Il luppolo della birra combatte i tumori

Il luppolo della birra combatte i tumori

I flavonoidi presenti nella birra sono in grado di combattere l'angiogenesi, il meccanismo alla base della proliferazione dei tumori.
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“Ché un boccale di birra è un pasto da re”, direbbe William Shakespeare. Già, la ricchezza nella semplicità. Alcune bevande spesso considerate dannose sono in realtà ricche di proprietà benefiche. Come nel caso della birra, che oltre ad essere gustosa e ad avere un ruolo importante nel combattere gravi disturbi dell’organismo (studi e ricerche attestano che, se consumata con moderazione, anche quotidianamente, la birra porta benefici superiori di gran lunga agli effetti collaterali), riuscirebbe a prevenire il cancro.

In seguito ad uno studio, durato quattro anni, che ha coinvolto il laboratorio di Biologia vascolare e angiogenesi di MultiMedica, diretto dalla dottoressa Adriana Albini, il professor Armando Rossello, del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa (che ha condotto lo studio) e il professor Douglas Noonan dell’Università dell’Insubria di Varese, è emerso che nuovi derivati di sintesi dello Xantumolo (XN) – flavonoide presente in discrete percentuali nel luppolo e nella birra – sono in grado di combattere l’angiogenesi, il meccanismo alla base della proliferazione dei tumori. Più nel dettaglio, la ricerca ha sottolineato una capacità di riduzione dell’angiogenesi, da parte dei nuovi Xantumoli, dell’80% nell’ambito di test sperimentali.

La birra riduce l'angiogenesi tumorale

“Abbiamo testato i derivati neosintetizzati che sono risultati particolarmente efficaci nell’interferire con funzioni fondamentali della cellula endoteliale, il mattone basilare che costituisce i vasi sanguigni tumorali, quali la proliferazione, l’adesione, la migrazione, l’invasione e la formazione di strutture simil-capillari”, il commento di Albini.
“Si tenga presente – riprende – che il luppolo è utilizzato nella preparazione della birra fin dal VII secolo, non soltanto per le sue qualità rinfrescanti e aromatiche, ma anche per la sua capacità di garantire una più lunga conservazione, caratteristica legata alle sue proprietà antibiotiche”.

Dunque dallo studio – i cui risultati sono stati pubblicati su European Journal of Medicinal Chemistry, rivista scientifica internazionale – emerge che il composto naturale, di per sé in grado di ridurre l’angiogenesi tumorale, è in grado di ridurre il tumore, frenando i meccanismi attraverso cui le cellule tumorali si procurano ossigeno e si propagano nell’organismo. Una sorta di “chemioterapico naturale”, insomma.

L’azione antiossidante dello Xantumolo

Lo Xantumolo possiede anche un’azione antiossidante, anti radicali liberi ed è capace di contrastare le cellule che presentano un alterato equilibrio ossidoriduttivo, come quelle tumorali. Di più: dopo un’analisi dell’attività biologica dei singoli, è emerso che 2 (su 13) dei nuovi derivati dello Xantumolo brevettati riescono a portare avanti un’attività anti-angiogenica maggiore, capace cioè di sviluppare nuovi vasi sanguigni, rispetto al principio naturale base dello XN.

Dunque diventa basilare incrementare una serie di varianti sintetiche caratterizzate da proprietà farmacologiche sempre più spiccate. Proprio in quest’ottica Rossello spiega che “i risultati acquisiti aprono la strada per lo sviluppo futuro su più ampia scala di analoghi sintetici dello Xantumolo, da sperimentare come possibili agenti chemio-preventivi efficaci, alternativi e a costo ridotto”.

Quale sarà il prossimo step? “Occorrerà testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e identificare i principali interruttori molecolari interessati nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione”, conclude Albini.

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