l’ampio quadro dei problemi generati.

Dal Counseling professionale alla Terapia cognitivo - comportamentale, al trattamento sintomatico e alle terapie alternative, senza trascurare l’igiene del Sonno e l’uso di antidepressivi. La cura è individuale in quanto la malattia colpisce tutti in modo diverso, l'obiettivo primario dovrebbe essere il sollievo dai sintomi più invalidanti, il ritorno alle normali attività si può considerare un obiettivo a lungo termine.

Quel che è certo è che vivere con la Sindrome da fatica cronica può essere difficile. Come altre malattie debilitanti croniche, la CFS può avere un impatto devastante sulla vita quotidiana e richiede ai pazienti di apportare modifiche significative dello stile di vita e adattarsi ad una serie di nuove limitazioni.

Per i più giovani può avere un grave impatto sul rendimento scolastico, per tutti gli adulti in genere può determinare ripercussioni nella perdita di indipendenza, nel difficoltà di sostenersi, nella sicurezza economica. Rabbia, colpa, ansia, isolamento e abbandono sono sentimenti comuni nei pazienti con CFS e possono addirittura peggiorare gli stessi sintomi rendendo il recupero più difficile.