Uniche e inconfondibili: le albicocche

uniche e inconfondibili le albicocche
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L'albicocco

L’albicocco è un alberello appartenente alla medesima famiglia delle Rosacee, del genere Prunus, della specie Prunus Armeniaca.

La pianta, che allo stato selvatico può anche superare i 12 metri, nelle coltivazioni viene tenuta molto più bassa, intorno ai 3 m, con chioma ad ombrello, tronco e rami sottili ed un po’ contorti.

Le foglie si presentano di forma ellittica con punta acuminata, bordo seghettato e picciolo rosso-violaceo. I fiori sono singoli ma sbocciano a gruppetti situati all’attaccatura delle foglie, nel colore variano dal bianco ad un leggero rosato, molto simili peraltro a quelli del ciliegio, del pruno e del pesco con cui l’albicocco è strettamente imparentato, essendo tutti della famiglia delle rosacee.

Questa pianta, essendo impollinata normalmente dalle api, non necessita di impollinatura manuale: e questa, se ce ne fosse ancor bisogno, è un’ulteriore testimonianza della indispensabilità di questi umili quanto utili insetti.

Le origini dell’albicocco si collocano nella Cina di circa 4000 anni orsono da cui, attraverso l’Asia, si diffuse fino all’Armenia; lì fu anche conosciuto da Alessandro Magno e, successivamente, i Romani, circa 2000 anni fa, lo introdussero in Grecia ed in Italia chiamandone il frutto, l’albicocca, col nome di  'armeniacum' cioè 'mela armena'.

Furono, tuttavia, gli Arabi a diffonderne la coltivazione in tutto il bacino del Mediterraneo, chiamando la pianta Al-barquq, da cui deriva appunto la parola albicocco. Nel tardo latino tale pianta fu anche chiamata Praecox, precoce, da cui probabilmente deriva il termine Percoca.

La coltivazione dell’albicocco, diffusa oggi in moltissime zone distribuite in circa 60 nazioni, avviene in climi caldi o temperati ma sempre relativamente asciutti.

Le eccessive piogge, infatti, espongono la pianta al rischio di funghi, danneggiandone nel contempo i frutti pendenti fino a farli marcire; climaticamente parlando, inoltre, la pianta dell’albicocco non teme il freddo, ma le gelate tardive di primavera arrecano seri danni alla sua precoce fioritura e, quindi, al raccolto.

Qui da noi la maggior produzione, dagl’inizi di maggio a metà luglio, si ha in Campania, cui tengono dietro l’Emilia-Romagna, la Liguria e la Sicilia; le albicocche fresche reperibili sul mercato in dicembre e gennaio sono importate soprattutto dal Cile e dalla Nuova Zelanda.

Le varietà più diffuse, almeno in Italia, sono la Monaco, la Baracca, la reale di Imola, la Luizet, la Pesca di Nancy, la Precoce Cremonini, l’Albicocca di Valleggia; in Campania sono coltivate soprattutto le Preole di piccola pezzatura e le Diavole con pigmentazione rossastra e media pezzatura.

Il frutto

Il frutto, l’albicocca, è una drupa dalle dimensioni che vanno dai 3,5 ai 6 cm, di colore giallo - arancio con lievi sfumature rosse e la buccia leggermente vellutata, la polpa è di colore arancione, il profumo è intenso; il sapore, nel quale si mescolano facendo contrasto lo zuccherino e l’acidulo, è gradevolmente unico e inconfondibile.

Il seme dell’albicocca, come anche quello della pesca, è detto armellina; per il suo retrogusto amaro è usato come essenza in pasticceria in qualità di ingrediente negli amaretti, negli sciroppi, nei liquori o in generale abbinato alle mandorle dolci.

Il suo consumo è dunque limitato ad uso aromatico poiché i semi, le foglie e i fiori dell’albicocco contengono un derivato dell’acido cianidrico che in dosi alte risulterebbe tossico. Sebbene questa sostanza sia presente nelle armelline a dosaggi molto bassi e quindi non pericolosi, esse vanno mangiate con molta parsimonia e comunque è assolutamente sconsigliabile darne da mangiare ai bambini.

E dopo le doverose presentazioni passiamo all'analisi nutrizionale dell'albicocca.

L’albicocca matura è un frutto tipicamente estivo, molto dolce, appetibile, caratterizzato da un elevato indice di sazietà a fronte di un contenuto calorico basso: solo 28 kcal/100g; è bene scegliere pertanto sempre albicocche mature che, essendo molto deperibili, vanno consumate entro pochi giorni dall’acquisto.

Le principali doti nutrizionali di questi frutti sono relativi all’alto contenuto di Potassio, di Carotene e di Licopene. Di essi il Potassio è l’elemento coinvolto in processi fisiologici importantissimi quali la trasmissione degli impulsi nervosi, il controllo della contrattilità muscolare e della pressione arteriosa; il Carotene è la provitamina che il nostro Organismo trasforma in Vitamina A, importantissima per l’integrità della pelle e delle mucose, delle unghie e dei capelli, indispensabile per la sintesi dei pigmenti visivi e quindi per il meccanismo della visione, per rinforzare le ossa, per potenziate le difese immunitarie.

