Influenza da virus H1N1: cos'è e cosa ci aspetta

influenza da virus h1n1 cos e e cosa ci aspetta
Dr.ssa Gloria TalianiDr.ssa Gloria TalianiMalattie infettive

Virus A H1N1: che cos’è, come nasce e come si trasmette?

Il virus A H1N1 (quello della cosiddetta febbre suina), come tutti i virus influenzali, è costituito da due antigeni superficiali principali, l’Emagglutinina  e la Neuroaminidasi. Queste due proteine hanno la capacità di mutare ogni anno un poco la loro struttura, e per questo ogni anno ci possiamo nuovamente ammalare di influenza. Oltre a queste piccole variazioni annuali, il virus A è capace di eseguire grandi variazioni, che derivano dai cosiddetti “riassortimenti” tra virus umani e animali, tra cui il maiale. Questi grandi cambiamenti fanno comparire un sottotipo virale nuovo e il nuovo virus è capace di infettare un numero elevato di persone perché è completamente differente dagli altri virus in circolazione. Proprio quello che è accaduto con il virus A H1N1. Così nasce una pandemia.

La modalità di trasmissione di questo virus è quella tipica di ogni virus influenzale e avviene attraverso le goccioline di saliva emesse nell’atto del parlare, dello starnutire o del cantare e che si depositano generalmente ad una distanza relativamente piccola dal soggetto che le emette. In genere, la deposizione delle goccioline fa sì che la trasmissione sia essenzialmente nulla se fra chi emette e chi si trova in prossimità c’è una distanza maggiore di un metro. Naturalmente, questo spiega perché nel periodo invernale, nelle stagioni fredde, quando la contiguità delle persone è maggiore, e maggiore è la promiscuità fisica, ci sia un maggior rischio di trasmissione. In estate, infatti, generalmente si vive in spazi più aperti e la minore probabilità di trovarsi in immediata vicinanza tra le persone limita un po’ il rischio di trasmissione.

Il contagio può avvenire per via alimentare mangiando, ad esempio, carne di maiale?

No. Il contagio del virus influenzale non avviene mai per via alimentare quando i cibi sono cotti. La cottura, infatti, elimina completamente il pericolo di trasmissione perché inattiva in modo efficace il virus. Questo è un aspetto molto importante da tener presente. Non ha senso, dunque, ridurre il consumo di carne di maiale in quanto questa non ha alcun impatto sulla trasmissione e non influenza in nessun modo l’epidemiologia dell’infezione.

Quali sono sintomi specifici dell’influenza A H1N1?

Per lo più l’influenza A H1N1 non è diversa dall’influenza stagionale cui generalmente assistiamo nel corso di ogni epidemia nel corso della stagione fredda. I sintomi sono quelli classici: malessere generale, febbre, cefalea, dolori articolari e muscolari, tosse, starnuti, lacrimazione, rinorrea, talvolta sono presenti disturbi gastrointestinali.

Quanto dura l’incubazione del virus?

Solitamente dura da uno a quattro giorni, come per tutti i virus influenzali, senza variazioni significative rispetto all’influenza stagionale.

Come si diagnostica l’ A H1N1?

La diagnosi si fa dimostrando, nel faringe dei casi sospetti, la presenza del virus. Gli antigeni vengono riconosciuti attraverso metodi immunologici che danno luogo ad una reazione visibile attraverso un cambiamento di colore nella provetta. Questo metodo, alquanto semplice, permette un primo test di identificazione.

Si esegue, poi, una conferma della presenza del virus attraverso metodi più complessi di biologia molecolare che servono ad identificare la sequenza del genoma del virus A H1N1.

È utile tipizzare il virus?

Assolutamente sì perché la certezza che si tratti proprio di A H1N1 si ha solo dopo questo procedimento del virus.

Quale profilassi generale seguire per prevenire l'H1N1?

