L'importanza della prima impressione. Davvero è quella che conta?

Molti studi hanno indagato sul modo in cui ci facciamo un'idea di una persona appena conosciuta.
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La prima impressione è davvero quella che conta, come sentiamo spesso ripetere?

Alcuni studi si sono posti questa domanda, cercando di indagare sul modo in cui il cervello reagisce quando vede una persona per la prima volta e sono giunte alla conclusione che siamo in grado di farci un’idea semplicemente guardando una foto e questa capacità di giudizio immediata è ad appannaggio soprattutto delle donne.

A scattare una fotografia delle varie ricerche che si sono occupate di questo tema è stato l’Huffington Post. Questi i dati che sono emersi dagli studi in proposito:
  • l’essere umano è capace di farsi un’idea di una persona guardandone semplicemente la fisonomia in una frazione di secondo, naturalmente si tratta di una valutazione basata sul pregiudizio, che però non sembra poi cambiare di molto quando si ha più tempo a disposizione.
  • I pregiudizi trovano radici anche negli stereotipi che ci vengono inculcati. Uno studio, ad esempio, ha dimostrato che dopo aver comunicato in anticipo ai partecipanti se le persone che avrebbero incontrato erano gay o eterosessuali i volontari hanno continuato ritenere che i soggetti incontrati erano di quel preciso orientamento sessuale anche dopo aver rivelato che non era così. Ciò dimostra, quindi, che i pregiudizi che si basano sugli stereotipi sono difficili da eliminare.
  • La prima impressione è diversa se ci si incontra di persona oppure online o in video. Gli studi hanno dimostrato che il giudizio che ci facciamo di una persona incontrata per la prima volta in video è in genere peggiore rispetto a quella che emerge dopo averla incontrata dal vivo.  Questo dato è importante soprattutto se si pensa ai rapporti lavorativi. E, guardando ai colloqui di lavoro (occasioni in cui tutti desiderano dare una buona impressione), le ricerche hanno evidenziato che molto giocano abbigliamento, postura durante il colloquio e la stretta di mano (una stretta di mano debole non fa mai una buona impressione).
Come fare una buona impressione al primo incontro? La psicologa Amy Cuddy offre qualche consiglio:
  • lasciare che l’altra persona parli per prima, magari ponendo una domanda di apertura
  • far sì che l’interlocutore si senta compreso e a proprio agio, in questo modo si conquista fiducia e si può migliorare il giudizio che questa persona ha nei nostri confronti, anche se la prima impressione non è stata convincente.
Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia
Nel mio lavoro mi occupo spesso di persone che si rivolgono a me perché il loro vivere è compromesso dal fatto che danno un peso eccessivo a quello che gli altri potrebbero pensare di loro. È il cosiddetto “metapensiero”, quando si compiono delle inferenze sul pensiero stesso, in questo caso sul pensiero dell’altro. Chi lo fa, presagisce il contesto sociale come giudicante e ostile ma facendo ciò compie una previsione sbagliata, dettata non da un ragionamento razionale bensì da un senso profondo di inadeguatezza.

Per smettere di temere il giudizio degli altri, come prima cosa bisogna imparare a non giudicarsi negativamente.

Ogni tanto vedo in giro un ragazzo vestito in modo particolare che cammina spedito con una grossa campana attaccata al collo; non si pone il minimo problema su cosa possa pensare di lui chi lo osserva: egli si accetta così com’è senza giudicarsi.

Ogni tanto ai miei pazienti chiedo “se riuscissi tu ad andare in giro con una campana al collo senza vergognarti, che effetto ti farebbe poi affrontare l’esame universitario o il colloquio di lavoro?”. Immancabilmente, in confronto alla campana tutto il resto perde di significatività.

Se dovessi dare io dei consigli su come fare una buona impressione al primo incontro, risponderei così: imparate prima a fare una buona impressione a voi stessi, e per farlo sviluppate delle risorse.

Un suggerimento pratico? A casa vostra registratevi mentre simulate una presentazione. Riascoltatevi poi a distanza di qualche giorno, trovate gli errori, correggeteli e registratevi nuovamente. I margini di miglioramento sono enormi.
Buon lavoro.  
29/10/2015
29/10/2015
TAG: Psicologia | Salute mentale