Tipi di patologie colorettali

tipi di patologie colorettali
Redazione Paginemediche
Scritto da:
Redazione Paginemediche

Le patologie colorettali comprendono tutti quei disturbi che colpiscono la zona dell'ano e del retto e che, a causa della loro specifica localizzazione, sono spesso sottovalutati dagli stessi pazienti.
I pregiudizi e la scarsa informazione possono impedire a chi è affetto da tali patologie di parlare con tranquillità al proprio medico e di sottoporsi ad una visita accurata. Le patologie colorettali possono, così, svilire la qualità della vita del paziente ed obbligarlo a sopportare fastidi il più delle volte risolvibili attraverso un semplice accertamento colonproctologico.

È fondamentale, quindi, conoscere e saper valutare i disturbi legati a quest'importante area della nostra salute: cambiamenti della consistenza delle feci, disordini intestinali e piccole perdite di sangue possono sembrare sintomi banali, ma spesso sono segnali d'allarme da non trascurare, soprattutto per evitare la degenerazione verso malattie più serie.
Abbiamo redatto una guida alle patologie colorettali più diffuse: intestino irritabile, ragade anale, malattia di Crohn, condilomi, diverticolosi, diverticolite, colite ulcerosa, fistola e ascesso perianale.

 

Colite ulcerosa

Che cos'è
La colite ulcerosa è una malattia a decorso protratto che interessa l'apparato gastro-enterico. Assieme alla malattia di Crohn, rientra tra le "malattie infiammatorie croniche intestinali".
Nella colite ulcerosa vi è una importante Infiammazione che interessa soltanto il grosso intestino, il colon, localizzandosi sempre e comunque nel tratto terminale, ovvero la regione del retto e del sigma. Va detto ancora che la si definisce proctite quando l'infiammazione è soltanto localizzata al retto-sigma, colite sinistra quando l'infiammazione colpisce tutto il Colon e colite totale quando tutto il colon è coinvolto.

Come si manifesta
Il sintomo guida è la radicale modificazione dell'alvo, ovvero scariche diarroiche ma con feci miste a sangue e muco, che sono tanto più frequenti quanto la malattia è più severa. Infatti la colite ulcerosa può esordire in forma lieve ma anche con un attacco acuto particolarmente grave. Nei casi di localizzazione rettale (proctite) può comparire anche un quadro di stipsi.

Diagnosi
La diagnosi della malattia viene fatta quando sono riconosciute alcune condizioni:

  1. per prima cosa occorre documentare l'infiammazione a livello rettale;

  2. in secondo luogo bisogna escludere che quelle lesioni non siano state provocate da una sostanza particolare, quali gli antinfiammatori non steroidei, un'infezione o qualunque agente fisico o chimico;

  3. terzo punto, è necessario essere sicuri che l'infiammazione sia persistente e protratta.

Terapie
Nel caso che la malattia esordisca con un attacco severo, vale a dire con più di sei scariche giornaliere feci muco-sanguinolente e disturbi generali, occorre sempre il ricovero in ospedale. Qui gli specialisti sottopongono il malato ad un trattamento intensivo, con alte dosi di cortisone, della durata di circa 7-10 giorni. Sono somministrati anche liquidi, plasma ed elettroliti, nonché sostanze ad alto contenuto calorico.

L'intervento chirurgico può essere effettuato o come Terapia alternativa in caso di fallimento della terapia medica, nelle forme severe, oppure come scelta terapeutica nel caso di impoverimento della qualità di vita o scarsa risposta alla terapia medica.

L'intervento chirurgico può essere effettuato secondo una tecnica tradizionale, cioè anastomosi ileo-retto che, come è ben comprensibile dalla parola, prevede l'asportazione del colon malato e l'abboccamento dell'ileo con un piccolo tratto residuo di retto. Siccome il retto è la porzione di intestino sempre colpita, è ovvio che si debba continuare per lunghi periodi con terapie locali e controllo della mucosa rettale.
L'altro intervento, di più recente introduzione, consiste, invece, nella ricostruzione di una nuova tasca rettale con la mucosa dell'intestino tenue, mediante il suo abboccamento con il margine anale (anastomosi ileo-ano). Quest'ultimo intervento presenta il vantaggio di favorire l'eliminazione di ogni area affetta da malattia anche se una percentuale fortunatamente piccola di pazienti può sviluppare una nuova condizione flogistica della nuova ampolla.
 

Condilomi

Cosa sono
Si tratta di lesioni tumorali benigne, trasmesse principalmente per via sessuale, causate da virus del tipo Papillomavirus.
Il contatto sessuale rappresenta la modalità di trasmissione principale. Si è osservato in alcuni studi come la malattia colpisca di frequente i soggetti immunodepressi e tra questi quelli che hanno avuto contatto con il virus dell'Immunodeficienza acquisita (Aids).

