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Come affrontare il tema della morte con i bambini

come affrontare il tema della morte con i bambini
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia

Il tema della morte deve essere affrontato con semplicità e chiarezza. intervista alla Prof.ssa Grazia Aloi, Specialista in Psicologia e Psicoterapia.
 
Quando muore una persona cara, a volte si trova difficoltà a dirlo ai bambini, sopratutto se abbastanza piccoli... qual è il suo pensiero al riguardo?

Mi sta chiedendo come comportarsi con un bambino davanti alle notizie tristi, se non addirittura tragiche? Cioè come dirlo, con che parole comunicare una morte, la morte di qualcuno di importante e significativo, compreso il pesciolino rosso? A mio parere, la regola è una sola: la verità, sempre e comunque.

La bugia non è mai a fin di bene, non è protettiva, anzi sconvolge la capacità di giudizio del bambino - che ogni bambino ha sicuramente, in una misura o in un'altra - del senso di ciò che è bene e di ciò che è male e dire le bugie non rientra nel primo caso. E poi, si lederebbe il sacrosanto diritto del bambino di poter soffrire alla sua maniera per la verità e potersene fare una 'sua' ragione, magari differente da quella degli adulti, ma comunque 'sua' assolutamente da rispettare e da non negare.

La protezione dai mali del mondo, che ogni adulto vorrebbe esercitare, passa attraverso gli esatti e corretti insegnamenti di come realmente le cose sono: il 'male' - ossia il Dolore, non va mai banalizzato o ridotto o mimetizzato. "La nonna è volata in cielo", "il papà è partito per un lungo viaggio" hanno la capacità di far soffrire ancor più il bambino perché non sa 'che cosa' significhino quelle frasi e, soprattutto, non sa perché mai la nonna o il papà non glielo abbiano comunicato loro direttamente, visto che avrebbero potuto farlo.

Quindi la morte non è: "è andato via" - ma "non ci sarà mai più, se non nel nostro ricordo". E poi chi ci dice che il bambino capisca di più il significato di 'volare in cielo' oppure di 'lungo viaggio'; volata e partito: perché e quando ritornano? Insegniamo ai bambini a far uso della memoria, del ricordo, non della fantasia liberamente sciolta senza briglie. Non è questo il caso di incoraggiare la fantasia nel senso di curiosità ? che invece è da prediligere tra i maggiori, migliori e prioritari elementi pedagogici.

Ripeto: fantasia e immaginazioni creative al posto di realtà 'realizzabili', non fantasie e curiosità in luogo di situazioni assolutamente impossibili. Si deduce che la realizzabilità ne costituisca la grande differenza: sognare o immaginare 'potrebbe' anche essere probabile e possibile nella concretezza: far ritornare una persona morta, mai. Quindi: verità, verità ad ogni costo e a qualunque età.

Resta il fatto della scelta delle parole, del come dirlo...

Certo, la scelta delle parole e dei gesti, sia come fatto in sé sia come gestione di essi (parole e gesti) rispetto anche all'età del bambino, è molto importante. Ma vale sempre il concetto che il bambino sicuramente capisce di più di quanto noi non immaginiamo. Capisce perché sa di suo. E allora, che parole usare? Le più semplici possibili, poche, essenziali, accompagnate possibilmente da esempi concreti, comprensibili e da gesti d'affetto sincero (una carezza, un abbraccio, le manine strette tra le mani dell'adulto) a significare che si sta per dire qualcosa di importante e - sì, certo - di doloroso.

Perché: "Ti devo dire qualcosa che farà soffrire anche te, così come sta facendo soffrire me". "Sai, la nonna è morta. Sai che cosa significa? Significa che nella vita le cose finiscono, così come la tua merendina che quando l'hai mangiata non c'è più o come il cartone che ti piace tanto, dopo un po' finisce e anche quando mangerai un'altra merendina non è più quella che hai mangiato. Ecco, vedi, anche il tempo finisce ? guarda ti faccio vedere il calendario: hai visto? quando ieri sera siamo andati a dormire il tempo è finito. Allora morire significa che il tempo che le persone stanno vivendo finisce e quando il tempo finisce la persona muore, non c'è più tra noi, non vive più, si dice che 'è morta'".

Può farci un esempio di dialogo possibile?