La migliore e più efficace profilassi è l’immunizzazione attiva con vaccino specifico. In attesa che il vaccino sia disponibile, la profilassi più indicata da seguire è quella che permette di limitare la probabilità di venire in contatto con il virus. Ricordiamo che il contagio, oltre che direttamente per via aerea, si può verificare anche per via indiretta attraverso oggetti contaminati dalle goccioline di saliva. Quindi, in genere, va raccomandata una accurata e costante detersione delle mani. Lavarsi le mani rimane il modo migliore e più semplice di proteggerci da molte infezioni perché con le mani tocchiamo gli oggetti, e possiamo inavvertitamente portarle alla bocca.

Dunque, lavare le mani, non condividere stoviglie e altri oggetti di uso strettamente personale, sono semplici accorgimenti in grado di limitare il rischio individuale del contagio.

Se ci si trova in ambienti o in località a rischio o a contatto con persone che palesano sintomi influenzali, quali precauzioni mettere in atto?

Questo è un tema molto interessante. La contumacia, cioè l’isolamento del soggetto potenzialmente infetto, sembrerebbe la modalità più semplice per limitare la diffusione del virus quando siamo in presenza di un caso accertato, con tutti i sintomi della malattia e nel quale la diagnosi sia stata fatta con certezza. Tuttavia, dobbiamo ricordare alcuni aspetti che servono a capire la potenziale utilità di questo provvedimento nel caso del virus influenzale.

Innanzitutto la diagnosi. Il primo accertamento diagnostico si fa con i test rapidi, che hanno una sensibilità variabile dal 40% al 70%. Questo implica che molte infezioni sfuggono alla diagnosi, soprattutto se a bassa carica virale.
In secondo luogo, la malattia. Nei casi a decorso non complicato, quindi nella maggior parte dei casi, la fase acuta di malattia, dura solo pochi giorni. Le persone infettate, però, trasmettono il virus già durante la fase di incubazione e quindi ben prima che si possa fare diagnosi e procedere alla contumacia.

Tutto questo spiega perché, nel caso del virus influenzale, l’isolamento del soggetto con influenza accertata sia una misura inefficace. Sul piano epidemiologico, a mio parere, il rimedio contumaciale non ha molto senso. A livello individuale, invece, è molto più ragionevole evitare i luoghi chiusi, affollati e poco areati. Insomma, seguire comportamenti dettati dal buon senso.

Quali misure ha adottato il Ministero degli Esteri nei riguardi delle persone provenienti dai paesi a rischio?

Inizialmente si eseguiva un controllo delle persone provenienti dai Paesi con segnalazione di epidemia influenzale che presentassero sintomatologia conclamata, in evidente stato febbrile o con starnutazione e tosse. Ma questa pratica permetteva di riscontrare solamente la “punta dell’iceberg”, i casi conclamati, le persone ammalate: non c’era, al contrario, la possibilità di riconoscere chi il virus lo aveva in fase di incubazione.

D’altra parte anche altre misure sono state riconosciute inutili: tra queste, ad esempio, posticipare l’inizio dell’anno scolastico, che avrebbe avuto solo l’effetto di ritardare l’inizio della diffusione del virus in ambito scolastico ma non avrebbe mai potuto arrestarla. A tutto questo, aggiungerei un commento sul fatto che la preoccupazione generale rispetto alla gravità della malattia è forse un po’ eccessiva. Se analizziamo le caratteristiche cliniche di questa influenza, emerge chiaramente che si tratta di un virus caratterizzato da una patogenicità non preoccupante, un virus tutto sommato benigno che da una sintomatologia che si risolve spontaneamente nel giro di pochi giorni come avviene per la maggior parte delle infezioni influenzali. L’A H1N1, infatti, ha un tasso di letalità inferiore a quello dell’influenza stagionale.

L’allarme è stato determinato dalla descrizione di polmoniti gravi, alcune delle quali mortali, osservate in Messico anche in soggetti relativamente giovani. Bisogna però precisare che in quel caso sono stati registrati solo i casi più gravi mentre il numero totale degli infettati è sconosciuto.
È chiaro, però, che l’impatto del nuovo virus consiste nel fatto che la maggioranza della popolazione non ha un pregresso di contatto con i suoi antigeni e quindi la sua capacità di dare infezione e malattia è elevata. È prevedibile che molte persone si ammaleranno in poco tempo e questo avrà un impatto significativo su attività socialmente rilevanti.

