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21-07-2006

Salve, dopo diagnosi di 'miopericardite' senza

Salve, dopo diagnosi di 'miopericardite' senza tamponamento o versamento occorsa quasi sette mesi fa (lieve iperriflettenza foglietti ad un mese..), diagnosticata solo con dolore prima ed enzimi cardiaci poi, dal momento che nemmeno ad eco ed ecg in fase acuta risultava niente, e dopo altre 3 eco e ecg fatte nei sette mesi dalle quali non risulta nessun danno cardiaco, vi pongo le seguenti domande e mi scuso in anticipo per la quantità:
1-Leggo su pubmed di forme 'subcliniche' di pericardite e miocardite, per le quali nella pericardite non si avrebbe nemmeno il rialzo della troponina. Come diagnosticarle e se e in che modo dare loro il giusto peso e la giusta attenzione? Perchè al di là del buon esito delle indagini strumentali e non, fin qui effettuate, in questi sette mesi ho via via avvertito sensazioni e percezioni nuove relative presumibilmente all'area cardiaca....
2-fin da subito mi fu detto "attenzione ai virus": la qual cosa appare
una battuta se si pensa che ho due figli piccoli che si ammalano spesso.Ma in sostanza che vuol dire 'attento ai virus'? Che il nuovo virus (ma qualunque nuovo virus?E per sempre?) potrebbe tornare ad interessare pericardio e miocardio oppure che qualunque sia la zona oggetto d'interesse del virus la reazione autoimune potrebbe offendere anche la parte del mio-/ peri-cardio ancora eventualmente infiammata?
3-In tal senso va intesa la parola 'guarigione' dall'episodio di miopericardite?Cioè di una possibile e latente infiammazione presente magari non apprezzabile strumentalmente? Ma quale esame potrebbe dare un quadro più approfondito della situazione? Forse la scintigrafia?
4-Questione vaccini.Quello influenzale volevo farlo già ad ottobre un mese dopo l'episodio:un medico mi disse 'fai pure', un altro mi disse 'fallo a dicembre'....nel dubbio non l'ho fatto per nulla. Data la mia diagnosi e prognosi nel tempo voi cosa avreste consigliato?
5-Adesso sto prendendo Ismigen immunostimolante...la domanda è la stessa:può causare reazione autoimmune nell'area interessata 7 mesi fa dalla miopericardite o posso prenderlo tranquillamente?
6-leggo di recidive per pericardite nell'ordine del 25%, mentre sempre su pub-med con la chiave "myocarditis relapsing"(recidive di miocardite) non compare nulla che colleghi le due voci:vuol dire che la recidiva è una caratteristica della pericardite e non della miocardite?
7- leggo ancora che la recidiva di pericardite è sempre più "mild", 'dolce', del precedente episodio, quindi con esiti minori.Ad esempio se c'è stato tamponamento nel primo episodio verosimilmente non ci sarà nei successivi e cosi via a seconda del quadro diagnostico....Potete confermare?
Grazie molte, siete impagabili nel senso che spesso è impossibile rivolgere personalmente analoghi quesiti a medici sia pubblici sia privati, l'approfondimento delle questioni viene diluito con laconici "macchè" "ma no.." "mmmmmm"..."stia tranquillo"...mentre credo che conoscere pò nel dettaglio sia in questi casi necessario.
