Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, ha dichiarato nei giorni scorsi che intende sottoporsi ad angioplastica delle vene cerebrali per trattare la Sclerosi Multiplada cui è affetta.

Si tratta del metodo messo a punto da Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara, ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica internazionale. Secondo Zamboni esiste una correlazione particolarmente significativa tra i sintomi e il peggioramento della Sclerosi Multipla e la CCSVI, (insufficienza venosa cerebro-spinale cronica), una malformazione dei vasi sanguigni che fa sì che i vasi stessi siano ostruiti e il passaggio del flusso sanguigno sia ostacolato.

L’idea di Zamboni è che rimuovendo l’ostruzione nei vasi si rallenterebbe la progressione della malattia e si assisterebbe a un miglioramento dei sintomi. La presa di posizione ufficiale della Mantovani, presidente della CCSVI nella Sclerosi Multipla – ONLUS,  ha fatto molta eco anche perché ad essere tirata in ballo è stata anche l’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), colpevole, secondo la Mantovani, di non essere in grado di rappresentare i pazienti: “l'assenza di risposta delle istituzioni italiane fa sì che un numero sempre più alto di malati vada a farsi operare all'estero; l'intervento si fa in tutto il mondo tranne che nel Paese dove è stata fatta la scoperta”, ha precisato la vedova Pavarotti.

L’Aism ha replicato che è in atto uno studio epidemiologico, avviato qualche mese fa, che sta procedendo come da protocollo: “il progetto di ricerca partirà non appena verrà ricevuto il protocollo definitivo”. L’Aism ha anche ricordato ai pazienti di “non sottoporsi all'operazione se non all'interno di studi clinici controllati e di non affidarsi a cliniche private”.

Ma perché il metodo Zamboni è così rivoluzionario e ha un tale seguito di pazienti? La CCSVI (insufficienza venosa cerebro-spinale cronica) è una malformazione delle vene che portano il Sangue fino al cervello. Secondo Zamboni questa patologia è strettamente connessa con la Sclerosi multipla perché il rallentamento del flusso sanguigno nel cervello provoca un anomalo accumulo di ferro e se si cura la CCSVI, liberando i vasi occlusi con l’angioplastica, si possono ritardare i sintomi della Sclerosi Multipla e migliorare le condizioni di salute del paziente.

Non tutti gli esperti, però, sono d’accordo: qualcuno dichiara che non tutti i pazienti con Sclerosi Multipla hanno la CCSVI e altri che questa condizione è presente anche in una percentuale di persone sane. Le associazioni di pazienti premono affinché le sperimentazioni entrino nel vivo al più presto, anche per evitare che ci sia un fiorire di iniziative private poco chiare che possano cavalcare le speranze degli ammalati.

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