Dunque, le preoccupazioni di tipo epidemiologico in termini di salute pubblica sono al tempo stesso ampie perché ampio sarà il numero degli infettati malati ma anche ristrette perché l’impatto clinico sarà comunque di proporzioni contenute.

Come comportarsi in caso di contagio o sospetto di contagio del virus A H1N1?

È buona norma osservare il riposo, limitare le attività sociali, non solo per ridurre l’esposizione di altri soggetti alla nostra infezione, ma soprattutto per ridurre il rischio di esporsi ad altre infezioni. Se si sta male è consigliabile rimanere in casa e/o a letto per evitare che dopo l’infezione da virus influenzale subentri una complicanza di tipo batterico. Tipicamente, infatti, il virus influenzale apre la strada alla contaminazione e alla virulentazione di altri agenti patogeni che a volte risiedono, in modo asintomatico nelle mucose del soggetto.

La prudenza in questi casi è la migliore strategia, cui aggiungere, se si vuole, antipiretici, alimentazione leggera, alimenti quali gli agrumi che sono ricchi di vitamina C. Ma niente antibiotici fai da te!

Cosa si prevede possa accadere quando arriverà l’influenza stagionale?

L’influenza stagionale arriverà puntualmente come ogni anno e co-circolerà con il virus A H1N1. Verrà messa a punto, simultaneamente, la doppia vaccinazione utile in particolare per chi ha un ruolo in servizi pubblici di primario interesse collettivo, come ad esempio gli agenti di polizia, gli insegnanti, i medici, gli autisti di mezzi di trasporto pubblico ed altri ancora.

L’OMS ha dichiarato la fase 6 di allerta pandemica. Quali sono le conseguenze per l’italia?

Per l’Italia, come per tutti gli altri Paesi, ci sarà un prevedibile significativo aumento dell’incidenza di nuovi casi che aumenterà mano a mano che le condizioni che favoriscono il contagio si realizzeranno e, quindi, quando scenderà la temperatura, si starà meno all’aria aperta e ci si concentrerà in luoghi chiusi. Inoltre, il numero dei casi aumenterà con l’avanzare del freddo anche perché il freddo limita alcuni meccanismi di difesa naturale nei confronti delle infezioni virali e per questo rappresenta un facilitatore della propagazione delle infezioni.

Che cos’è la pandemia influenzale?

La pandemia è la manifestazione epidemica del virus dell’influenza su scala planetaria. Si verifica quando l’infezione è presente simultaneamente in tutti i Continenti.

I vaccini antinfluenzali stagionali proteggono dal virus A H1N1?

No. In realtà ogni vaccino protegge verso i ceppi contenuti nel vaccino stesso. Dal momento che nell’influenza stagionale esiste la co-circolazione di alcuni ceppi prevalenti, in genere ogni vaccino è multi-specifico e protegge nei confronti di diversi virus. Inoltre, poiché i virus che circoleranno nell’anno successivo saranno leggermente diversi rispetto a quelli dell’anno precedente, ogni anno si raccomanda di ripetere la vaccinazione.

Nel caso dell’A H1N1, il vaccino che sarà prodotto verso questo virus non proteggerà verso l’influenza stagionale quindi sarà necessario somministrare sempre il doppio vaccino.

Per quale ragione si legge che le persone più a rischio sono quelle tra i 22 e i 27 anni d’età?

In realtà, dall’analisi dei casi riportati in Messico emerge che il picco di infezione, comprese le forme clinicamente più gravi, si è osservato nelle fasce di età comprese tra 5 e 59 anni. Ciò perchè alcune sequenze del virus A H1N1 hanno già circolato verso la fine degli anni ’50, precisamente durante la pandemia del 57. I soggetti che in quell’epoca hanno avuto un contatto con quel virus hanno una sorta di protezione parziale verso gli antigeni di questo nuovo virus. Chi è nato dopo non ha un archivio di immunità al quale attingere e quindi è esposto al rischio di contagio e alla possibilità di sviluppare la malattia.