Redazione Paginemediche
Risposta di:
Redazione Paginemediche
Risposta
Caro signore, ho letto con attenzione la sua lettera, molto stimolante soprattutto per gli aspetti deontologici e comportamentali della relazione tra medico e paziente “nell’era Internet”. Cosa succede ad una persona colta, sensibile e “tecnologicamente abile” (tanto da effettuare per proprio conto ricerche su Pubmed) che si scontra con la realtà brutale della pratica clinica quotidiana fatta di ambulatori ed ospedali iperaffollati, medici sempre di corsa e magari che si “chiudono” in difesa proferendo luoghi comuni (“attenzione ai virus!!!”) per dribblare domande a cui non possono rispondere? Come si può leggere tra le righe della sua lettera: la paralisi ed un immenso senso di solitudine che porta facilmente all’ipocondria. Internet è infatti un potentissimo mezzo di conoscenza, che tuttavia se non opportunamente filtrato e calibrato con l’esperienza amplifica più che risolvere i problemi. E veniamo alle sue domande:
1) effettivamente esistono forme sub-cliniche di pericardite e miocardite. Ma è questo il suo caso? Mi spiego meglio. Sicuramente lei si sarà informato su cosa è e come è fatto il pericardio. Do anche per scontato che si sarà informato sulle cause delle pericardite negli individui altrimenti sani, come presumo sia lei, infine, presumo che lei abbia avuto quella che noi clinici definiamo “forma idiopatica benigna” (non ho elementi specifici sull’episodio acuto). Nel caso in cui l’infiammazione del pericardio interessi anche il foglietto “viscerale”, che cioè riveste il muscolo cardiaco, può capitare che l’infiammazione si estenda anche alla zona muscolare più esterna del cuore essendo il pericardio in diretta continuazione con il miocardio. In questo caso di solito oltre agli indici infiammatori (VES , Proteina C reattiva, conta dei globuli bianchi) si hanno anche dei movimenti degli enzimi contenuti nelle cellule muscolari (CPK-massa, troponina, ALT, LDH). Se il danno è lieve (come mi sembra nel suo caso) ed interessa poche cellule, non si avranno alterazioni del movimento della parte muscolare, il cuore non è dilatato, pompa bene ed il pericardio non presenta liquido al suo interno. Quando si guarisce può rimanere un piccolo ispessimento del pericardio (la cicatrice) che nono ha alcuna conseguenza sul funzionamento del cuore e usualmente si valuta con l’eco. Poiché la composizione del pericardio è qualitativamente cambiata si vedrà il pericardio più “brillante” perché riflette meglio gli echi(questo però è un metodo qualitativo e dipendende molto dall’osservatore). Di solito le forme idiopatiche di pericardite (o miopericardite) sono autolimitantesi ed il danno dipende dalla risposta acuta di difesa dell’ospite.
Le forme “subcliniche” dipendono o da infezioni particolari (ad esempio virus dell’epatite C ) o da una particolare predisposizione genetica degli individui (lei ha nella famiglia parenti che hanno avuto cardiomiopatia idiopatica?) o da malattie infiammatorie croniche (ad esempio il lupus eritematosus sistemico, l’artrite reuimatoide, etc. etc. ). Essendo centrale il ruolo dell’infiammazione ne discende che per seguire nel tempo un paziente con la sua problematica, sarà importante controllare i markers dell’infiammazione (proteina C reattiva) e magari ripetere di tanto in tanto un Eco (per seguire come si muove il cuore, se si dilata, come va il pericardio).
2) i sintomi “sensazioni e percezioni nuove relative presumibilmente all'area cardiaca”. Assomigliano ai sintomi che ha avuto nella fase acuta o sono diversi? Tenga presente che un fenomeno molto comune dopo un evento morboso con notevoli implicazioni psicologiche, perchè esperito come potenzialmente pericoloso (come nel suo caso), si verifica quello che gli psichiatri definiscono “ansia di fissazione”, cioè si somatizzano le proprie paure e lo stato d’ansia sull’oggetto che causa la tensione emotiva.
3) A proposito “dell’Ismigen”: ha proprio bisogno di “immunostimolanti”?(non esistono studi clinici controllati sull’efficacia di tali farmaci) Perché e da chi le è stato prescritto? (mi viene in mente l’aforisma di Bernard Shaw “ciò che distingue l’uomo dalle bestie è l’impulso irrefrenabile ad assumere farmaci”)
Concludo: pur non avendo elementi definiti per giudicare nei dettagli il suo caso, si ricordi che la natura benigna ed autolimitante è la regola nei casi di pericardite e anche di miocardite. Il consiglio che le do è quello di trovarsi dei bravi medici (incuso un cardiologo esperto) con cui fare periodici controlli ed esternare le sue paure. Auguri.
TAG: Cuore | Malattie dell'apparato cardiovascolare
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