Interventi di chirurgia plastica malriusciti

interventi di chirurgia plastica malriusciti
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Il 20% degli INTERVENTI di chirurgia plastica o ricostruttiva viene eseguito con lo scopo di rimediare ad INTERVENTI precedenti malriusciti. L’allarmante dato emerge dal meeting dell'Associazione di Chirurgia plastica ed estetica che accusa gli operatori non professionisti, poco esperti, che effettuano interventi inappropriati e sbagliati e usano sostanze non certificate.

Sostanze che non offrono garanzie di sicurezza e di qualità e che spesso sono del tutto sconosciute addirittura agli occhi dei medici che vengono chiamati, in un secondo momento, a rimuoverle. Un intervento malriuscito può essere causa di infezioni, asimmetrie, paralisi, ma spesso a ricorrere ad interventi di riparazione sono le persone che hanno deciso di sottoporsi ad operazioni di chirurgia plastica quando erano troppo giovani, e che poi si sono pentite o non sono soddisfatte del risultato.

Nel 2011, in occasione di un convegno, Carlo Flamigni, membro del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) rese noto che addirittura il 68% degli interventi di chirurgia estetica era fatto per riparare ad errori compiuti in un precedente intervento. E il numero di giovanissime che si pentono del ritocco dopo qualche anno, o qualche mese, resta elevato.

Il condizionamento sociale gioca un ruolo determinante per le adolescenti che sono particolarmente vulnerabili di fronte alle suggestioni di una bellezza esteriore perfetta e irraggiungibile. Una teenager su tre non si piace e una su cinque vorrebbe un seno più abbondante.

Il ruolo del medico in questo contesto riveste un’importanza fondamentale perché spetta a loro, ai veri professionisti, informare correttamente le giovani pazienti, aiutarle a capire se l’intervento sia davvero indispensabile e risolutivo per un disagio interiore oppure no.

Il punto di vista
Chirurgia plastica‚ ricostruttiva ed estetica Medicina estetica

Sentir parlare di 'ritocchino' è al giorno d'oggi sempre più frequente ma a colpire soprattutto è il fatto che tale termine non viene usato per indicare trattamenti estetici minori come il diminutivo farebbe supporre, ma più in generale qualunque tipo di trattamento estetico anche chirurgico.

Questo dipende dalla sempre maggior diffusione e conoscenza dei trattamenti di chirurgia plastica da parte del pubblico, tanto da far sembrare ad alcuni che un atto chirurgico sia poco più di una passeggiata. Naturalmente a molti chirurghi, quelli con meno scrupoli diciamo così, questo tipo di messaggio fa comodo perchè consente, di fronte a pazienti già ben predisposti, di minimizzare i rischi e magnificare i vantaggi di ciò che stanno per proporre.

Ecco perché la percentuale di correzione di interventi sbagliati, insufficienti ed impropri sta preoccupantemente aumentando e spesso si caratterizza con il paradosso che per rimediare ad un intervento X ne serve (o ne servono) uno Y più lungo, complesso e rischioso. Che fare dunque?

Intanto diffidare di chi propone soluzioni troppo semplici, prive di rischi e dalle prospettive mirabolanti: il chirurgo serio non nasconde o minimizza i possibili aspetti negativi ma li evidenzia con onestà. Poi domandarsi perchè eventualmente un chirurgo spinge troppo insistentemente verso un tipo d'intervento e ne sconsiglia vivamente un altro (magari proprio quello per cui ci si era rivolti a lui): può significare che sa eseguire bene il primo e non il secondo e punta a convincere il paziente a seguire la sua indicazione anche se non è la migliore in quel caso.

Infine guardare con molta cautela ai 'paradisi' esteri e alla chirurgia low cost in genere: a parte il rischio di trovare strutture fatiscenti e materiali di bassa qualità, se poi accade una qualunque complicanza (che capita anche ai chirurghi bravi) si è costretti a costosi viaggi transoceanici per visite di controllo che annullano gli effetti del risparmio, oppure a rivolgersi a chirurghi 'riparatori' locali a cui pagare una seconda costosa parcella.

06/06/2015
29/04/2013
TAG: Chirurgia plastica‚ ricostruttiva ed estetica