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Hikikomori: un milione di giovani giapponesi sceglie il ritiro sociale

hikikomori un milione di giovani giapponesi sceglie il ritiro sociale
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In Giappone il termine hikikomori lo conoscono tutti. Viene utilizzato per descrivere i giovani che si ritirano a vita privata. In un isolamento domestico che non lascia spazio ad alcun tipo di vita sociale o familiare e che può durare anche decenni.

Si calcola che almeno un milione di giovani giapponesi stiano vivendo in hikikomori. Tamaki Saito è uno dei massimi esperti nipponici di hikikomori: negli anni Novanta si stupì per l’alto numero di genitori che chiedevano il suo aiuto per quei figli che avevano deciso di chiudersi in casa e di trascorrere la loro vita nel più totale isolamento.

E da allora ha cominciato a studiare il fenomeno, le cause che stanno alla base di questo ritiro sociale che fino ad allora era sconosciuto e veniva considerato dai medici come il Sintomo di altri disturbi mentali. L’identikit del giovane che sceglie l’hikikomori è ben delineato: giovani di famiglie della classe media, quasi sempre di sesso maschile, di età media 32 anni (hanno iniziato però il loro ritiro intorno ai 15 anni).

Una semplice pigrizia adolescenziale, dunque? Niente affatto, se molti spiegano le motivazioni della loro decisione con la mancanza di interesse e desiderio verso l’esterno, la paura del futuro, un rifiuto e la rabbia nei confronti della società e dei genitori, ma anche gelosia nei confronti di chi riesce a condurre una vita normale, l’esperto rifiuta facili classificazioni e spiega che questi giovani sono praticamente paralizzati da profonde paure sociali.

Vorrebbero uscire nel mondo, farsi degli amici, avere una relazione stabile ma non possono. I sintomi di questo disagio sono variabili da paziente a paziente e spaziano da episodi di violenza che si alternano ad un comportamento infantile, paranoia, ossessione, depressione.

Ma quali sono le cause del ritiro? Il ritiro può essere riconducibile ad una delusione avuta in famiglia o in società, ma poi diventa di per sé un Trauma.

La reputazione sociale viene distrutta e la pressione che il soggetto sente su di sé contribuisce a tenerlo chiuso in casa. Perde ogni forma di autostima e fiducia e la prospettiva di uscire di casa diventa sempre più terrificante. Inoltre le caratteristiche della famiglia tradizionale giapponese non aiutano: le giovani donne vivono con i genitori fino al matrimonio e anche i giovani maschi non vengono spinti verso l’indipendenza.

Questo eccessivo carico di aspettativa, unito ad un crescente senso di frustrazione ed oppressione, fa sì che alla fine la scelta migliore sembri quella di rinchiudersi in se stessi.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia

Il disturbo hikikomori può essere considerato una sindrome culturale, ovvero una modalità di espressione del disagio psichico specifica di una determinata cultura. Il fenomeno, diffuso prevalentemente in Giappone, è caratterizzato da un isolamento sociale che può durare da alcuni mesi a diversi anni e i soggetti che ne sono affetti presentano, oltre alla reclusione volontaria, una serie di altri sintomi psichiatrici.

L’interesse suscitato in Italia dall’hikikomori nasce dal fatto che recentemente sembra siano stati individuati alcuni casi anche nel nostro Paese. Tuttavia, la diagnosi differenziale di tale patologia risulta complessa; allo stato attuale, mancano infatti studi che possano fornire indicazioni precise che permettano di identificare i tratti peculiari dell’hikikomori come classe diagnostica distinta.

Anche dal punto di vista della terapia non ci sono evidenze scientifiche, tuttavia sembrerebbe che trattamenti ad indirizzo cognitivo-comportamentale o sistemico-relazione siano maggiormente indicati, preferendo comunque un setting non individuale.

27/04/2015
02/10/2013
TAG: Psicologia | Psichiatria | Adolescenti | Salute mentale | Malattie psichiatriche