Italiani impreparati contro il colesterolo

italiani impreparati contro il colesterolo
MFL MFL

Ogni ora in Italia 26 persone vengono ricoverate per aterosclerosi coronarica e malattie ischemiche cardiache, 14 persone vengono colpite da un infarto e 25 muoiono a causa di una malattia cardiaca.

E il responsabile di gran parte di questi disturbi si chiama colesterolo. I risultati, recentissimi, dello studio STAR (Statins Target Assessment In Real Practice) – condotto in 5 ASL su 912 pazienti con l’obiettivo di ridurre il colesterolo cosiddetto cattivo (LDL) - mettono in luce che più della metà dei pazienti considerati a rischio non segue la giusta terapia.

Andrea Mezzetti, presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi, ha spiegato che nei pazienti ad alto rischio (cioè con precedenti malattie cardiovascolari, diabete o che presentano placche ateromatose a livello carotideo) le Linee Guida raccomandano di mantenere “il colesterolo cattivo LDL a livelli inferiori rispettivamente a 100 mg/dL e addirittura a 70 mg/dL”.

Ma per raggiungere questo traguardo e ottenere un migliore profilo lipidico è indispensabile seguire le terapie più adatte, che garantiscano un calo del colesterolo LDL e un incremento dell’HDL, il colesterolo buono. Complessivamente se si riduce di 40 mg il livello di colesterolo, il rischio di infarto scende del 25%. Gli italiani sanno ben poco di colesterolo, non lo misurano e certamente lo sottovalutano.

Ecco alcuni consigli per aumentare il colesterolo buono (HDL):

  • fare attività fisica: fare moderato esercizio fisico aerobico aumenta dal 5 al 10% i livelli di HDL. Sono sufficienti cinque sedute da trenta minuti ciascuna ogni settimana
  • dimagrire: per ogni 3 chili persi i livelli di HDL aumentano di circa 1 mg/dL, ma qualsiasi calo di peso può rivelarsi utile
  • smettere di fumare: dopo aver smesso i livelli di HDL salgono del 15-20%
  • mangiare sano: evitare grassi saturi che aumentano i livelli di colesterolo cattivo ed evitare il consumo di carboidrati raffinati
  • assumere i farmaci prescritti dal medico.
Leggi anche:
Stanchezza, tachicardia, mal di stomaco e sudorazione sono sintomi di infarto da non sottovalutare.
Il punto di vista
Medicina generale

Da un punto di vista biochimico il colesterolo è uno steroide, cioè una sostanza complessa molto simile a diversi ormoni presenti nell'organismo e strettamente imparentata con gli ormoni sessuali.

Possiede proprietà sicuramente positive (basti pensare che il cervello di un neonato si sviluppa 'nutrendosi' anche di colesterolo), purtroppo controbilanciate da effetti negativi soprattutto sull'apparato cardiovascolare: è il principale responsabile della formazione della placca ateromasica che si forma sulla parete interna delle arterie e che può portare alla loro ostruzione completa, con conseguente impedimento del flusso di sangue e di conseguenza dell'arrivo di ossigeno ai tessuti interessati.

È ovvio che, in caso di formazione della placca, più il diametro dell'arteria sarà piccolo e maggiore sarà il danno prodotto: motivo per cui la deposizione di colesterolo all'interno delle coronarie, le piccolissime arterie che nutrono il cuore e che presentano diametri di 3-5 mm, può comportare un mancato afflusso di sangue al muscolo cardiaco, con conseguente deficit di ossigenazione (ischemia) e possibile successiva morte del tessuto stesso (infarto).

Perché il colesterolo aumenta? Sicuramente la dieta può rivestire una certa importanza in questo processo, ma il più delle volte l'ipercolesterolemia è la conseguenza di un'anomalia genetica, che fa sì che alcuni soggetti possiedano la predisposizione congenita ad accumulare questa sostanza nel sangue. È riscontro abituale, infatti, la presenza di livelli elevati di colesterolo in più membri della stessa famiglia.

Ai fini pratici, occorre distinguere due tipi fondamentali di colesterolo: quello che circola nel sangue legato a lipoproteine ad alta densità (HDL) e quello che si lega invece a lipoproteine a bassa densità (LDL). Quest'ultima forma del colesterolo è quella responsabile del danno arrecato alle arterie, dal momento che tende a depositarsi sull'endotelio e formare la placca ostruente, mentre la forma HDL viene definita abitualmente 'colesterolo buono', avendo una funzione di ripulitura delle arterie stesse. Da notare che il colesterolo totale non è dato dalla semplice somma aritmetica di HDL più LDL, dal momento che esistono ancora altre frazioni meno importanti di questo steroide.

Quando il medico curante richiede il dosaggio del colesterolo nel sangue, occorre innanzitutto verificare la quantità di colesterolo totale che circola nel torrente ematico: se tale quantità è inferiore a 200 mg/dl non si verificherà probabilmente alcun danno, rientrando questo valore in parametri del tutto normali. Ma se il colesterolo totale supera i 200 mg/dl occorre verificare se si tratta di un aumento di colesterolo HDL (e in tal caso non si corrono eccessivi rischi) o se, purtroppo, vi sia anche una quota eccessiva di colesterolo LDL, con le eventuali conseguenze negative che ne possono derivare.

A questo proposito è bene però specificare che l'aumento del colesterolo non è una malattia in sé, ma semplicemente un fattore di rischio cardiovascolare: pertanto la presenza di un colesterolo elevato può costituire un rischio grave solamente se si associa agli altri fattori di rischio cardiovascolare, primo fra tutti il diabete mellito, seguito dall'ipertensione, dal fumo di sigaretta, dal sovrappeso, dalla presenza di malattie cardiovascolari.

Se in un paziente sono presenti tutti questi fattori, il suo rischio di andare incontro ad ulteriori malattie cardiache sarà elevatissimo, e tale rischio può essere quantificato attraverso dei calcoli numerici presenti nelle 'carte del rischio cardiovascolare' che sono a disposizione di ogni medico.

Che cosa fare, in caso di valori di colesterolo LDL elevati? Tutto quanto scritto nell'articolo, che può essere compensato nel consiglio di rivedere il proprio modo di vivere. Se poi l'abolizione delle cattive abitudini e l'attuazione di regole di vita sana non sono sufficienti, rimane l'opzione farmacologica: oggi abbiamo a disposizione farmaci efficacissimi nel ridurre l'aumento di colesterolo, e non si può prescindere dal loro uso, soprattutto nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare.

Una cosa deve comunque essere tenuta sempre presente: la compressa di farmaco non è sufficiente, da sola, a scongiurare i rischi cardiovascolari se non viene associata ad uno stile di vita sano, che costituisce la condizione senza la quale ogni terapia verrebbe vanificata. È lo stesso discorso che invariabilmente viene fatto in occasione di altre patologie croniche: diabete, pressione elevata, cardiopatie, in cui la farmacologia può sicuramente aiutare, ma in cui deve essere il paziente ad attuare regole di vita sane.

01/09/2017
16/12/2011
TAG: Cuore