Lucca, 2 ott. (AdnKronos Salute) - Indagate 15 persone per corruzione nell'ambito di un'inchiesta sull'impianto di protesi ortopediche in una clinica privata lucchese convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. Le indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e coordinate dalla procura della Repubblica di Lucca, hanno portato alla luce un sistema truffaldino per aggirare i limiti di spesa imposti dalla Regione Toscana.
I militari della Gdf hanno notificati gli avvisi di conclusione indagini, emessi dalla procura, nei confronti di 15 persone fisiche e 4 persone giuridiche, tra cui 7 medici chirurghi operanti nel Lazio, i responsabili della società romagnola che si occupa della commercializzazione in Italia delle protesi ortopediche a marchio francese 'Ceraver' e il rappresentante legale della società che, in virtù di un contratto di affitto, gestisce la clinica 'M.D. Barbantini' di Lucca. E' stato contestato il reato di corruzione per l'esercizio della funzione in violazione dell'articolo 318 del codice penale. 
Dopo l'esecuzione, nel settembre 2017, di decine di perquisizioni da parte delle Fiamme gialle di Lucca tra la Toscana e il Lazio, in coordinamento con contestuali attività investigative eseguite dalla Gdf di Milano sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Monza per un parallelo filone investigativo, sono state esaminate la documentazione sanitaria e commerciale e le comunicazioni informatiche intercorse tra gli indagati circa gli interventi chirurgici posti a carico del Ssn per l'impianto di centinaia di protesi ortopediche nella clinica lucchese.
L'inchiesta della procura lucchese ha accertato che la società romagnola, tramite il suo responsabile commerciale, con l'ausilio di collaboratori e con l'approvazione dei vertici aziendali, in cambio dell'utilizzo esclusivo di protesi prodotte dalla multinazionale francese Ceraver, riferisce una nota della Gdf, "induceva i medici ortopedici operanti nel Lazio ad eseguire interventi chirurgici, nei confronti di loro pazienti laziali, presso la clinica lucchese". Trattandosi di interventi ad alta complessità ed essendo eseguiti su pazienti di provenienza extra-regionale, potevano gravare sul bilancio della Regione Toscana senza alcuna limitazione poiché, in tal caso, non trovavano applicazione i limiti di spesa invece previsti per gli interventi relativi a pazienti toscani.
Il responsabile commerciale della società che si occupava della commercializzazione in Italia delle protesi, "avallato dai vertici aziendali, alla luce dei suoi rapporti con la clinica lucchese", sarebbe riuscito così "a incrementare il fatturato societario e i compensi personali, anche sotto forma di provvigioni erogate dalla casa di cura per ogni protesi acquistata".
Allo stesso tempo, i medici dell'area "laziale vedevano moltiplicarsi le opportunità di lavoro e di guadagno, riuscendo così anche a ottenere dalla clinica compensi mediamente più elevati, per ogni intervento, rispetto a quelli riconosciuti per analoghi interventi nei confronti di pazienti toscani".
Agli stessi medici, oltre ai compensi ottenuti dalla clinica, venivano poi offerti sistematicamente dalla Ceraver una serie di servizi e benefit (a seconda dei casi viaggi, personal computer e rimborsi spese per convegni), alcuni dei quali proprio in corrispondenza dell'effettuazione degli interventi chirurgici (spostamenti, vitto e alloggio). Grazie a tale 'fidelizzazione', spiegano gli investigatori, i medici ortopedici coinvolti, in occasione degli interventi chirurgici, si impegnavano a impiantare esclusivamente protesi della multinazionale.
Questo meccanismo ha consentito anche alla casa di cura "di trarre rilevanti vantaggi economici, potendo essa erogare prestazioni sanitarie, puntualmente rimborsate dall'Erario, anche a favore di pazienti extra-regionali". Ai vari soggetti che hanno beneficiato del sistema corruttivo portato alla luce dalla Gdf sono stati contestati vantaggi economici, ottenuti a vario titolo, per circa 1,5 milioni di euro.