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Fumetti in corsia per aiutare medici e pazienti

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I fumetti possono favorire la comunicazione tra medico e paziente e tra medico e carevigers? Ne sono certi gli esperti che nelle scorse settimane hanno preso parte al congresso internazionale Comics Medicine: Navigating the margin che si è svolto a Toronto, in Canada.

Tanti i case history che hanno illustrato le mille opportunità offerte dai fumetti nel rapporto medico-paziente, ma utili anche per superare barriere legate alla comunicazione, al disagio sociale e familiare o per confrontarsi in maniera innovativa sui casi clinici. È il caso dell’opera Comic Nurse, firmata da Mary Kay Czerwiec, ex-infermiera e oggi disegnatrice di fumetti, ma anche docente di disegno medico, che ha messo su striscia storie di vita vissuta in corsia, per condividere esperienze e insegnamento sia con i colleghi che con i pazienti e i loro familiari.

E ancora, fumetti per insegnare ai giovani a non cadere vittime dell’alcolismo, per aiutare i bambini a capire la malattia che li ha colpiti, ma anche per aiutare il medico a rapportarsi con pazienti di etnia diversa che parlano una lingua sconosciuta, hanno tabù culturali difficili da affrontare o che sono affetti da un disturbo di natura psichica, spesso carico di pregiudizi e discriminazioni e altrettanto spesso difficile da spiegare anche al proprio medico.

Ma i fumetti possono essere utili anche in corsia e si trasformano in un inedito strumento di apprendimento. Un esempio?

Il fumetto creato da Ian Roberts della London School of Hygiene & Tropical Medicine grazie al quale medici e paramedici possono imparare a mettere in pratica le più innovative tecniche di gestione del paziente con emorragia.

Insomma i fumetti abbattono le barriere e arrivano dritto al Cuore del lettore e rendono comprensibili ai più anche argomenti difficili, ha spiegato Ian Williams l’organizzatore del congresso e anch’egli disegnatore di fumetti medici.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia Psicologia clinica

Senza nulla togliere alla bellezza dei fumetti e alla nostalgia che questo mezzo di comunicazione un po’ vintage rimanda subito alla mente, non si capisce come mai medici, infermieri e caregivers vari, che si presuppone siano quantomeno laureati se non specializzati, non possano aggiornarsi leggendo dei libri o partecipando a dei convegni...

Invece, sembrerebbe un’ottima idea quella dei fumetti per i bimbi. Anche se poi bisogna vedere come sono strutturati questi fumetti. Poiché i bambini, se da una parte è vero che giovano di forme di comunicazione meno complicate rispetto agli adulti, soprattutto su temi difficili come quello delle malattie, dall’altra sono tutt’altro che stupidi e, anzi, piuttosto diretti necessitano di comunicazioni altrettanto dirette e del contatto umano con qualcuno che sappia dire faccia a faccia loro, con parole semplici certamente, quello che sta capitando.

Che i fumetti non diventino un modo di nascondercisi dietro per non riuscire noi adulti ad essere chiari e siano invece un modo, come quello dei dottori clown, per risollevare i bimbi malati. Nel qual caso ben vengano i fumetti.

 

06/06/2015
26/09/2012
TAG: Medicina generale