Roma, 22 gen. (AdnKronos Salute) - Basta un breve test su Internet per acquistare un kit che promette di raddrizzare i denti, 'saltando' i costi, ma anche la sicurezza, legati alla valutazione, la diagnosi e i controlli del dentista specializzato in ortodonzia. Qualche foto e un'impronta fatta in casa, seguendo le istruzioni, e l'apparecchio su 'misura' (in genere una serie di mascherine trasparenti per le diverse tappe della 'cura') arriva a domicilio. E' la novità, non senza rischi per la salute, che si è rapidamente diffusa negli Stati Uniti nell'ultimo anno e che comincia a prendere piede anche in Europa e nel nostro Paese.
Un fenomeno che preoccupa molto gli specialisti per i danni che rischia di creare non solo ai denti ma all'intero organismo. Sul tema si confronteranno alcuni tra i massimi esperti del settore, sabato 27 gennaio, nel corso dell'incontro "Terapia ortodontica senza diagnosi: il paziente verso l'autoterapia", in programma al università Cattolica Policlinico Gemelli di Roma. "L'allineamento dei denti - spiega all'Adnkronos Salute Raoul D'Alessio, presidente del Sindacato unitario specialità ortognatodonzia (Suso) di Roma, ideatore dell'incontro - non può essere trattato come un mero 'aggiustamento estetico' che prescinde da una valutazione generale del paziente. Non a caso l'ortodonzia, per la sua necessità di tenere conto dell'organismo nel suo insieme, è considerata la branca odontoiatrica più 'medica'". Un intervento estetico 'fai-da-te' può provocare, infatti, diversi tipo di danni o complicazioni, "sia a livello gengivale, sia a livello dell'articolazione. Questo può voler dire problemi di masticazione e quindi di digestione. Oppure posturali. Con sintomi tra i più diversi: mal di testa o dolori neuro-muscolo-scheletrici vari".
Quella a cui stiamo assistendo, con la diffusione dei kit su Internet, spiega ancora D'Alessio "è un'offensiva commerciale che apre una strada di 'autocura' problematica. La medicina, prima ancora che sulla terapia, è infatti basata sulla diagnosi, che richiede un'insieme di capacità di analisi e di sintesi legate, ovviamente, all'opera di un professionista preparato sia sul piano tecnico sia sul piano deontologico". Ridurre i costi con il 'fai-da- te' rappresenta, quindi, "un risparmio solo apparente" perché si rischia di dovere sostenere alti costi di assistenza per riparare ai danni prodotti. "Tutto questo va fermato - conclude D'Alessio - nell'interesse del paziente e nel rispetto di una disciplina che ha una grande tradizione di ricerca, di studio e di analisi mirata alla risoluzione reale, e quindi etica, dei problemi di salute dell'assistito" .
All'incontro in programma sabato a Roma, introdotto da Massimo Cordaro, direttore di Istituto e struttura complessa Policlinico Gemelli, parteciperanno, oltre a Raoul D'Alessio, Ersilia Barbato, coordinatrice nazionale delle Scuole di specialità di ortodonzia, Giuseppe Renzo, presidente nazionale Cao-Fnomceo, e Antonella Polimeni, direttore Scuola di Odontoiatria pediatrica alla Sapienza e presidente Siocmf. E ancora Paola Cozza, università Tor Vergata e past president Sido, Pietro Di Michele, presidente nazionale Suso, Giuseppe Fiorentino, presidente nazionale Sido, Cristina Grippaudo, università Cattolica Roma, Alberto Laino, Università Federico II di Napoli e Past presidente Siof e Cesare Luzi, presidente nazionale Asio.
"L'obiettivo di una specialità e di un sindacato medico attenti – spiega Cordaro – sta nell'intercettare i bisogni della popolazione, ma anche nel suggerire giuste filosofie nel rispetto delle richieste del paziente consapevole a cui dare risposte in scienza e coscienza. Dinanzi ad una trasformazione radicale della professione ortodontica occorre prestare attenzione alle mutazioni della professione, alla tutela della disciplina e ai bisogni della gente". Sull'evolversi della professione Cordaro ritiene assolutamente necessaria una riflessione profonda. "Non si possono far passare come 'normali' frasi pubblicitarie che riportano terapie ortodontiche miracolose, invisibili, veloci e al costo di pochi euro". Che fare allora? La parola chiave è informazione. "Solo con una corretta informazione, offerta da chi ha titolo per farlo, si può far crescere la coscienza del paziente e, allo stesso tempo, tutelarlo".
Particolarmente opportuno un confronto con la società civile per spiegare i rischi cui si va incontro con autoterapia e scelte inconsapevoli. "È arrivato il tempo di un cambio di passo. Parliamo direttamente alla gente – dice – perché esiste ormai un 'pericolo ortodonzia'. Occorre individuare la strada da percorrere, decidendo 'cosa fare' per la salute orale e l'integrità dei pazienti in una società in cui vige la legge del consumo".