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Agorafobia: la paura degli spazi aperti

agorafobia la paura degli spazi aperti
Rosaura Bonfardino
Scritto da:
Rosaura Bonfardino
Giornalista esperta in salute e benessere
Vi è mai capitato di incontrare qualcuno che aveva difficoltà a stare in luoghi ampi, mezzi pubblici o piazze lontane da punti di riferimento? Probabilmente questa persona soffriva di Agorafobia.

Letteralmente è la paura degli spazi aperti, e non, come spesso viene classificata, la fobia di uscire di casa. Chi ne soffre, infatti, prova ansia al pensiero di ritrovarsi in luoghi in cui possa risultare difficile ricevere aiuto. La sindrome agorafobica, infatti, provoca un'intensa paura di trovarsi in difficoltà e non avere la possibilità di allontanarsi e chiedere aiuto.

Se su un treno o in aereo si provasse un attacco di panico, infatti, per il soggetto che ne soffre sarebbe impossibile trovare una soluzione uscendo dal mezzo.In quali situazioni si può provare?
In genere l'agorafobia si manifesta in mezzo alla folla o in coda, in luoghi ampi e aperti, ma anche in spazi chiusi come teatri e negozi. Sensazioni di ansia e paura si possono provare anche nei mezzi pubblici come navi, aerei, treni ma anche autobus, o nell'allontanarsi da casa, soprattutto quando si è soli.
 

Alcuni numeri

Si stima che la patologia riguardi l'1,7% della popolazione generale con una maggiore prevalenza tra le donne, per le quali si osserva un rapporto di 2 a 1 sugli uomini. Secondo la ricerca, inoltre, l'agorafobia sarebbe la fobia con maggiori componenti genetici. Secondo gli studi effettuati sui gemelli, è stato dimostrato che la sua ereditabilità si aggira intorno al 61 per cento.
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Come riconoscere l'agorafobia

In genere la patologia si manifesta prima dei 35 anni. Da una parte non è molto diffuso l'esordio in età infantile, dall'altro però è possibile che una seconda fase di rischio di arrivo dell'agorafobia possa verificarsi dopo i 40 anni. Solo uno psicoterapeuta esperto può comunque diagnosticarla con certezza. Se però è vostra abitudine quella di evitare luoghi o situazioni come quelle sopra elencate, limitando in qualche modo alcuni aspetti della vostra vita anche di carattere socio-lavorativo, è possibile ricorrere ad alcuni test psicologici e osservazioni per valutare la presenza o meno della patologia. È bene però sottolineare che spesso il problema non è di facile individuazione perché alcuni soggetti non evitano le situazioni di disagio, ma diventano incapaci di sopportarle senza una persona di cui si fidano. In ogni caso è bene rivolgersi a un medico che farà effettuare tutte le analisi cliniche del caso.
 

Terapie e cure

Chi soffre di agorafobia crede spesso che possa trattarsi di una patologia momentanea. In realtà, le cose non stanno così. La remissione spontanea avviene infatti solo nel 10 per cento dei casi in cui non venga trattata. Una percentuale piuttosto bassa, dunque, che può tra l'altro provocare il rischio di sviluppo di disturbo depressivo secondario se portata avanti a lungo termine. La ricerca scientifica in tal senso raccomanda un tipo di terapia cognitiva e comportamentale. Un trattamento che può andare avanti anche per molto tempo e che - a seconda della gravità - può essere anche associato alla prescrizione di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina o antidepressivi.
Se non ci si cura, può divenire cronica e seguire un andamento altalenante, riacutizzandosi periodicamente. Se è vero che la terapia varia da soggetto a soggetto, si stima che approssimativamente un paziente che non abbia altre problematiche psicologiche possa cominciare ad avere dei risultati in 10 o 20 sedute settimanali.
25/05/2016
25/05/2016
TAG: Psichiatria | Psicologia | Salute mentale | Malattie psichiatriche
Rosaura Bonfardino
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Rosaura Bonfardino
Giornalista esperta in salute e benessere