Diagnosi
Le lesioni si presentano sotto forma di piccole vegetazioni esofitiche, verrucose, biancastre, peduncolate. Interessano la zona perianale, il canale anale e talvolta i genitali.
Le lesioni tendono a diffondersi rapidamente ed ad aumentare di dimensioni.

L'aspetto clinico è tipico e sufficiente per porre la diagnosi. Se le lesioni datano da lungo tempo e sono presenti tumefazioni un prelievo di tessuto per l'esame istologico è indispensabile. Uno studio sierologico e immunologico per valutare eventuali contatti virali e per precisare lo stato delle difese anticorpali può essere indicato.

Terapia
Nella terapia sono utilizzati diversi trattamenti:

  • Applicazione locale di Podofillina (agente antitumorale)
  • Crioterapia (freddo) con azoto liquido
  • Asportazione locale con bisturi o Elettrobisturi
  • Asportazione locale con Laser
  • Terapia immunostimolante con Interferone, da utilizzare nei soggetti immunodepressi di base o nelle recidive, per via sottocutanea o intramuscolare

La decisione di effettuare le terapie previste deve essere valutata in rapporto alla sede ed al numero di lesioni. Sarebbe auspicabile iniziare le terapie anche in presenza di minime lesioni.

 

Fistola e ascesso perianale

Cosa sono
Le fistole perianali sono piccoli tunnel che mettono in comunicazione la cute intorno all'ano (cute perianale) con l'interno del canale anale. In genere sono precedute da un ascesso perianale, cioè da una suppurazione della cute perianale che si apre all'esterno, spontaneamente o tramite incisione chirurgica.
In genere non guariscono spontaneamente anche se esiste la possibilità di guarigione senza intervento (10-15 % dei casi).

Cause
Le cause non sono completamente chiare. Forse la causa primitiva è una infezione delle ghiandole del canale anale, che vanno incontro ad ascessualizzazione. Dall' ascesso alla fistola il passo é breve, in quanto il pus cerca una via di uscita all'esterno attraverso la cute intorno all'ano.

Sintomi
L'ascesso, come detto, è la fase iniziale. Il paziente avverte un dolore in sede anale che aumenta gradualmente. Nel giro di ore o giorni si forma, vicino all'ano, una zona arrossata, dura e molto dolente, accompagnata quasi sempre da febbre alta.
La fistola è la fase successiva, quando l'ascesso si rompe, spontaneamente o tramite incisione.

I sintomi sono:

  • Secrezione di pus o sangue da un piccolo forellino situato vicino all'ano.
  • Prurito.
  • Dolore e febbre quando la fistola si infetta e provoca nuovamente un ascesso.


Cosa fare
Appena si forma l'ascesso rivolgersi ad un chirurgo, meglio se proctologo. Quando la fistola si è ormai formata si deve ricorrere all' intervento chirurgico, in genere non doloroso, che prevede pochi giorni di degenza. Esistono però delle fistole complesse e profonde che richiedono interventi più laboriosi.
 

Intestino irritabile

Cos'è
La sindrome dell'intestino irritabile (SII) è un complesso sintomatologico che comprende dolore addominale ed irregolarità dell'alvo, dovuto ad alterazioni motorie funzionali del colon. È senza dubbio la più frequente causa di ricorso al medico per patologia gastroenterologica.

Sintomi
Sintomi caratteristici della sindrome dell'intestino irritabile sono:

  • il dolore, più frequente in fossa iliaca sinistra ma che si può localizzare in tutte le zone addominali, è quasi costantemente presente. A volte il dolore può anche interessare le spalle o la regione lombare. Il sintomo, generalmente, non è molto intenso; non disturba il sonno, può seguire il pasto ed è alleviato o risolto con l'evacuazione di feci o gas;
  • la stipsi può essere tale da consentire l'evacuazione solo dopo uso di lassativi o clisteri;
  • la diarrea con numero variabile di scariche di feci di consistenza ridotta, raramente notturne.

Nell'intestino irritabile, generalmente, si alternano periodi di diarrea, di stipsi e di normalità nella evacuazione.
Altri sintomi addominali: meteorismo con senso di gonfiore addominale, borborigmi, nausea.
Sintomi non addominali: cefalea, facile stancabilità, difficoltà alla concentrazione, palpitazione, dispnea, disuria.

Terapia
La terapia deve contrastare i sintomi prevalenti.