Il bambino potrebbe chiedere dove vada a finire una persona quando muore e si può rispondere: "nella casa dove stanno tutti i morti, che si chiama cimitero (frase modificabile in base alle credenze e alle religioni, agli usi, ma il concetto è questo) e là possiamo andare a trovarla sepolta. Guarda, prendi un giochino rotto perché ha finito il suo tempo di stare tra i tuoi giochi e andiamo a metterlo in un vaso sotto la terra o dove vuoi tu, magari una scatola sigillata che mettiamo in un luogo che possiamo scegliere insieme, così quando vorrai andare a trovalo perché ti ricorderai del tuo giochino, saprai dove trovarlo. Però non c'è più, lo capisci questo? Con quel giochino non ci potrai giocare mai più, potrai solo ricordatelo, come era fatto, quanto ci hai giocato... e così con la nonna... non ci sarà mai più... perché ha finito il suo tempo di vivere... potrai ricordartela e pensare a quante volte hai giocato con lei... se ne avrai voglia le potrai anche parlare, ma lei non potrà risponderti perché non c'è più. Potrai parlarle come parli al tuo orsacchiotto, anche lui non ti risponde, però è bello lo stesso... ti fa compagnia. E poi ti voglio dire un'altra cosa molto importante, sta' attento bene: tante cose, le macchinine, le bambole, i giocattoli, le merendine, tante cose si posso ricomprare (vedi che la mamma e il papà vanno al supermercato quando le cose finiscono a ricomprarne altre?), ma sono altre uguali ma non le stesse che sono finite. Però ce ne sono altre uguali. Invece per le persone non è così: nessuna persona, quando muore (e quindi anche la nonna) si può 'comprare', quando muore una persona non possiamo andare a comprarne un'altra, una persona non si compra, lo sai. Quindi la nonna Maria non possiamo andare a ricomprarla in un negozio. Lo capisci questo? Ogni persona è unica, vedi anche tu sei unico, e anche se hai (o avessi) un fratellino sei (saresti) tu unico. Come te o come il tuo fratellino non c'è nessuno. La nonna non c'è più, però attorno a te ci sono tante altre persone che ti vogliono bene come te ne ha voluto la tua nonna. Ora se vuoi, facciamo un bel disegno di come te la ricordi e scriviamo un pensierino per lei. E ogni volta che vorrai parlarmi di lei, lo possiamo fare".

Quali potrebbero essere le reazioni del bambino?

Imprevedibili, non c'è un 'manuale' delle emozioni... e per fortuna... comunque, qualsiasi reazione (anche il silenzio) va rispettata. Personalmente, consiglio di fare in modo che il bambino esprima, a qualunque costo, anche con la rabbia, il suo stato d'animo. Riuscire poi a farlo piangere sarebbe importante - perché significherebbe che ha compreso 'correttamente' il concetto di Dolore per la perdita. Ripeto: qualunque reazione va rispettata ed è molto importante chiedere al bambino se abbia voglia di riparlarne e di fare domande, caso in cui - naturalmente - occorre rendersi disponibili (con sincerità).

E anche se la nonna (dell'esempio) non fosse molto 'amata' dall'adulto, mai parlarne 'male', tipo: "ma tanto non la vedevi mai o non ti faceva mai i regali". Ricordarsi sempre che esistono le figure interiorizzate che nessuno ha il diritto di distruggere o modificare (ci penserà la vita e la maturità del bambino man mano che crescerà).

C'è altro che vuole consigliare?

Sì, mi sembra importante un altro aspetto, cioè questo: le domande cruciali del bambino, che potrebbero essere: "allora anche tu e il papà morirete?" Non altra risposta che: "sì, anche noi, ma adesso non pensare a questo perché siamo vivi qui con te". "E anch'io morirò?" "Sì bambino mio, anche tu morirai, ma sarai grande e sarai capace di spiegare ai tuoi bambini come io sto facendo con te che la morte è naturale e non bisogna temerla".

Un ulteriore aspetto: il bambino potrebbe essere piccolo, al tempo della morte della 'nonna', da non poter comprendere una vera e propria spiegazione, ma sufficientemente grandicello da avere, in seguito, dei ricordi tali da fargli fare delle domande. In questo caso, vale tutto quanto detto prima, con la premessa - assolutamente di sincero affetto - verso il fatto che il bambino 'ricordi' la considerazione espressa che ? ai tempi ? era troppo piccolino per potergli dire il significato di quello che invece adesso può capire, ossia tutta la verità che la mamma sta per raccontargli.

Una considerazione finale: amare i propri figli significa insegnar loro la verità delle cose del mondo, anche le più dolorose e drammatiche. Il Dolore, ogni dolore, passa - prima o poi - e allora impariamo, con coraggio, a non mentire per proteggere noi stessi dall'incapacità di dire la verità. L'inganno e la bugia uccidono più della morte stessa. Nella vita di chiunque c'è sempre 'una morte' da comunicare a qualcuno: facciamolo con coraggio e dignità.

 

03/07/2015
18/03/2013
Psicologia Bambini Interviste Salute mentale
TAG: Psicologia | Bambini | Interviste | Salute mentale
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Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia