Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della glicemia, ossia della concentrazione di zucchero nel sangue che l'organismo non è in grado di mantenere nei limiti della normalità.

Si verifica una condizione di iperglicemia quando la glicemia supera i 100 mg/dl a digiuno o 140 mg/dl a due ore da un pasto. Questa condizione può dipendere da un difetto nella funzione o da un deficit di produzione dell’insulina, l’ormone secreto dal pancreas, impiegato per il metabolismo degli zuccheri e degli altri componenti del cibo da trasformare in energia per l’intero organismo (come la benzina per il motore).

Quando i livelli di glucosio nel sangue sono per 2 volte uguali o superiori a 126 mg/dl si fa diagnosi di diabete: livelli elevati di glucosio nel sangue – se non trattati –  portano nel tempo alle complicanze croniche con danni a reni, retina, nervi periferici e sistema cardiovascolare (cuore e arterie).

Tipi di diabete

Si distinguono tre tipi di diabete: il diabete di tipo 1, il diabete di tipo 2 e il diabete gestazionale.

  • Diabete di tipo 1 (in sigla DM1 o T1DM)
    Il diabete di tipo 1 (o insulinodipendente) è una patologia cronica, autoimmune, dovuta alla mancata produzione di insulina da parte del pancreas, per distruzione delle isole che la producono per cause immunitarie. È una forma di diabete che esordisce prevalentemente nell’infanzia e nell’adolescenza (tra i 2 e i 25 anni per questo un tempo veniva definito diabete infantile), anche se non sono rari i casi in età adulta prima dei 40 anni. Si manifesta in maniera spesso improvvisa e con sintomi come stanchezza, sete intensa e produzione di grandi quantità di urine, calo di peso, disidratazione. 
    Le persone che vivono col diabete di tipo 1 devono quindi assumere dall’esterno l’insulina, attraverso più iniezioni sottocute nella giornata (3+1) o attraverso una piccola pompa (microinfusore) che infonde sottocute continuamente l'insulina di cui hanno bisogno.

 

  • Diabete di tipo 2 (in sigla DM2 o T2DM)
    Il diabete di tipo 2 (non insulinodipendente) è una malattia cronica dovuta a un’alterazione della quantità e del funzionamento dell’insulina prodotta, caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue. È la forma più frequente di diabete (96%), che solitamente si manifesta in età adulta, soprattutto in persone sovrappeso o obese, che hanno una familiarità per diabete. La comparsa è graduale e spesso resta senza sintomi a lungo, finché i valori di glicemia nel sangue non sono elevati costantemente tanto da dare sete intensa e urina frequente o comparsa di infezioni urinarie o genitali.
    Nel diabete Tipo 2 la produzione di insulina c’è, ma il funzionamento sui tessuti bersaglio (muscoli, fegato e tessuto adiposo) è alterato, e per questo si parla di “insulino-resistenza” come difetto principale della malattia. La terapia principale del Diabete Tipo 2 è l'attività fisica regolare e costante e l'alimentazione corretta, idonea a ridurre il peso in eccesso, per ripristinare il corretto funzionamento dell'insulina. Allo stile di vita idoneo, si aggiungono i farmaci, che oggi offrono una scelta molto varia, ma il primo che si utilizza è la metformina, che aiuta a migliorare il funzionamento della insulina.

 

  • Diabete gestazionale (in sigla GDM)
    Il diabete gestazionale (GDM) o diabete gravidico è una forma di diabete di tipo 2 che si presenta all’incirca nel 10% delle gravidanze nella seconda metà o nell’ultimo trimestre e che tende a scomparire al momento del parto, ma rappresenta una condizione di rischio per la madre di avere il diabete negli anni a venire. I fattori di rischio per il GDM sono: età > 35anni, familiarità per diabete, obesità, etnie ad alto rischio.

Forme intermedie: il diabete LADA

È una forma di diabete di origine autoimmune come il diabete di tipo 1, che mantiene una residua produzione di insulina a lungo, per cui l’evoluzione della malattia è più simile al diabete di tipo 2. Insorge in soggetti magri e può essere a lungo trattato con terapie orali: costituisce circa il 10% di tutte le forme di diabete.

Cause del diabete e fattori di rischio

Le cause del diabete di tipo 1 non sono completamente chiare, ma si riconoscono infezioni virali anche banali, che possono attaccare e distruggere le cellule del pancreas che producono insulina, quali:

  • morbillo
  • cytomegalovirus
  • Epstein-Barr
  • coxsackie virus. 

Per il Diabete Tipo 2, invece, i principali fattori di rischio sono

  • sovrappeso e obesità;
  • fattori genetici: la familiarità aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2; 
  • etnia: il maggior numero di casi si registra nelle popolazioni dell’Africa sub-sahariana e del Medio Oriente e Nord Africa;
  • fattori ambientali, soprattutto legati agli stili di vita scorretti (sedentarietà ed obesità);
  • diabete gestazionale, ossia il diabete che compare nel corso di una gravidanza;
  • età: il diabete di tipo 2 aumenta all’aumentare dell’età, soprattutto al di sopra dei 65 anni;
  • dieta a elevato contenuto di grassi che favorisce l’obesità;
  • consumo di alcol;
  • sedentarietà.

Segni e sintomi del diabete

I sintomi della malattia, che dipendono dai livelli di zucchero nel sangue, sono

  • poliuria, ossia l’elevata quantità di produzione di urina anche durante la notte (nicturia);
  • intensa sensazione di sete (polidipsia); 
  • polifagia (fame intensa);
  • esigenza dell’organismo di reintegrare i liquidi e forte disidratazione (secchezza delle mucose); 
  • sensazione di stanchezza (astenia);
  • perdita di peso;
  • frequenti infezioni;
  • annebbiamento della vista

Nel diabete tipo 1 si manifestano rapidamente e con grande intensità; nel diabete T2, invece, i sintomi sono meno evidenti, hanno uno sviluppo molto più lento e possono passare inosservati per mesi o anni. Spesso la diagnosi avviene per caso, in occasione di esami fatti per qualsiasi ragione: il riscontro di una glicemia > 126 mg/dl permette di fare diagnosi di diabete Tipo 2, che va confermata con un secondo dosaggio di glicemia e di HbA1c.

Diagnosi di diabete

La diagnosi di diabete si fa attraverso gli esami del sangue. I test principali sono:

  • glicemia al mattino dopo aver osservato almeno 8 ore di digiuno. Valori uguali o superiori a 126 mg/dl sono indicativi di “diabete”;
  • emoglobina glicata (HbA1c) che esprime la media delle glicemie degli ultimi 2-3 mesi. Valori superiori a 6,5% indica la presenza di diabete;
  • test da carico di glucosio: se ci sono a digiuno valori di glicemia tra 100 e 126, si può fare questo test per fare diagnosi. Si assumono 75 grammi di glucosio sciolti in acqua e si valuta la glicemia al tempo 0 e dopo 2 ore. Se la glicemia a distanza di due ore è uguale o superiore a 200 mg/dl, indica la presenza di diabete.

Complicanze del diabete

Il diabete di tipo 1 può portare a complicanze acute e croniche. La complicanza acuta più frequente e temibile è l’ipoglicemia, ossia l’improvviso calo degli zuccheri nel sangue con glicemia inferiore a 70 mg/dl (dovuta ad un eccesso di insulina iniettata o al pasto non consumato), che si accompagna a sudorazione, tremore, senso di fame, palpitazioni, a cui possono aggiungersi confusione e debolezza.

Si corregge assumendo zucchero, succo di frutta, miele o una bevanda dolce, secondo la regola del 15: 15 gr di zuccheri, poi controllo dopo 15’, finché la glicemia non superi i 100 mg/dl. I Diabetici che fanno insulina devono sempre avere con se qualche bustina di zucchero per ogni emergenza.

Una seconda complicanza acuta è l’iperglicemia severa e protratta che può verificarsi per aver consumato il pasto dimenticandosi la dose di insulina o a causa di una malattia febbrile concomitante o una infezione, o un trauma. In caso di iperglicemia i campanelli di allarme che devono indurre a un controllo tempestivo della glicemia e della presenza di chetoni nelle urine sono: vista annebbiata, irritabilità, necessità di urinare spesso, sete intensa, stanchezza e difficoltà di concentrazione. Secondo quanto consigliato dal diabetologo, se la glicemia rimane a lungo al di sopra dei 250 mg/dl, è importante effettuare una somministrazione aggiuntiva di insulina (dose di correzione) e avvertire immediatamente il proprio diabetologo.

Queste complicanze sono meno frequenti nei Diabetici tipo 2 e dipendono dalle terapie adottate: se si usa insulina o sulfoniluree si può incorrere in ipoglicemie.

Le complicanze croniche invece sono le stesse sia per il Diabete T1 che T2, riguardano diversi organi e sono la conseguenza di una storia di diabete mal controllato o trascurato. Possono risultare invalidanti se non addirittura mortali:

  • malattie cardiovascolari quali angina, infarto, ictus, arteriosclerosi a livello delle arterie delle gambe, con difficoltà di circolazione;
  • malattie oculari come retinopatia diabetica, cataratta e glaucoma;
  • neuropatia con danni a carico dei nervi, che si manifesta con formicolii, bruciore, oppure perdita della sensibilità alle dita dei piedi estesa poi a tutto il piede e alla gamba; possono inoltre comparire diarrea o stipsi, nausea e vomito e negli uomini può comparire disfunzione erettile;
  • nefropatia cioè progressiva riduzione della funzione renale, fino all’insufficienza renale cronica;
  • ulcere agli arti inferiori e amputazioni minori e maggiori come conseguenza di gravi infezioni a partire anche da piccole ferite, che si infettano se non curate adeguatamente e per tempo.

Il rischio di tali complicanze può essere minimizzato mantenendo un buon controllo della glicemia e di altri fattori di rischio, quali l'ipertensione e il colesterolo alto, e facendo annualmente i controlli previsti dal diabetologo.