Per il dolore: antispastici tipo anticolinergici (propantelina bromuro, prifinio bromuro, cimetropio bromuro) e miolitici (trimebutina, pinaverio bromuro, ottilonio bromuro, luoroglicina) che agiscono riducendo lo spasmo intestinale. L'olio di menta in capsule, oltre all'effetto antispastico, è in grado di ridurre la sensazione di gonfiore addominale.

Per la stipsi: procinetici tipo levosulpiride, per facilitare la progressione delle feci; fibre contenute nei lassativi di massa (metilcellulosa, Agar, Crusca, Glucomannani, derivati dello psillio); lassativi osmotici (lattulosio e lattitolo).

Per la diarrea: loperamide, che agisce riducendo la peristalsi dell'intestino; farmaci adsorbenti (carbone attivo, caolino, diosmectite) che, adsorbendo i liquidi, aumentano la consistenza delle feci.

Utili, al fine di ridurre la componente psicosomatica, la stessa levosulpiride, gli ansiolitici (benzodiazepine) e gli antidepressivi (amitriptilina).
 

Malattia di Crohn

Cos'è
La malattia di Crohn è un'infiammazione cronica che può colpire teoricamente tutto il canale alimentare, dalla bocca all'ano, ma che si localizza prevalentemente nell'ultima parte dell'intestino tenue chiamato ileo (ileite) o nel colon (colite) oppure in entrambi (ileo-colite). Nei tratti intestinali colpiti si hanno infiammazione, gonfiore ed ulcerazioni che interessano a tutto spessore la parete intestinale.

Sintomi
Anche se vi sono delle variazioni da caso a caso, nella malattia di Crohn sono predominanti i dolori addominali associati a diarrea e, talora, a febbre. Possono comparire, seppure più raramente, dolori alle articolazioni, diminuzione dell'appetito o dimagrimento. Altri segni precoci della malattia possono essere rappresentati dalla presenza di fistole anali ed ascessi.

Cause
Tuttora le cause sono ignote e ciò limita la terapia medica sull'uso di farmaci che controllano l'infiammazione. Sicuramente si può affermare, stando alle attuali conoscenze scientifiche, che non si tratta di una malattia contagiosa, che non è causata dagli alimenti e che non è psicosomatica.

Terapia
Esiste una terapia della fase acuta in cui sono impiegati aminosalicilati "(5-ASA)" "cortisonici" o "antibiotici" ed una terapia di mantenimento della remissione in cui è usato il "5-ASA" o, nei casi più gravi, la "6-Mercaptopurina" (immunosoppressore). Attualmente può essere consigliata anche una terapia per prevenire la recidiva, cioè la riacutizzazione nei pazienti operati.
 

Malattia diverticolare del colon

Cos'è
La diverticolosi del colon è una condizione comune che affligge circa il 50% della popolazione occidentale entro i 60 anni e quasi tutti all'età di 80 anni.
I diverticoli sono tasche che si sviluppano nelle pareti del colon, di solito nel sigma, o nel colon sinistro, ma possono interessare anche tutto il colon. La diverticolosi descrive la presenza di queste tasche. La diverticolite rappresenta l'infiammazione o le complicazioni di queste tasche.

Sintomi
I principali sintomi della malattia diverticolare sono: dolore addominale (solitamente nel quadrante addominale inferiore sinistro), diarrea, spasmo colico, variazione dell'alvo ed occasionalmente una severa emorragia rettale.
La diverticolite - un'infezione del diverticolo - potrebbe causare uno o più dei seguenti sintomi: dolore, brividi, febbre, alterazione dell'alvo. Una sintomatologia più importante è presente nelle complicazioni più gravi come la perforazione con accesso o formazione di una fistola.

Cause
Indicazioni fanno presupporre che una dieta povera di fibre, attuata per molti anni causa un aumento della pressione nel colon che porta alla diverticolosi.

Terapia
La diverticolosi e la malattia diverticolare, solitamente, vengono opportunamente trattate con una dieta adeguata, e alcune volte con medicine che aiutano a controllare il dolore, lo spasmo colico e le variazioni dell'alvo. Aumentando il contenuto di fibre nella dieta (cereali, legumi, verdure, etc.) e qualche volta riducendo alcuni alimenti si riduce la pressione nel colon e queste complicazioni si manifestano più raramente.

La diverticolite richiede una gestione più accurata. Il trattamento consiste in antibiotici presi per via orale, restrizioni nella dieta e il possibile uso di prodotti che rendano le feci più morbide. Casi più gravi necessitano del ricovero ospedaliero, gli antibiotici verranno somministrati via endovenosa e la dieta sarà limitata.

