Assunzione antibiotici: guida ad un uso corretto

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Gli antibiotici non servono per curare influenza e raffreddore, vanno assunti solo dietro prescrizione medica e, una volta iniziata, la Terapia va seguita fino alla fine: sono le tre indicazioni principali fornite dall’Istituto Superiore di Sanità in materia di uso responsabile degli antibiotici.

Se ne parla spesso, perché si è registrato, negli ultimi anni, un uso inappropriato e scorretto degli antibiotici da parte dei cittadini e questo fenomeno ha contribuito a far sviluppare una straordinaria resistenza da parte dei batteri a questi farmaci così preziosi.

Usare con troppa frequenza gli antibiotici (assumendoli anche quando la malattia non è di origine batterica), sospenderli a propria discrezione, quando la terapia non è ancora finita o, al contrario, prolungarla inutilmente sono gli elementi più diffusi di un uso scorretto degli antibiotici che ha fatto sì che i Batteri siano diventati così resistenti alle terapie al punto che, in certi casi, i farmaci sono diventati inutili.

Secondo i dati resi noti dalla rete di sorveglianza dell’antibioticoresistenza dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 40% dei casi di stafilococco aureo nel nostro Paese si registra una resistenza agli antibiotici, il 40% dei casi di escherichia coli è insensibile ai fluorochinoloni e il problema rischia di crescere con il tempo.

L’AIFA rende noto, inoltre, che alcuni importanti batteri hanno sviluppato livelli di antibioticoresistenza che arrivano anche al 90% e che alcuni ceppi sono divenuti resistenti a tutti i 100 antibiotici disponibili.

Il problema è davvero serio se, come dice il direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS, Gianni Rezza, l’industria farmaceutica non sembra essere interessata a sviluppare nuove forme di antibiotici e negli ultimi dieci anni sono state messe in commercio solo due nuove classi di antibiotici.

Questo mentre, invece, i batteri continuano a  trasformarsi e a diventare sempre più resistenti e mentre i pazienti continuano a fare un uso scorretto di questi farmaci.

Il Ministro della Salute Fazio ha annunciato, qualche giorno fa, che insieme all’AIFA, si sta studiando il modo di offrire ai pazienti una confezione di antibiotici che contenga le pastiglie necessarie per la sola terapia prescritta dal medico.

Ma anche agire sui medici e sui farmacisti sembra essere prioritario: spesso i medici prescrivono con troppa facilità un antibiotico e il farmacista lo vende al paziente anche se non ha la ricetta medica.

Insomma c’è molto da fare per promuovere un uso responsabile e davvero sano degli antibiotici presso la classe medica e soprattutto presso i cittadini.
Per ogni dubbio o informazione sull’assunzione dei farmaci l’AIFA ha attivato un numero verde ad hoc: 800571661.


Per approfondire guarda anche: “Indagine Oms, nel mondo troppa confusione sugli antibiotici“

Leggi anche:
Gli antibiotici vanno assunti solo dopo prescrizione medica, rispettando dosi e tempi stabiliti, e non vanno usati in caso di influenza.
Il punto di vista
Medicina generale

Il problema del cattivo uso degli antibiotici è vecchio come gli antibiotici stessi, e risale alla immeritata fama taumaturgica che da sempre li accompagna.

Non è difficile ricostruire la folgorante 'carriera' degli antibiotici; pensiamo a che cosa doveva essere la situazione medica prima che Fleming scoprisse la penicillina: infezioni batteriche quali la sifilide la facevano da padroni, si moriva per colpa dei cocchi, ci si arrendeva di fronte a vibrioni e bacilli vari.

Poi, come per miracolo, è apparsa la penicillina e tutte le sue figlie e nipoti, i batteri hanno registrato sconfitte clamorose, al punto da far dichiarare 'debellate' la quasi totalità delle infezioni.

Con questi presupposti, è facile capire che l'uso degli antibiotici sia divenuto in breve tempo un abuso: le malattie batteriche causano febbre, per cui il sillogismo febbre=infezione è divenuto rapidamente febbre=antibiotico, e si sono incominciati a prescrivere antibiotici anche nelle situazioni in cui sono del tutto inutili per non dire dannosi, e cioè nelle infezioni di origine virale.

Antibiotici nell'influenza, antibiotici nelle otiti infantili, antibiotici nelle gastroenteriti, antibiotici nelle bronchiti... senza alcun riguardo all'etiologia e all'epidemiologia di queste infezioni, ottenendo un risultato ampiamente previsto dai farmacologi: i batteri, per selezione naturale o per mutazione, si sono fatti resistenti alla maggior parte degli antibiotici e anche nelle infezioni in cui l'uso di questi farmaci sarebbe appropriato si registrano insuccessi terapeutici sempre più frequenti (basti pensare ai macrolidi).

A questo uso indiscriminato si è poi aggiunto un errore grave compiuto da molti pazienti, talora con l'avvallo del medico curante: la riduzione delle dosi e dei tempi di assunzione. Gli antibiotici fanno male (la critica più frequente è quella che 'indeboliscono'), da cui la credenza tanto errata quanto dannosa 'meno se ne prendono meglio è', con il risultato di accelerare ancora maggiormente la nascita e la diffusione di batteri resistenti.

La battaglia contro le infezioni sta subendo delle sconfitte enormi da parte del genere umano: non abbiamo più antibiotici in grado di uccidere molti batteri, visto che abbiamo sprecato munizioni contro nemici inattaccabili da queste armi, cui si aggiunge la constatazione che la maggior parte delle infezioni (in età pediatrica la quasi totalità) hanno come agenti causali non più i batteri ma i virus, notoriamente non aggredibili con antibiotici.

Che soluzione adottare per cercare di limitare i danni al minimo possibile? Utilizzare antibiotici solamente nelle infezioni ad alta probabilità di origine batterica, utilizzare antibiotici a spettro di azione ristretto, adottare una corretta somministrazione: dosi giuste per tempi giusti. Se non si farà così, il mondo governato dai dinosauri con il passare dei millenni resterà in balia degli infinitamente piccoli per colpa dell'avventatezza umana.

30/12/2016
10/11/2010
TAG: Farmacologia | Medicina generale