Buongiorno dottore, sono una ragazza di Trento..e in questi giorni mia mamma, 83 anni, è stata operata di colecistectomia in laparoscopia, premetto che è cardiopatica ischemica ( Fe 42 e pro bnp ora a 860) quindi il suo percorso è stato lungo e prudente prima dell'operazione. Da tempo avrei voluto scrivervi per sottoporvi un mio dubbio. La sua storia clinica nasce da una colecistite acuta in ottobre (con polmonite durante ricovero) e prosegue con 4 ricoveri fino al quinto per operazione in elezione. Durante il primo ricovero avverte un forte dolore al ginocchio, poi risolto con antidolorifici. Durante il 2 ricovero entra per una colica (dolore al fianco che scende su tutta la gamba) e recidiva di colecisti con febbre, prosegue quindi terapia antibiotica. Subentra al 2 giorno un gonfiore (e calore ) e dolore forte al piede sinistro e un po' anche al destro. La cosa viene trattata con antiinfiammatorio per 5 giorni e inizia cortisone (interrotto a casa per miglioraramento). Nel frattempo ha aumento acido urico, forse per il forte aumento di lasix del primo ricovero datole per uno scompenso cardiaco subentrato durante colecistite. Il reumatologo la vede in ripresa con esami buoni (piede sgonfio solo un pochino caldo, era uscita da 10 gg dal secondo ricovero, forse coprivano esami gli antibiotici?) e non somministra farmaci perché vuole vedere come evolverà dopo un mese..ha il dubbio siano state reazioni da farmaci..almeno intuisco dalle poche cose che dice. Al 3 ricovero entra per disidratazione e leucocitosi, si riscontra ves e pcr alta, prosegue antibiotico e si programma nuovo appuntamento da reumatologo per rigonfiamento del piede e del ginocchio. Il reumatologo suppone artrite reumatoide senile e inizia con vitamina d - cortisone a scalare e Idrossiclorochina da 200 mg. Il quadro del piede a casa non migliora di molto - gonfia anche caviglia e dolorante - con qualche tregua al risveglio. Nel frattempo aumenta di peso di 2 kg in 1 settimane. Il 30 dicembre notte siamo al pronto soccorso per scompenso cardiaco in polmonite bilaterale con febbre, trattata con Levofloxacina e Furosemide, migliora in due giorni anche il piede (nel frattempo in ospedale continua a prendere cortisone 5mg). Inizialmente parlano di ischemia, che poi smentiscono. Il suo cardiologo di fiducia accellera i tempi per la laparoscopia (suppone infezione migrante) e dopo un mese di stabilità cardiologia e senza coliche, viene operata, ora è in degenza a casa. Prosegue la sua cura per il cuore e prende anche 2,5 mg di cortisone al giorno (da scalare un giorno si uno no fra una settimana) Idrossiclorochina e vitamina d. Il reumatologo ha anche prescritto calcio e integratori per le ossa (queste aspettiamo per non affaticare subito il fegato dopo operazione) e la vorrebbe vedere fra 6 / 8 mesi (mi sembra lontano per seguire l'evoluzione) con questa terapia senza interrompere cortisone. Il dubbio che mi assale da mesi è se questa artrite che ora pare rientrata ( ha solo a volte mal di schiena basso o lungo spina dorsale) non fosse un effetto della profonda infezione urinaria che ha avuto nel primo ricovero durante colecistite acuta..e quindi una sorta di artrite reattiva che ho letto può subentrare e risolvere in 3 o 4 mesi gestendo i sintomi. Perché se così fosse ha senso prendere per mesi il cortisone e il Idrossiclorochina? Dopo questo percorso infettivo e tutti i farmaci presi..vorrei essere certa della diagnosi e guardare la sua situazione in un quadro d'insieme. Il suo cardiologo mi pare sia dell'idea di un'infezione migrante..ma non riesco a confrontarmi con il reumatologo in questo senso, dato che mi pare veda le cose slegate. Mi scusi del papiro, ma è stato un percorso lungo da riassumere. La ringrazio del suo ascolto