Che cos’è l'AIDS

L'AIDS (Acquired Immune Deficiency Sindrome) o "Sindrome da immunodeficienza acquisita" è una malattia provocata dal Virus HIV (Human Immunodeficiency Virus: virus dell'immunodeficienza umana) che comporta un progressivo e drastico abbassamento delle difese immunitarie e quindi la difficoltà a contrastare l'insorgenza di infezioni causate da virus, batteri o funghi (malattie opportunistiche).

L’HIV appartiene a un gruppo di virus chiamati retrovirus, e tra questi al sottogruppo dei lentivirus, così chiamati perché sono caratterizzati da tempi lunghi tra il contagio e la manifestazione della malattia. L'HIV attacca e distrugge i linfociti CD4, un particolare tipo di globuli bianchi responsabili della risposta immunitaria dell'organismo.

A differenza di altri virus, il corpo umano non è in grado di eliminare il virus HIV. Ciò significa che, una volta avvenuto il contagio, l’organismo manterrà in sé il virus per tutta la vita.

Differenza tra HIV e AIDS

Una persona si dice sieropositiva all’HIV se è stata contagiata dal virus HIV ma non sono ancora comparse infezioni secondarie. Pur essendo sieropositiva, la persona contagiata può vivere per anni senza alcun sintomo: per questo è fondamentale – in caso di rischio – sottoporsi all’esame del sangue per verificare se sono presenti anticorpi anti-HIV.

L'AIDS, invece, è la situazione in cui si presentano infezioni opportunistiche secondarie all’infezione da HIV. È lo stadio finale dell’infezione da HIV e si presenta quando le difese immunitarie sono talmente indebolite dal virus HIV da non riuscire più a proteggere l’organismo neanche da microorganismi altrimenti innocui.

Quando è stato scoperto il virus dell'HIV?

Pare che il virus sia comparso alla fine degli anni ’50, come mutazione di un virus presente nelle scimmie. Inizialmente aveva colpito pochi individui, per cui le prime fasi dell’epidemia sono passate inosservate. La diffusione del virus è diventata sostanziale negli anni ’70 ma, a causa del lungo periodo di incubazione, la gravità della malattia AIDS si è evidenziata solo negli anni ’80.

Il virus HIV venne isolato per la prima volta nel 1983. Da allora è stato individuato in oltre 200 Paesi e si sta diffondendo rapidamente in tutto il Mondo, soprattutto nelle zone in via di sviluppo.

Epidemiologia

Si stima che nel Mondo ci siano più di 35 milioni di persone contagiate; ogni giorno vengono diagnosticate circa 5000 nuove infezioni da Hiv e in Italia, solo nel 2018, sono state riportate 2.847 nuove diagnosi di infezione da HIV e 661 nuovi casi di AIDS.

Come si trasmette il virus HIV

Il virus dell'HIV è presente nei seguenti liquidi biologici della persona infetta:

  • Sangue
  • Sperma
  • Liquido pre-eiaculatorio
  • Secrezioni vaginali
  • Latte materno

Pertanto, le vie di trasmissione del virus HIV sono raggruppabili in:

  • Trasmissione sessuale
  • Trasmissione attraverso il sangue
  • Trasmissione verticale e perinatale

Trasmissione sessuale del virus HIV

La trasmissione sessuale è la modalità di trasmissione del virus HIV più diffusa al mondo. Avviene tramite contatto diretto tra liquidi biologici infetti (secrezioni vaginali, liquido precoitale, sperma, sangue) e mucose anche integre, durante i rapporti sessuali (vaginali, anali, orogenitali). Per questo motivo i rapporti sessuali – sia eterosessuali che omosessuali – non protetti dal profilattico possono essere causa di trasmissione dell’infezione.

Eventuali ulcerazioni dei genitali aumentano il rischio di contagio. È per questo che i rapporti anali sono particolarmente a rischio: la mucosa anale è molto fragile e in tale pratica si possono creare delle microlesioni che facilitano il passaggio del virus.

