Molte donne ricorrono alla lavanda vaginale per eliminare residui delle mestruazioni, per allontanare cattivi odori, per lenire il prurito intimo o semplicemente perché “così, si sentono più pulite”.

Bisogna però fare attenzione. La vagina è un ambiente delicato costituito da un suo equilibrio che, se alterato, può esporre al rischio di infezioni. Non è detto che un prodotto pensato per l’igiene favorisca davvero il benessere: maggior pulizia può voler dire anche impoverimento della microflora interna. Spazzare via i batteri significa eliminare oltre a quelli eventualmente patogeni anche quelli “buoni”, e dunque spianare la strada al rischio di infezioni. Per queste ragioni le irrigazioni vaginali sono sconsigliate da molti ginecologi.

Vediamo allora quando è il caso di fare la lavanda vaginale e quando no.

Lavanda vaginale, quando si può fare

La lavanda vaginale è una pratica diffusissima, c’è chi vi ricorre settimanalmente, chi solo in caso di infezione, chi lo fa in estate o dopo lo sport. La maggior parte dei prodotti in commercio, a base di sostanze lenitive, antibatteriche, rinfrescanti, come la calendula, il tea tree oil o l’estratto di semi di pompelmo, sono reperibili facilmente in erboristeria e in farmacia.

Non c’è bisogno di prescrizione medica, salvo che per alcuni prodotti medicati mirati a uno specifico problema. Sono questi gli unici casi in cui in realtà la lavanda andrebbe fatta. Quando il medico la prescrive, in presenza di un disturbo specifico, l’irrigazione all’interno della vagina può portare sollievo e coadiuvare il trattamento.

Nei casi di candida, per esempio, alcuni ginecologi possono associare alla terapia per bocca (da portare avanti assieme al partner, nel caso si abbia una relazione fissa con un’altra persona) e topica a base di ovuli vaginali anche l’utilizzo di una lavanda.

Il trattamento può potenziare l’effetto antifungino della terapia, e ridurre il rischio di recidive. Stesso discorso in presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili per la cura delle quali il medico potrebbe ritenere opportuno prescrivere alla paziente qualche lavaggio interno. In tutti gli altri casi, è meglio evitare di sottoporre la vagina a disordini e stress.

Lavanda vaginale, perché è rischiosa

Anche l’apparente e immediato sollievo che una lavanda può dare, per esempio, nei casi di prurito intimo non è in realtà un bene per l’organismo. Come le lavande, diversi prodotti cosmetici possono risultare aggressivi: detergenti intimi, detersivi per lavatrice, assorbenti, tamponi interni, spray vaginali, prodotti spermicidi non fanno altro che esercitare un’azione esterna sulla vagina che può irritare i tessuti e produrre secchezza.

Senza contare che le cannule per le irrigazioni possono essere esse stesse fonte di infezioni, una volta inserite in vagina. Se si sceglie di fare una lavanda, è bene dunque acquistare solo prodotti usa e getta, confezionati e sterili. Evitare il fai da te casalingo in questi casi è più che mai importante.

In generale, per concludere, è buona norma ricorrere alla lavanda solo se il trattamento è prescritto dal medico. Nel quotidiano, invece, quello che si può fare è prevenire vaginiti e fastidio intimo con delle buone pratiche, come indossare la biancheria intima in cotone, evitando le fibre sintetiche; non mettere pantaloni troppo stretti; utilizzare il preservativo e portare avanti una igiene regolare ma delicata.