27-02-2006

Egregio dottore, sono una ragazza di 23 anni molto

Egregio Dottore, sono una ragazza di 23 anni molto ansiosa del “problema” che mi è stato diagnosticato: la Sindrome di Wolff Parkinson White. Il primo episodio di tachicardia mi si è manifestato all’età di 18 anni e mi è durato ca. 30’-45’. Ora le crisi si manifestano ca. 2 volte al mese, a seconda del mio stato d’animo (se sono più nervosa o stanca), ed hanno una durata variabile di 2’-20’, dipende. Fino ad ora non ho mai assunto farmaci in quanto le crisi si arrestano da sole, il ritmo riprende la sua normale frequenza senza alcuna manovra. La visita di un cardiologo (consigliatomi dal mio medico dello sport in quanto il più valido nella zona dove risiedo), mi ha dato tale diagnosi in seguito alla registrazione tramite ECG di una crisi tachicardica, i cui battiti arrivavano a 190/min. e mi ha proposto 2 soluzioni: la via farmacologia, la quale però non garantisce l’efficacia e l’intervento di ablazione transcatetere. Ho capito dunque che la soluzione migliore consiste nell’effettuare l’ablazione, ma ho paura di sottopormi a questo intervento, tanta paura perché mi sono documentata su internet, da dove ho letto informazioni sulla fondazione dove Lei opera , ed ho letto che anche che i rischi non sono molti, ma ci sono, e gravi. Le scrivo dunque per avere se possibile ulteriori informazioni a riguardo e per cercare di rispondere ad alcune domande che mi pongo: 1) è davvero necessario fare questo intervento, che cosa rischio rimanendo con questo problema? 2) Le sono capitati, nella Sua esperienza riguardo tale intervento delle complicanze? Se sì quali? 3) E’ vero che si corre anche il rischio di morire? 4) E’ necessario effettuare lo studio elettrofisiologico anche in seguito all’intervento, o ora esiste una nuova TAC o risonanza in sostituzione? Se lo studio elettrofisiologico in seguito all’intervento dimostra che l’intervento non è riuscito completamente, si ricorre ad un nuovo intervento? 5) Perché rischio in caso di gravidanza? Cosa rischio precisamente? Tale intervento è possibile effettuarlo in Anestesia generale?, (ho letto che può durare parecchio tempo, avrei paura di muovermi) 6) Qual è o quali sono i centri che mi consiglia per effettuare tale intervento? 7) Lei fa questi interventi? Più o meno con quanta frequenza? La ringrazio fin d’ora infinitamente per l’attenzione dedicatami e per la gentilezza che avrà nel rispondermi. Ancora grazie infinite e complimenti per il Suo lavoro.
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
1) Credo che la qualità di vita di una giovane donna che soffra di crisi recidivanti e prolungate di cardiopalmo tachicardico non sia ottimale, per cui anche basandosi unicamente sui sintomi descritti, trovo appropriata l’indicazione alla procedura di ablazione; inoltre se sussistono alcune caratteristiche elettrofisiologiche ( ridotta refrattarietà e alta velocità di conduzione del fascio anomalo, facile inducibilità di fibrillazione atriale, etc) vi è il rischio di aritmie minacciose; 2) Non ho esperienza diretta: le complicanze maggiori sono la creazione di un blocco atrio-ventricolare completo, la perforazione cardiaca, le complicanze in sede di puntura inguinale; sono comunque rare e minori nei centri con maggiore esperienza; 3) Se non riconosciute e trattate in tempo, vi potrebbero anche essere rischi per la vita; circostanza però eccezionale; 4) La TC e la RM non servono in questo campo. Lo studio elettrofisiologico si esegue in genere prima della procedura di ablazione che, se inefficace o solo temporaneamente efficace, può essere ripetuta; 5) In caso di gravidanza le crisi possono divenire più frequenti e la gran parte dei farmaci utilizzati per la soppressione della aritmia non possono essere usati con sicurezza per il feto, soprattutto nei primi tre mesi; 6-7) Non sono un elettrofisiologo. Il Suo cardiologo La consiglierà sui centri con maggiore esperienza nell’area in cui vive.