Search

I medici più attivi

Ultimi articoli

06/09/2016

Un gruppo di proteine può rallentare la SLA

un gruppo di proteine puo rallentare la sla
GoSalute
Scritto da:
GoSalute

Individuato un complesso di proteine che può essere in grado di rallentare il decorso della Sclerosi Laterale Amiotrofica. La scoperta è stata effettuata dal gruppo di studio coordinato dalla professoressa Serena Carra, del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e i risultati sono stati pubblicati sulle riviste mediche internazionali Molecular Cell e Human Molecular Geneticis.
Protagonista della ricerca, quindi, è il complesso proteico HSPB8-BAG3- HSP70 che contribuisce a rallentare il decorso di patologie come la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Le sperimentazioni sono state effettuate su modelli cellulari e su modelli animali di Drosophila Melanogaster - il moscerino della frutta - e costituiscono un promettente punto di partenza per ipotizzare una terapia sull’uomo.

Come agisce il complesso proteico

La SLA è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose cerebrali e quelle del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Come altre malattie neurodegenerative, può essere causata dall’accumulo nelle cellule di complessi RNA-proteine anomali che alterano le normali attività cellulari e determinano col tempo un deficit della funzionalità del sistema nervoso centrale
Il complesso proteico individuato dal gruppo della prof.ssa Serena Carra è in grado, quindi, di favorire il mantenimento della corretta funzionalità e vitalità cellulare; la regolazione di queste proteine potrebbe contribuire a rallentare il decorso di patologie come la Sclerosi Laterale Amiotrofica, caratterizzate dall’accumulo di aggregati di proteine-RNA.

Una speranza grazie all'Ice Bucket Challenge

Fondamentale per la ricerca sono stati i finanziamenti raccolti da AISLA - Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica - grazie all’Ice Bucket Challenge nel 2014. Due anni fa, AISLA, infatti, ha ricevuto 2,4 milioni di euro di donazioni. Di questi 1,4 milioni sono stati devoluti ad AriSLA, Fondazione Italiana di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica, che, grazie a questa cifra, ha potuto finanziare 15 progetti di ricerca, tra cui quello della dottoressa Carra.
Per quanto riguarda i fondi restanti, 700mila euro sono andati al sostegno dell’assistenza delle persone con SLA e 300mila euro alla realizzazione della prima BioBanca Nazionale dedicata alla ricerca sulla SLA.

Il commento del presidente di AriSLA

“Questi importanti risultati scientifici – ha sottolineato il Presidente di AriSLA, Alberto Fontana – sono frutto di un gioco di squadra che da tempo sosteniamo: il lavoro dei ricercatori italiani, che rappresentano una vera eccellenza del nostro Paese, unito al supporto di chi investe nella ricerca. Le risorse, infatti, con cui abbiamo potuto finanziare uno degli studi coinvolti sono state raccolte grazie alla campagna dell’Ice Bucket Challenge, le secchiate di acqua fredda, che hanno coinvolto milioni di italiani nell’estate 2014 scatenando un’ondata di solidarietà, di cui AISLA Onlus è stata in Italia promotrice e destinataria, e che ha prodotto un risultato straordinario. È fondamentale non fermare questa onda perché, come dimostrano queste ultime scoperte, ogni donazione contribuisce fattivamente alla ricerca con ricadute concrete per i pazienti”.

Per approfondire guarda anche: “La diffusione della SLA in Italia e i meccanismi della malattia“

Leggi anche:
La Sclerosi Laterale Amiotrofica o SLA è una grave malattia neurodegenerativa che provoca la perdita del controllo dei muscoli volontari.
TAG: Neurologia | Ricerca | Malattie neurologiche
GoSalute
Scritto da:
GoSalute