Roma, 8 giu. (Adnkronos Salute) - "Basta Open Day. Vaccinare negli studi dei medici di famiglia per puntare sulla qualità della vaccinazione, somministrata da un medico che conosce bene il paziente che ha di fronte, e non sulla quantità". A dirlo all'Adnkronos Salute è Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), commentando la lettera di 24 medici vaccinatori che - dopo il caso della 18enne colpita da trombosi dopo aver fatto il vaccino anti-Covid di AstraZeneca in un Open Day, e ricoverata a Genova - si sono detti contrari a questa formula che consente la somministrazione sotto i 40 anni del vaccino a vettore virale.
"Non condivido queste posizioni - premette Scotti - Oggi per tutti i vaccini, nessuno escluso, il calcolo rischio beneficio è sempre a favore dei vaccini. Ma credo che la vaccinazione nei nostri studi sia la scelta di qualità da intraprendere". Invece "gli Open day continuano ad andare nella direzione della vaccinazione quantitativa rispetto a quella qualitativa che noi proponiamo, ovvero la possibilità di riportarla verso un atto medico. Questo significa - precisa - un medico che faccia tutte le valutazioni connesse al rischio beneficio e che possa farlo a partire da tutte le caratteristiche specifiche del paziente. E a quel punto, avendolo disponibile, proporgli il miglior vaccino per la sua condizione". Tra l'altro i medici di famiglia, come hanno dimostrato con le vaccinazioni antinfluenzali, sono in grado anche di "garantire rapidamente la copertura vaccinale dei loro pazienti", ricordato Scotti.
Gli Open Day, aggiunge il segretario Fimmg, "stanno sicuramente aumentando i numeri, "ma bisognerebbe capire quanto aumentano i numeri dei soggetti con più patologie. Questa formula, con la corsa alla vaccinazione, non permette una piena consapevolezza del processo sanitario. Non a caso noi riceviamo centinaia di telefonate dai genitori dei ragazzi che si iscrivono agli Open Day. In tutte le fasi: prima, durante e dopo. Passo le mie giornate a dare informazioni e questo è un lavoro misconosciuto rispetto agli Open Day".
Sullo specifico caso della giovane colpita da trombosi a Genova, Scotti rileva che "in questo caso non si può puntare il dito sulla formula di somministrazione del vaccino". Seppure si dovesse accertare un legame, al momento solo sospetto, con il vaccino "non ci sono particolari indicatori predittivi di questi rarissimi effetti" .