Trasmissione del virus HIV attraverso il sangue

Fortunatamente, il miglioramento delle metodiche in linea con le conoscenze scientifiche ha ridotto drasticamente il rischio di contagio attraverso le terapie emotrasfusionali e i trapianti di organo. Restano, invece, rischiosi il contatto diretto tra ferite cutanee sanguinanti, schizzi di sangue o di altri liquidi biologici sulle membrane/mucose (come gli occhi) e l’utilizzo di strumenti medico/chirurgici non sterili. In particolare, la principale modalità di contagio nella popolazione che fa uso di droga per via endovenosa è legata allo scambio di siringhe infette.

Trasmissione verticale e perinatale del virus HIV

La trasmissione verticale è la trasmissione del virus da madre a figlio. Può avvenire durante la gravidanza, il parto o l’allattamento al seno. È possibile ridurre questo rischio somministrando la terapia antiretrovirale alla madre durante la gravidanza e al neonato nelle prime settimane di vita.

Tutti i bambini nascono con gli anticorpi materni. Per questa ragione, il test HIV effettuato sul sangue del neonato di una donna sieropositiva risulta sempre positivo. È importante, quindi, che il bambino venga sottoposto a controlli in strutture specializzate per almeno i primi due anni di vita, al fine di verificare se è portatore del virus o solo degli anticorpi materni.

Come si manifesta? I sintomi dell'infezione HIV

L’AIDS non ha una propria specifica manifestazione, ma si rivela attraverso i segni e i sintomi delle malattie opportunistiche provocate dall’indebolimento del sistema immunitario. La persona contagiata dal virus HIV inizialmente non ha segni né sintomi. Tipicamente, dopo qualche mese dal contagio (ma a volte anche dopo parecchi anni) compaiono i primi segnali della malattia:

  • febbre
  • stanchezza
  • ingrossamento dei linfonodi

Questi segnali, però, per le loro caratteristiche e per la durata inizialmente limitata possono essere scambiati per una normale influenza. Tuttavia, durante questo periodo la persona è molto contagiosa, perché il virus HIV – non ancora controllato dalle terapie – è presente in grandi quantità nei fluidi genitali e nel sangue.

Con l’avanzare dell’infezione, il virus HIV indebolisce gravemente il sistema immunitario e la persona contagiata può avere i seguenti segni e sintomi:

  • rapida perdita di peso
  • febbre ricorrente
  • sudorazione notturna profusa
  • stanchezza estrema e inspiegabile
  • ingrossamento dei linfonodi
  • diarrea prolungata
  • ulcerazione delle mucose (bocca, ano o genitali)
  • polmonite
  • macchie marroni o rossastre sulla pelle e sulle mucose
  • disturbi neurologici, come perdita di memoria e depressione

Si tratta di segni e sintomi correlabili anche a molte altre patologie: l'unico modo per scoprire se si è stati contagiati dal virus HIV è quello di fare il test.

Diagnosi dell'infezione HIV

Per sapere se si è stati contagiati dal virus HIV è sufficiente un prelievo di sangue. L’infezione da HIV viene rilevata con test di primo livello (ad esempio, il test ELISA per la ricerca di anticorpi anti-HIV), che in caso di positività vengono confermati definitivamente con test di secondo livello (ad esempio il test Western Blot).

Il test di primo livello deve essere eseguito dopo 3 mesi dall’evento a rischio. Tale lasso di tempo (“periodo finestra”) è necessario all'organismo per sviluppare gli anticorpi specifici contro l’HIV.

Diritto alla riservatezza in Italia

In alcuni Centri è possibile mantenere l’anonimato (non viene richiesto alcun documento); in altri, invece, il test è strettamente confidenziale (la persona fornisce i propri dati solo all’operatore che effettua il test, il quale li tratta in modo riservato). L’eventuale raccolta di dati anagrafici ha il solo fine di garantire che il risultato possa essere consegnato solo al diretto interessato.

La legislazione italiana sancisce che, di fronte a persone infette da HIV, gli operatori sanitari “sono tenuti a prestare la necessaria assistenza, adottando tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita”. Nelle strutture pubbliche il test è gratuito, sia per i cittadini italiani sia per le persone straniere, anche se prive del permesso di soggiorno.

