24/02/2016

Effetto Jolie, aumento delle mastectomie negli USA

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Era il 14 maggio del 2013 quando, sul New York Times, fu pubblicato un articolo in cui la celebre attrice e regista statunitense, Angelina Jolie, scriveva che dal 2 febbraio al 27 aprile di quell’anno si era sottoposta a un intervento di duplice mastectomia per prevenire il rischio di sviluppare un cancro al seno. Fu una decisione motivata dal fatto che alla Jolie fu accertata la presenza del gene ‘difettoso’ BRCA1, che aumenta il rischio di sviluppare il cancro al seno e alle ovaie e che, grazie all’intervento subìto, ma soprattutto voluto dalla diva di Hollywood, crollò dall’87% al 5%.

L’attrice, per di più, si convinse che l’intervento fosse la scelta migliore da intraprendere, in quanto la nonna, la madre e la zie erano morte a causa proprio di un cancro al seno.
 
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L'effetto Jolie 

Ebbene, questo preambolo è stato necessario per raccontare che negli Stati Uniti si sta assistendo a un vero e proprio ‘effetto Jolie’: infatti, negli USA si è registrato un aumento considerevole delle mastectomie, non solo dopo una diagnosi di tumore del seno ma anche e soprattutto a scopo puramente preventivo (si stima che queste ultime siano raddoppiate negli ultimi 7 anni). Il dato è stato diffuso dal Ministero della Sanità degli Stati Uniti. È stato evidenziato, inoltre, che il numero delle doppie mastectomie tra donne che non hanno avuto una diagnosi di tumore, ma hanno deciso di prevenirlo per tendenze genetiche seguendo l’esempio della Jolie, è passato da 2 ogni 100 mila nel 2004 a 4 nel 2013. L’autore del rapporto, il dr. Rick Kronick, direttore del dipartimento, ha affermato, poi, che queste procedure radicali sono effettuate soprattutto in ‘day-hospital’ ma è stata sottolineata anche la tendenza dei medici di non suggerire la necessità di interventi così radicali ma quelli limitati di quadrectomia.

C’è, poi, un altro dato che rafforza il già citato ‘effetto Jolie’: stando, infatti, all’indagine effettuata dal Dana-Faber Cancer di Boston, ben il 95% delle pazienti al di sotto dei 40 anni di età si è sottoposto, negli ultimi anni, alle analisi per le mutazioni ai geni BRCA1 e BRCA2.

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TAG: Oncologia | Tumori