30/09/2016

Tumori: in Italia aumentano i casi tra le donne

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Tumori in aumento fra le donne e in diminuzione fra gli uomini. Questo, in estrema sintesi, il dato emerso dalla 6a edizione del censimento ufficiale promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), raccolto nel volume I numeri del cancro in Italia 2016, presentato il 27 settembre scorso, a Roma, all’Auditorium del Ministero della Salute.
 

I numeri del censimento

Nel 2016, le donne italiane colpite dal cancro sono state 176.200, mentre erano 168.900 un anno prima: 50.000 i nuovi casi di tumore al seno, 2.000 in più rispetto al 2015.
Negli uomini, invece, c’è stato un calo del 2,5% nelle nuove diagnosi di cancro (189.600 contro i 194.400 nel 2015). Questo perché - come si legge nella nota stampa dell’AIOM - “i big killer iniziano a fare meno paura, in particolare le neoplasie del polmone, prostata, colon-retto e stomaco”.
 

Il commento del presidente AIOM

Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, ha spiegato che “ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi. Si tratta di un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi ma anche di qualità di vita. Oggi le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti”.
 

Le parole del Ministro Lorenzin

Nella prefazione del censimento si legge anche l’intervento del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Quello che veniva un tempo considerato un male incurabile è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o, comunque, con cui si può convivere: sta diventando infatti sempre più una malattia cronica, come altre, che consente alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente".

"Negli ultimi decenni - continua la Lorenzin - si è registrato un costante incremento della prevalenza di pazienti con storia di cancro in Italia: erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, sono aumentati sino a oltre tre milioni nel 2016. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti che guariscono o possono convivere a lungo con la malattia e che rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. L’utilizzo di questo volume potrà rendere più facile ed incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi”.
 

Le differenze tra Nord e Sud

Dai dati emerge ancora una differenza nel numero dei nuovi casi fra Nord e Sud. La presidente di AIRTUM, la prof.ssa Lucia Mangone, ha spiegato, infatti, che “da un lato al Meridione persistono fattori protettivi che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune neoplasie. Dall’altro, la minore attivazione degli screening programmati al Sud spiega i valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori a quelli registrati al Nord”.
 

Incidenza di tumori e mortalità in Italia

I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) indicano per il 2013 (ultimo anno disponibile) 176.217 (98.833 fra gli uomini e 77.384 fra le donne) decessi attribuibili a tumore, 1.000 in meno rispetto al 2012, tra gli oltre 600.000 decessi verificatisi in quell’anno.
I tumori sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Nel sesso maschile, tumori e malattie cardio-circolatorie causano approssimativamente lo stesso numero di decessi (34%) mentre nel sesso femminile il peso delle malattie cardio-circolatorie è più rilevante rispetto ai tumori (40% vs 25%). Si può affermare che, mediamente, ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di un tumore.

I dati riguardanti le aree coperte dai Registri Tumori indicano come prima causa di morte oncologica nella popolazione il tumore del polmone (19%), che risulta essere anche la prima causa di morte fra gli uomini (26%), mentre fra le donne è il tumore della mammella la causa più frequente (17%), seguiti dai tumori del colon-retto (10% tra gli uomini e 12% tra le donne) e dal tumore della prostata tra gli uomini (8%) e il tumore del polmone tra le donne (11%).

Il carcinoma del polmone risulta la prima causa di morte oncologica anche in tutte le fasce di età negli uomini, rappresentando il 14% dei decessi tra i giovani (0-49 anni), il 30% tra gli adulti (50-69 anni) e il 26% tra gli ultrasettantenni. Il tumore della mammella rappresenta la prima causa di morte oncologica per le donne in tutte le fasce di età rappresentando il 29% dei decessi tra le giovani (0-49 anni), il 21% tra le adulte (50-69 anni) e il 16% tra le over 70.
 

Per approfondire guarda anche: “Il tumore al seno“
 

La prevalenza dei tumori in Italia

La prevalenza dei tumori indica il numero di persone viventi dopo una diagnosi di neoplasia. Il numero di queste persone dipende sia dalla frequenza della malattia (incidenza) che dalla prognosi (sopravvivenza). Più alta è l’incidenza, legata anche all’invecchiamento della popolazione, più elevata sarà la prevalenza dei tumori.
Inoltre, migliore è la sopravvivenza (quindi l’assistenza), più alto sarà il numero di persone viventi dopo una diagnosi tumorale.