Quali sono le differenze di pericolosità tra l’H5N1 (l’influenza Aviaria) e l’A H1N1?

L’aviaria aveva un tasso di letalità che in alcuni casi ha superato il 50%, 100 volte superiore a quello dell’influenza suina che è dello 0,45%.
La pandemia da aviaria sarebbe stata una vera emergenza mondiale, probabilmente di proporzioni difficili da immaginare. La fortuna, in quel caso, ha voluto che pur essendosi realizzato il salto di specie dai volatili all’uomo, il virus non abbia mai acquisito quella modificazione strutturale che gli avrebbe consentito di diventare altamente diffusivo e quindi di diventare una vera emergenza pandemica.

Perché l’A H1N1 è paragonata per diffusione pandemica all’Asiatica e alla Spagnola?

In effetti una pandemia è per molti aspetti simile ad un’altra, però esistono delle differenze che non possono passare inosservate. La prima e più impressionante è la rapidità con cui l’infezione, nel nostro mondo, si diffonde da un Continente all’altro grazie agli spostamenti veloci che gli uomini possono fare. Ciò contrae enormemente i tempi necessari a trasformare una epidemia in una pandemia.
La seconda enorme differenza sta nel fatto che sono cambiate le condizioni generali della popolazione mondiale. la Spagnola, ad esempio, si è diffusa nel 1917, in concomitanza con la Grande Guerra e quindi in una situazione di relativo impoverimento generale, di privazioni di tipo alimentare, di minore salute generale, in una situazione, dunque, di grande disagio socio-economico. In generale però, il tasso di letalità dell’Asiatica e della Spagnola non è stato altissimo. I morti sono stati molti perché sono stati moltissimi i soggetti infettati.

Tra l’altro anche il pericolo paventato che questa influenza potesse avere un tasso di mortalità elevato, dedotto dal numero dalle vittime dei primi focolai in Messico, è una distorsione derivante dal fatto che i casi riconosciuti sono stati solo quelli clinicamente rilevanti che, a loro volta, sono un numero limitato rispetto al numero degli infettati. C’è da considerare, infatti, che tutte le infezioni virali hanno una variabilità di espressione clinica che va dalla assoluta assenza di sintomi, alla malattia clinicamente evidente. Naturale che i casi che arrivano all’attenzione all’inizio di un evento epidemico sono quelli più gravi, e la probabilità che qualcuno muoia è più elevata.

Esistono categorie a rischio? A chi è consigliato il vaccino contro il virus H1N1?

Il rischio di influenza lo corriamo tutti semplicemente andando in strada. In altri termini, ogni persona che fa vita sociale è esposta al rischio di infettarsi e ammalarsi e, a voler essere prudenti, potrebbe giovarsi di una profilassi attiva attraverso il vaccino.
Però esistono delle priorità da tenere presenti: un soggetto in buone condizioni generali, che non soffre di malattie croniche, in seguito all’infezione contrae una malattia sostanzialmente benigna, che guarisce in poco tempo e che lascia una solida immunità verso quel ceppo virale.

Ben diverso è invece il potenziale patologico che l’influenza può avere se il soggetto è anziano, cardiopatico, diabetico o ha altre malattie o è immunodepresso. In questi casi la malattia sarà più grave ed è dunque preferibile prevenirla. In queste categorie di persone la vaccinazione andrebbe fortemente raccomandata, potenziando l’azione del Medico di Medicina Generale che interagisce singolarmente e capillarmente con la popolazione.

In caso di pandemia, dal momento che l’evento pandemico può avere ricadute nell’organizzazione sociale, sarebbe estremamente importante che la politica vaccinale fosse ben indirizzata a tutte le persone che svolgono un ruolo socialmente rilevante delle quali non si può fare a meno senza che la tenuta organizzativa del Paese ne risenta.

Che consiglio si può dare alle donne incinte?

Anche le donne in gravidanza rappresentano una categoria nella quale l’infezione da virus influenzale è potenzialmente più grave. Il vaccino, peraltro, non solo non è controindicato, ma è fortemente raccomandato nelle donne in gravidanza.

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