Salmone affumicato: proprietà nutritive e rischi per la salute

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Le festività natalizie sono ormai alle porte e, presto, saranno accompagnate da abbondanti pranzi e cene. Tradizione vuole che, a tavola, non debba mancare il salmone affumicato, alimento ricco di proprietà nutritive. Attenzione, però: ci sono dei rischi a cui è bene prestare molta attenzione, soprattutto durante la gravidanza.

Il salmone fresco, infatti, è una buona fonte di proteine, vitamine B e D, magnesio e selenio. La variante affumicata, inoltre, contiene DHA (acido docosaesaenoico) ed EPA (acido eicosapentaenoico), nonché acidi grassi omega-3 associati a un minor rischio di malattie cardiache, degenerazione maculare e morbo di Alzheimer.

Di converso, però, il salmone affumicato contiene un’alta dose di sodio: tre etti, ad esempio, ne contengono 666 milligrammi, più di un terzo del valore giornaliero consigliato (la medesima porzione di salmone fresco e cotto, invece, ne contiene appena 50 milligrammi). Inoltre, la maggior parte del salmone viene affumicato ‘a freddo’: ciò significa che la temperatura non è abbastanza calda per cuocere il pesce e per uccidere i batteri potenzialmente nocivi. È il caso, ad esempio, del Listeria monocytogenes, un batterio che può causare una rara ma grave intossicazione alimentare, in particolare tra le donne incinte, gli anziani e le persone con il sistema immunitario indebolito.

Il salmone affumicato in gravidanza

In gravidanza è necessario adottare una corretta alimentazione, bilanciata e sicura per la salute di mamma e bambino. Il salmone rappresenta un’ottima fonte di omega 3, un vero toccasana per lo sviluppo del piccolo. È per questo motivo che gli esperti ne suggeriscono l’assunzione una o due volta a settimana durante la gestazione. Quando possibile, si consiglia di preferire quello pescato a quello allevato, in quanto il primo contiene una maggiore concentrazione di preziosi nutrienti.

Via libera, dunque, al consumo di salmone fresco, anche marinato. Da evitare, invece, quello affumicato, a prescindere da quale sia stato il metodo di cattura, di trattamento e di conservazione. Il salmone affumicato è, infatti, a maggior rischio di contaminazione del già citato Listeria monocytogenes, batterio responsabile della listeriosi. La trasmissione di questa malattia infettiva avviene principalmente per via alimentare: il batterio può essere presente nel pesce crudo in salamoia e affumicato e sopravvive tranquillamente alle temperature del frigorifero.

È evidente, dunque, il motivo per cui il salmone affumicato non viene ritenuto adatto ad una donna che sta affrontando la gravidanza. Il consiglio degli esperti è di consumarne una o due porzioni a settimana, a patto che sia fresco e ben cotto.

Quali sono i rischi?

Secondo alcuni studi, mangiare cibi affumicati come carne, pesce o insaccati espone il proprio organismo addirittura ad attività cancerogene. La preoccupazione riguarda il rischio di sviluppare un cancro allo stomaco. Gli elementi particolarmente rischiosi per il nostro organismo derivano, infatti, dalle tecniche di preparazione e dagli aromi ricchi di nitriti, utilizzati per riprodurre più velocemente l’affumicatura. La tossicità dipende dall’estratto di legno impiegato per il processo di conservazione degli alimenti, dannoso per il DNA delle cellule umane.

Quindi, se proprio non riuscite a rinunciare al salmone affumicato, il consiglio è acquistarlo da un rivenditore affidabile e consumarlo entro la data di scadenza, conservandolo correttamente refrigerato. Se si consuma frequentemente, sarebbe opportuno bilanciare l’apporto di sodio e includere molta frutta e verdura nella dieta quotidiana.

 

Per approfondire guarda anche: “Dieta e nutrizione: pesci e semi“

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