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16/03/2015

Vino rosso alleato della nostra salute: nelle persone in sovrappeso potrebbe aiutare a bruciare grasso corporeo e proteggere il fegato

Health & News
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Bere vino rosso con moderazione potrebbe migliorare la salute delle persone in sovrappeso, aiutandole a bruciare meglio i grassi. A dirlo è uno studio compiuto dall’Università dell’Oregon, secondo il quale mangiare gli acini o bere il succo di uva rossa potrebbe aiutare nella gestione dell’obesità e dei relativi disturbi metabolici, soprattutto se si parla di fegato grasso o steatosi epatica.

Gli studiosi in questione hanno cominciato a trattare cellule di fegato e di grasso umano, coltivate in laboratorio, con estratti di quattro sostanze chimiche presenti nell’uva della varietà “Muscadine”, tipica del Sud-est degli Stati Uniti. Ebbene proprio uno di questi composti chimici - l’acido ellagico, un antiossidante che si trova in molta frutta e verdura - ha dimostrato di poter rallentare la crescita delle cellule adipose. Esso impedisce la formazione di nuove cellule del grasso e potenzia il metabolismo degli acidi grassi nelle cellule epatiche.

E’ noto che aumentando la combustione dei grassi, in particolare quelli presenti nel fegato, si dovrebbero avere benefici anche per la funzionalità epatica nelle persone in sovrappeso. Già in uno studio del 2013, lo stesso Neil Shay che ha guidato quest’ultimo lavoro, aveva inserito un quantitativo di estratti di vino Pinot nero, nelle diete di alcuni topi in sovrappeso. Nello specifico, una parte di topi era stata alimentata con una dieta contenente il 10% di grassi, mentre un’altra parte seguiva una dieta con il 60%di grassi, una dieta che - ovviamente - in un Organismo umano, avrebbe portato ad un accumulo di peso. Ad alcuni di questi topi furono somministrati regolarmente estratti di uva in dosi alimentari ridotte, ma equivalenti ad una tazza e mezzo di succo d’uva al giorno per un essere umano. Dopo dieci settimane i topi alimentati con alto contenuto di grassi presentavano fegato ingrossato e sintomi di diabete ma quelli tra loro a cui erano stati somministrati gli estratti d’uva, avevano accumulato meno grassi nel fegato e livelli più bassi di zucchero nel Sangue rispetto a tutti gli altri. Analizzando i tessuti dei topi grassi che avevano assunto gli estratti di uva, i ricercatori hanno notato un’attività più elevata di due proteine, PPAR-alfa e PPAR-gamma, che presiedono al Metabolismo di grassi e zuccheri.

L’ipotesi fatta è che l’acido ellagico si leghi ai recettori ormonali nucleari di queste proteine e così facendo sollecita la produzione di geni che innescano il metabolismo dei grassi alimentari e del glucosio.

Insomma agisce come i farmaci prescritti per abbassare trigliceridi e glicemia. Certo l’obiettivo non è quello di sostituire i farmaci, che restano necessari, ma di aiutare le persone nella scelta di alimenti ampiamente disponibili che hanno particolari benefici per la salute, tra cui l’aumento della funzione metabolica. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul numero di gennaio del Journal of Nutritional Biochemistry.

TAG: Scienza dell'alimentazione | Nutrizione | Obesità | Fegato
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