Cura e terapie per le infezioni da HIV

Le terapie contro il virus HIV si basano sui farmaci antiretrovirali (che combattono, appunto, il retrovirus HIV). Negli ultimi anni, i progressi della ricerca scientifica hanno reso possibile allungare molto la vita delle persone contagiate, riducendo significativamente i sintomi della malattia.

Prevenzione dell'infezione da HIV

Per ridurre e prevenire il rischio di contrarre l'infezione da HIV è necessario:

  • utilizzare in maniera corretta il preservativo, fin dall'inizio del rapporto. Il profilattico costituisce il metodo più efficace per prevenire l'infezione mentre la pillola, la spirale e il diaframma sono metodi utili a prevenire gravidanze indesiderate, ma non hanno nessuna efficacia contro l’HIV e altre infezioni sessualmente trasmesse.
  • Non utilizzare siringhe o altri oggetti taglienti in comune con altre persone. Bisogna usare siringhe e aghi sterili e monouso.
  • Intraprendere una terapia antiretrovirale in caso di rapporti sessuali non protetti con una persona con HIV in terapia antiretrovirale efficace (con carica virale nel sangue non rilevabile da almeno sei mesi).
  • Assumere una combinazione di farmaci attivi contro HIV prima dei rapporti sessuali. Correttamente assunta da persone sieronegative a rischio di infezione, la profilassi pre-esposizione (PrEP) si è dimostrata efficace nel prevenire l’acquisizione dell’infezione da Hiv.
  • Utilizzare farmaci antiretrovirali subito dopo un evento a rischio per la trasmissione di HIV (profilassi post esposizione PEP).
  • In caso di gravidanza e sieropositività, assumere correttamente la terapia antiretrovirale.

Cosa sapere sul virus HIV

  • Non sopravvive a lungo fuori dal corpo umano.
  • Non si trasmette frequentando bagni pubblici, palestre, piscine, saune, ristoranti né mezzi pubblici di trasporto.
  • Non si trasmette attraverso la condivisione di posate, bicchieri, asciugamani o lenzuola.
  • Non si trasmette attraverso strette di mano, abbracci, baci, tosse o starnuti.
  • Non si trasmette attraverso punture accidentali con siringhe abbandonate per strada, in quanto, fuori dal corpo umano ed esposto alle normali condizioni ambientali, il virus perde rapidamente la capacità infettante.
  • Non può essere trasmesso da animali o punture di insetto.
  • L’uso corretto del profilattico può annullare il rischio di infezione durante ogni tipo di rapporto sessuale.
  • La saliva, l’urina, le feci, le lacrime, il sudore, il vomito e il muco nasale NON contengono il virus HIV.
  • La persona sieropositiva – anche se sta assumendo terapie antiretrovirali – può trasmettere la malattia con comportamenti a rischio.
  • La pelle integra è una barriera che non lascia passare il virus HIV. Invece, le mucose e le membrane (come gli occhi) permettono la penetrazione del virus nell’organismo anche se integre.
  • I metodi anticoncezionali diversi dal preservativo NON proteggono dal contagio (coito interrotto, pillola anticoncezionale, diaframma, anello vaginale, spirale).
  • Le lavande vaginali dopo un rapporto sessuale NON eliminano la possibilità di contagio.
  • Il petting è a rischio di contagio nei casi in cui le mucose vengono in contatto con liquidi biologici infetti.
  • Agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing vanno effettuati usando aghi monouso e sterili.
  • I rapporti sessuali non protetti favoriscono la trasmissione non solo dell’HIV: esistono, infatti, oltre 30 infezioni sessualmente trasmissibili (IST).
  • Se entrambi i partner sono sieropositivi, è comunque utile proteggere tutti i rapporti sessuali con il profilattico, perché c’è il rischio di infezione da ceppi virali differenti, oltre al rischio di trasmissione di altre infezioni sessualmente trasmesse.