Pauling e Rath: tra scienza e diatribe

pauling e rath tra scienza e diatribe

Due vite parallele. Ma... solo in parte. Da un lato lo scienziato sereno e scrupoloso, dall’altro il ricercatore che fa importanti scoperte ma si addentra in intricate e violente diatribe.

Quest’ultimo è Matthias Rath, un tedesco nato a Stoccarda nel 1955, che subito dopo la laurea in Medicina ad Amburgo si dedica allo studio della patogenesi delle malattie vascolari, mettendo ben presto in rilievo che la vitamina C svolge in queste un ruolo addirittura determinante: la sua carenza ne favorisce l’evoluzione, la sua assunzione le previene o ne riduce la gravità.

Osservazioni queste frutto delle ricerche da lui condotte sugli oligoelementi (ferro, magnesio, vanadio, rame, zinco, selenio, alcune vitamine...), presenti in quantità infinitesimali in vari cibi ma essenziali per il normale metabolismo delle cellule.

Ruolo questo peraltro ben accertato e ormai da tempo condiviso dalla scienza, ma che Rath ha approfondito e riferito alla genesi non solo di  alcune patologie cardiovascolari (ipertensione arteriosa, infarto, aritmie), ma anche al diabete mellito, all’osteoporosi, ad alcuni stati di immunodeficienza (in primo piano l’AIDS), e ad alcune forme tumorali. Al riguardo ha anche messo a punto un tipo di trattamento basato sull’impiego di 'micronutrienti'.

Queste notizie giunsero presto a conoscenza di un già affermato ricercatore statunitense, Linus Pauling (1901-1994),  già noto in tutto il mondo per i suoi rivoluzionari studi sulla natura dei legami chimici e sulla struttura delle proteine, per i quali aveva ricevuto il Premio Nobel 1954 per la Chimica.

In una prima fase Pauling  aveva ipotizzato che gli aminoacidi (i 'mattoni' che costituiscono le proteine) potessero avere una disposizione 'ad elica', ipotesi poi confermata da un metodo molto sofisticato di indagine detto 'di diffrazione dei raggi X'.

Tale conferma fu comunicata nell’aprile 1952 in un Congresso a Londra cui erano anche presenti  due giovani ricercatori - F.H. Crick e J.D. Watson, i quali da lì presero l’idea della famosa struttura 'a doppia elica del DNA' per la quale sarebbero stati insigniti del Premio Nobel 1962.

È quindi verosimile che la stessa idea l’avrebbe presa anche Pauling se fosse stato  presente a quel Congresso ma, ironia della sorte, non si era potuto recare a Londra perché il passaporto... gli era stato ritirato dalle Autorità statunitensi per presunte 'attività antiamericane' (si era in pieno maccarthismo).

In ogni caso, interessato alle ricerche effettuate da Rath sul ruolo delle apo-lipoproteine nella genesi delle malattie cardiovascolari, e su quello della vitamina C anche nei tumori,  Pauling lo volle conoscere; e tra i due - nonostante la grande differenza di età - iniziò una fattiva e proficua collaborazione.

Tuttavia, mentre da meticoloso ricercatore qual era, Pauling soppesava attentamente ogni risultato e riusciva a moderare i suoi entusiasmi per la Terapia 'naturale' propugnata da Rath, questi si lasciò prendere un po’ troppo la mano, suscitando un po’ dappertutto accese diatribe.

Al centro delle contestazioni era in particolare il voler impiegare la vitamina C nel trattamento dell’AIDS, con esclusione assoluta dei farmaci antivirali realizzati con tanta fatica da migliaia di scienziati e validati dall’OMS.

Per di più, contro detti farmaci Rath aveva dato inizio - specie nei Paesi africani (ove l’Infezione da HIV stava mietendo milioni di vittime) - una feroce campagna demolitrice, definendoli inutili quando non dannosi, e cercando in vario modo (sembra anche illecito) di convincere i pazienti a sospendere la terapia antivirale in corso e a sostituirla con la vitamina C (in dosi massive sino a 10.000 mg al giorno!), prodotta da una Fondazione onlus da lui stesso istituita (la Rath Health Foundation, RHF). 

Al che la scienza ufficiale rispose denunciandolo per aver istigato milioni di pazienti ad abbandonare le terapie ufficiali in favore del trattamento da lui proposto e per aver provocato in tal modo migliaia di morti, diffidandolo nello stesso tempo dal continuare con 'ricerche non autorizzate'.

Da parte sua Rath rincarò allora la dose sferrando un’altrettanto violenta campagna denigratrice contro le Industrie mondiali del farmaco, sino a sostenere che esse miravano non alla cura dell’infezione da HIV bensì alla sua diffusione allo scopo di centuplicare i propri lucrosi guadagni: “La prevenzione e l’estirpazione delle malattie minacciano gli investimenti farmaceutici e vengono pertanto combattute dal cartello farmaceutico... Non può essere che la salute di milioni di persone sia sacrificata a una manciata di investitori...”.

Le accurate indagini svolte dalle Autorità sanitarie di tutto il mondo, pur confermando - come sostenuto da Rath - il favorevole ruolo svolto dalla vitamina C e dai micronutrienti nel metabolismo cellulare e quindi nel mantenimento della salute, hanno in gran parte smentito l’assoluta efficacia di questa vitamina in particolare nell’AIDS e nel cancro.

Ad esempio, un’accurata ricerca 'in doppio cieco' (uno dei metodi più obiettivi offerti dalla moderna ricerca) condotta per anni dalla prestigiosa Mayo Clinic su 367 pazienti di tumore in fase avanzata, ha dimostrato che i pazienti trattati con dosi massive di vitamina C “non stanno meglio di quelli che hanno ricevuto un placebo” (cioè una sostanza inerte).

Per di più, dosi così elevate provocano talora reazioni avverse gravi, specie a carico dei reni. Conclusioni simili sono giunte da numerose altre Istituzioni scientifiche.

In questo bailamme Pauling è comunque rimasto sempre fermo nella sua posizione di medico e ricercatore sereno e scrupoloso, pur sostenendo a spada tratta molte vedute dell’amico Rath. Insieme a lui si è anche coraggiosamente battuto per il disarmo nucleare e contro il proliferare degli esperimenti atomici, tanto da meritarsi il Premio Nobel 1962 per la Pace, oltre che un posto d’onore tra i venti scienziati più importanti di tutti i tempi, tra i quali emergono Lavoisier e Einstein.

Eppure, prima di morire, avrebbe proposto proprio Rath come suo successore al California Institute of Technology di Pasadena.

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