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Informare per difendere: la lotta contro l'AIDS

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Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

Il 1° dicembre si celebra la Giornata Mondiale contro l’Aids (World Aids Day), una ricorrenza di solidarietà e di sensibilizzazione verso coloro che ancora oggi sono affetti da questa grave malattia deficitaria.

Sull’HIV c’è ancora tanta disinformazione: dalle modalità di trasmissione del virus, alle prospettive di vita delle persone con HIV. Se non sei informato o informata sull’argomento, il tuo immaginario potrebbe essere influenzato da pregiudizi purtroppo molto comuni”. Così la Lila - Lega italiana per la lotta contro l’Aids, sul proprio sito. Un messaggio che si rinnoverà anche il prossimo 1 dicembre, data deputata alla commemorazione della lotta mondiale contro l’Aids. A tal proposito, sul sito www.worldaidsday.org, accedendo alla sezione eventi, è possibile conoscere gli appuntamenti, divisi per settore, che si svolgeranno nel proprio Paese.

Giornata Mondiale contro l’Aids: un’infezione mortale

L’HIV è un virus che si trasmette in prevalenza per via sessuale, ecco perché interessa chiunque abbia una vita sessuale attiva. Ma basta rispettare alcune regole per proteggersi. Sottolinea la Lila: “L’infezione da HIV, opportunamente trattata, è oggi considerata un’infezione cronica che lascia spazio a progetti di vita personali, lavorativi e familiari, compreso quello di diventare genitori e di avere figli sani”.

Da quando è partita l’epidemia, negli anni Ottanta, sono morti 35 milioni di donne e uomini. Oggi, a livello mondiale, 36,7 milioni di persone vivono con il virus dell’HIV, di cui circa 19,5 milioni hanno accesso a una terapia antiretrovirale (si tratta di 2,4 milioni in più rispetto al 2015 e di circa 12 milioni in più rispetto al 2010). Certo, i decessi sono crollati se confrontati con il momento di più alta aggressività del virus – 1,9 milioni nel 2005, un milione nel 2016 – ma i contagi, purtroppo, rimangono costanti (pur registrando una leggera tendenza al ribasso).

Giornata Mondiale contro l’Aids: i malati in Italia

In merito all’Italia, attualmente si stimano 130mila persone infette e si registrano 3.600 nuovi casi ogni anno. Ma c’è di più: dopo il Portogallo il nostro paese ha la più elevata incidenza di Aids tra gli stati dell’Europa occidentale. La prevenzione parte dall’educazione. Ne è convinto il presidente nazionale della Lila, Massimo Oldrini, che rimarca “l’importanza dell’educazione sessuale nelle scuole come tema privilegiato”.

In Italia registriamo due nuovi malati di Aids e dieci nuovi sieropositivi al giorno”, fa sapere Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università statale di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi. “Nel 70% dei casi i malati sono uomini, età media 40 anni, incidenza maggiore nella fascia tra i 25-30 anni e negli adulti. Nonostante si sappia ormai che la malattia si trasmette sessualmente, sono i rapporti sessuali il principale mezzo di contagio e in prevalenza eterosessuale”, aggiunge Pregliasco, che sollecita a non abbassare la guardia. “Trent’anni fa l’aspettativa di vita era di sei mesi, oggi di anni. Questo induce a pensare che la malattia si possa curare, ma non si tiene conto di quanto costi farlo: farmaci antivirali in somministrazioni plurime giornaliere, effetti collaterali importanti, riduzione delle difese immunitarie, un monitoraggio costante”.

Migliorare le aspettative delle persone con HIV in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids

Gli esiti di un nuovo sondaggio europeo su larga scala – condotto su 3245 adulti – attestano che le aspirazioni e le speranze di coloro che convivono con l’HIV sembrano essere ancora inferiori rispetto a quelle della popolazione generale. Per merito dei tangibili progressi ottenuti sia nel trattamento sia nella gestione dell’infezione, tante persone che vivono con la malattia hanno adesso un’aspettativa di vita analoga a quella delle persone sane. L’HIV rappresenta un ostacolo ai rapporti sessuali, in prevalenza (87%) a causa del terrore di trasmettere il virus.

L’importanza dell’informazione è un passaggio cruciale sottolineato anche durante la Conferenza Stato-Regioni sul piano nazionale di interventi contro l’Aids e HIV per il 2017/2019 che, per contrastare lo stigma, intende attuare una campagna di:

  • prevenzione nelle scuole;
  • facilitazione di accesso ai Test;
  • definizione di modelli per ridurre le infezioni;
  • educazione sessuale.

Un’altra importante iniziativa, ambita da Unaids – il programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, è quella soprannominata 90-90-90, ovvero diagnosticare il 90% delle infezioni di Hiv; di questa percentuale riuscire a mettere in trattamento il 90% e di quest’ultima abbattere la carica virale al 90%. Così facendo, l’infezione potrebbe considerarsi debellata (nella più lungimirante delle ipotesi) entro il 2030.

Dunque, per migliorare le aspettative delle persone con HIV e permettere loro di vivere una vita il più possibile appagante, è basilare una maggiore comprensione della realtà medico-scientifica dell’infezione. Spiega il dottor Giovanni Guaraldi, professore di malattie infettive presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. “Le persone con HIV devono avere le stesse aspettative di quelle senza il virus: come medici, dobbiamo lavorare non solo in modo multidisciplinare, al fine di personalizzare il trattamento ed educare il paziente a prendersi cura di sé stesso, ma anche in maniera multidimensionale, cogliendo le aspettative e le paure delle persone e le loro risorse”.

Per approfondire guarda anche: “AIDS”

Leggi anche:
L'AIDS è la sindrome provocata dal virus HIV e comporta un drastico abbassamento delle difese immunitarie nell'individuo infettato.
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