Nel 2015, le persone vive in Italia dopo una diagnosi di tumore erano 3.036.741 (il 4,9% della popolazione italiana), il 46% maschi e il 54% femmine. Oltre un terzo (35%) erano persone di 75 anni e oltre; ancor di più (39%) quelli tra 60 e 74 anni di età.
Tra le donne, sono state 692.955 le pazienti prevalenti nel 2015 con carcinoma della mammella, seguito dal colon-retto (201.617 prevalenti), dalla tiroide (124.850) e dal corpo dell’utero (109.981). Tra gli uomini, quasi 400 mila (398.708) erano i prevalenti dopo una diagnosi di tumore della prostata; 225.459 dopo una diagnosi di tumore del colon retto e 204.158 dopo diagnosi di cancro della vescica.

Ora, ipotizzando che gli andamenti lineari della prevalenza osservati negli ultimi 15 anni, pari a circa il 3% l’anno, si mantengano nel breve periodo, la proiezione al 2016 del numero di persone che vivono in Italia dopo una diagnosi tumorale è di oltre 3,1 milioni (3.136.709), 1,4 milioni i maschi e 1,7 milioni le femmine. Poco più di mezzo milione di persone hanno avuto una diagnosi di tumore da meno di 2 anni; oltre 600.000 tra 2 e 5 anni e quasi 2 milioni (quasi 2/3 del totale) da più di 5 anni.
In termini di proporzioni, nel 2016, con le stesse assunzioni usate per le proiezioni dei numeri assoluti, si stima che il 5,0% (un cittadino su venti) dell’intera popolazione italiana siano persone vive dopo una diagnosi di tumore (4,7% maschi e 5,3% femmine).

Nel corso degli anni, è cambiata la distribuzione dei prevalenti in base al tipo di tumore. Per esempio, le persone viventi dopo diagnosi di tumore della tiroide rappresentavano nel 2015 il quarto gruppo più frequente (il terzo nelle donne), rispetto al nono gruppo nel 2006. Gli uomini vivi dopo diagnosi di tumore della prostata erano nel 2015 il 29% (21% nel 2006 e 9% negli anni Novanta). In sintesi, i dati dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori indicano un costante aumento del numero degli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore, circa il 3% l’anno. Il numero di prevalenti che era di 2 milioni e 244 mila nel 2006 è aumentato sino a oltre tre milioni nel 2016.
 

La sopravvivenza in Italia

La sopravvivenza è il principale outcome in campo oncologico e permette, attraverso la misura del tempo dalla diagnosi, di valutare l’efficacia del sistema sanitario nel suo complesso nei confronti della patologia tumorale.
La sopravvivenza è condizionata da due aspetti: la fase nella quale viene diagnosticata la malattia e l'efficacia delle terapie intraprese. Sulla sopravvivenza influiscono, quindi, sia gli interventi di prevenzione secondaria sia la disponibilità e l'accesso a terapie efficaci.  

Il tipo di sopravvivenza utilizzata per valutare la sopravvivenza oncologica è la cosiddetta sopravvivenza netta, non imputabile ad altre cause diverse dal cancro. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è un indicatore ampiamente entrato nell’uso comune, sebbene non rappresenti un valore soglia per la guarigione. Questa, infatti, può essere raggiunta in tempi diversi (minori o maggiori dei 5 anni) a seconda della tipologia di tumore, del sesso e dell’età alla quale è stata fatta la diagnosi (Airtum WG 2014).
Per tutti i tumori (esclusi i carcinomi della cute) il 55% degli uomini e il 63% delle donne non moriranno a causa del tumore nei cinque anni successivi alla diagnosi. La sopravvivenza è migliorata nel corso degli anni e, migliora, man mano che ci si allontana dal momento della diagnosi.

Oggi le due neoplasie più frequenti, il tumore della prostata negli uomini e quello della mammella nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate per i tumori diagnosticati in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti.
La valutazione della sopravvivenza per un’ampia sede di tumori in Italia mostra come questa sia generalmente allineata con la media europea e per molte sedi tumorali superiore a questa. Anche il confronto con i paesi del nord Europa, dove solitamente si documentano i valori più elevati di sopravvivenza oncologica offre informazioni incoraggianti rispetto all’efficacia globale nel nostro sistema sanitario nelle sue componenti preventive, diagnostiche e terapeutiche.
 

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Che il caffè, preso con moderazione, facesse bene alla salute si sapeva. Che avesse effetti benefici nel contrastare il cancro al colon-retto è una novità.
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