Il trattamento chirurgico viene riservato ai pazienti con attacchi ripetuti, casi severi o complicati e quando si avverte una debole riposta o, addirittura, nessun miglioramento dopo la terapia medica.
Nella pratica chirurgica una parte del colon viene asportata, e il colon è agganciato e anastomizzato un'altra volta al retto.
 

Malattie infiammatorie croniche intestinali

Cosa sono
Con il termine di malattie infiammatorie croniche intestinali si comprendono due malattie tra loro simili: la rettocolite ulcerosa (RU) e il morbo di Crohn (MC). La prima è caratterizzata da una condizione di infiammazione della parete intestinale del colon, ovvero del tratto terminale dell'intestino, la seconda prevalentemente dalla infiammazione dell'ileo (ovvero la parte di intestino compresa tra lo stomaco e il colon), ma a volte anche del colon stesso o di ogni altro tratto dell'apparato digerente.
Il loro decorso è tipicamente cronico, caratterizzato da fasi di acute spesso intervallate da periodi più o meno lunghi di remissione della sintomatologia. Entrambe insorgono per lo più in persone di giovane età, compresa tra i venti e i quaranta anni e a volte più persone di un gruppo familiare possono esserne colpite.

Sintomi
I sintomi con cui entrambe le malattie si presentano sono molto simili e non sempre permettono al medico di fare precisa diagnosi dell'una o dell'altra malattia. Il dolore addominale è quasi sempre il sintomo prevalente, può essere diffuso o localizzato in alcune zone a seconda dei tratti intestinali maggiormente infiammati. Spesso sono presenti anche febbricola, dimagramento, inappetenza, stanchezza. Quasi sempre vi è diarrea o comunque feci di consistenza molle, con evidente presenza di sangue e muco; le scariche per lo più si presentano molte volte al giorno, specie nelle fasi più acute della malattia. Qualche volta si hanno dolori articolari, altre volte, sebbene raramente, complicanze oculari, epatiche o a carico della pelle.

Terapia
Una volta sospettata o posta diagnosi di MICI è preferibile rivolgersi per la impostazione della terapia e per i successivi controlli periodici a medici e strutture specialistiche.
Fondamentalmente, dobbiamo distinguere due diversi momenti terapeutici. Nella fase acuta della malattia è quasi sempre necessaria una ospedalizzazione per poter mettere in atto ogni necessaria misura terapeutica e di supporto. Solitamente è necessario imporre al paziente il digiuno e quindi occorrerà un supporto di tipo nutrizionale e di liquidi per via endovenosa. In alcuni casi possono anche essere necessarie emotrasfusioni; in altri casi, fortunatamente rari all'inizio della malattia, il quadro clinico può presentarsi di entità tale da consigliare agli specialisti di indirizzare il paziente al chirurgo per effettuare la asportazione di tratti più o meno lunghi di intestino irrimediabilmente colpito da infiammazione.
Al di fuori di questi periodi di più acuta della infiammazione, i periodi di remissione dei sintomi o comunque di minore intensità possono essere tranquillamente curati a casa dal paziente, con periodici controlli ambulatoriali.
I cardini della terapia medica, sia nella fase acuta che in quelle di remissione, prevedono l'uso di farmaci antinfiammatori, farmaci che modificano la risposta immunitaria dell'organismo, immunosoppressori o particolari tipi di antibiotici.

 

Ragade anale

Cos'è
La ragade anale è un'ulcerazione a livello del canale anale distale, che causa dolore, sanguinamento e bruciore.
La presenza di materiale fecale particolarmente disidratato, che fuoriesce con qualche difficoltà, può causare una lacerazione del canale anale e formare una ragade. Altre cause includono la diarrea e le situazioni infiammatorie dell'area ano-rettale.

Terapia
Almeno il 70% delle ragadi anali guarisce con l'ausilio di particolari creme (l'applicazione di pomate contenenti nitroglicerina tra lo 0,2% e l'1%), o con l'uso di dilatatori anali a caldo, e sempre con il rispetto di una dieta ad alto contenuto di fibre (frutta, verdura, cereali, etc.), associati ad una ragguardevole ingestione di liquidi.

Una ragade che non risponde al trattamento dovrebbe essere riesaminata per verificare se esistono delle ragioni che impediscono la guarigione. Queste possono includere la cicatrizzazione o lo spasmo muscolare dello sfintere anale interno e possono continuare a causare dolore e sanguinamento, che dovranno essere corretti chirurgicamente con un semplice intervento.
 

Per approfondire guarda anche: “Emorroidi“

03/01/2017
23/07/2007
TAG: Gastroenterologia | Stomaco e intestino | Colonproctologia | Intestino
Redazione Paginemediche
Scritto da:
Redazione Paginemediche