Il Licopene è un pigmento che, seppur imparentato strettamente con i carotenoidi, non è un precursore della Vitamina A: questo nutriente possiede spiccate proprietà antiossidanti in grado di contrastare efficacemente l’azione dei 'radicali liberi' con effetto protettivo nei confronti di alcune forme di tumore, in particolare della prostata nonché del rischio cardio – vascolare.

Betacarotene e Licopene inoltre ostacolano il processo mediante il quale si formano le lipoproteine a bassa densità o Colesterolo LDL, altrimenti detto 'colesterolo cattivo'. Non secondario è, infine, l’azione delle fibre, utili per dimagrire e soprattutto per tenere sotto controllo l’iperglicemia: solo tre albicocche infatti contengono ben tre grammi di Fibra, pari al 12% del fabbisogno giornaliero, a fronte di sole 51 calorie.

I benefici

È una frutta preziosa che aiuta a rendere e/o mantenere le unghie sane e resistenti, i capelli forti e lucenti, la pelle tonica, giovane, della quale peraltro favorisce anche la tintarella estiva, sempre per effetto dei Carotenoide. Grazie al suo contenuto zuccherino inoltre, rappresentato in gran parte da sorbitolo, diventa lassativa se essiccata, mentre invece è astringente quando è fresca.

Importante è, infine, il contenuto delle Vitamina B, C, PP, ed anche di magnesio, fosforo, ferro e calcio. L’insieme di tutti gli elementi precedentemente esposti ne fa un alimento raccomandato ai convalescenti, ai bambini in età di crescita, agli anziani, irrinunciabile per chi è anemico, spossato, depresso, cronicamente stanco, ma sconsigliato a chi soffre di calcoli renali.

A quanto detto è utile aggiungere soltanto che un tempo in Cina le donne mangiavano albicocche per favorire la fertilità, esattamente come da noi esse ricorrevano all’infuso dell’erba di mandragola alla ricerca dei medesimi effetti.

Ai nostri giorni i progressi scientifici hanno confermato quello che già da tempo s’era capito per solo intuito: le albicocche sono ricche di minerali indispensabili per la produzione di ormoni sessuali. E, a proposito di medicina antica, la tradizione riporta pure l’uso del cianuro ricavato dall’albicocco e dalle albicocche per curare esaurimento, ulcera e tumori.

Oggi questo frutto è di fatto continuamente reperibile sul mercato allo stato di:

  • albicocche fresche, nei periodi estivi ed invernali precedentemente indicati;
  • albicocche secche, disponibili tutto l’anno e contenenti la medesima quantità di vitamine e minerali di quelle fresche; occorre precisare che il colore arancione molto vivace del prodotto secco è dovuto al trattamento con diossido di zolfo e, pertanto, chi è allergico a tale composto o chiunque preferisca semplicemente evitare coloranti inutili dal punto di vista del sapore, può consumare albicocche secche non trattate di color marrone, offerte in vendite presso negozi specializzati nella vendita di cibi naturali o biologici;
  • albicocche sciroppate e conservate in vetro o in lattine, il cui consumo va valutato con maggiore attenzione, dal momento che lo zucchero aggiunto comporta molte più calorie;
  • albicocche surgelate, disponibili tutto l’anno.

E, per concretezza di discorso, ecco qui di seguito riportata la Tabella dei Valori Nutrizionali:

Parte edibile Proteine Lipidi Glucidi Fibra Energia Ferro
% g g g g Kcal mg
94 0,4 0,1 6,8 0,6 28 0,5

 

Calcio Fosforo

Tiamina

Vit. B1

Riboflavina

Vit. B2

Niacina

Vit. PP

Vit. A Vit. C
mg mg mg mg mg mg mg
16 16 0,03 0,03 0,5 360 13

Fonte: Tabella dei valori nutrizionali
 
A mente di tutto quanto esposto non possiamo che evidenziare l’assoluta bontà di questo frutto usato anche in pasticceria sotto forma di succo, marmellata o anche di gelatina di albicocca indispensabile per apricottare torte e pasticcini: l’esempio più classico di tale tecnica resta la torta sacher, apricottata prima di essere glassata; né di secondaria importanza è l’utilizzo in gelateria per la preparazione di gelati e sorbetti; limitandoci ad accennare anche l’uso in cosmesi, soprattutto nella cosmetica di tipo naturale per la preparazione di tonici, di maschere antirughe, per preparare la pelle all’abbronzatura.

L’albicocca è un gran bel dono della natura, che piace a moltissimi, fa bene alla grandissima maggioranza e va consumato come si consuma la frutta secondo il QB necessario, suggerito dai criteri della Piramide alimentare che generalmente recepisce ed esprime nel concreto i dettami della sempre inossidabile dieta mediterranea.

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