Gli uomini di razza bianca rappresentano i soggetti maggiormente coinvolti negli studi clinici finalizzati a testare farmaci, terapie e gli effetti di nuove scoperte in ambito scientifico. Ciò fa sì che alcune fette di popolazione non vengano adeguatamente rappresentate nei trial clinici, ad esempio i bambini e le donne.

Pensiamo alla menopausa. Per anni i medici hanno prescritto alle donne in Menopausa un mix di ormoni estrogeni e progestinici per aiutarle a sentirsi meglio, ma nel 1991 i ricercatori del National Institutes of Health statunitense hanno deciso di vederci chiaro e di volere risposte più precise sulla questione e hanno avviato il più ampio studio mai realizzato sulla popolazione femminile.

Il Women's Health Initiative (WHI) ha visto coinvolte più di 68mila donne in menopausa che sono state divise in vari gruppi: alcune assumevano la Terapia ormonale combinata, alcune solo estrogeni ed altre un placebo. Risultato: dopo 10 anni i ricercatori hanno posto fine allo studio perché era evidente che gli ormoni mettevano a rischio la salute delle donne.

E allora i ricercatori hanno continuato a portare avanti lo studio per indagare sugli effetti che altri interventi sanitari, da modifiche alimentari all’integrazione di vitamina D e calcio, potevano avere sulle donne. Le migliaia di dati raccolti in questi decenni nell’ambito del WHI sono a disposizione di scienziati e studiosi. Ecco una sintesi delle principali evidenze emerse da questo studio:

  • terapia ormonale in menopausa: l’uso a lungo termine di estrogeni e progestinici espone ad un aumento del rischio di cancro al seno, infarto, ictus, emboli anche se sembra diminuire il rischio di tumore al colon e fratture all’anca e può aumentare l’aspettativa di vita nelle donne che hanno subito un’isterectomia. Ogni paziente ha una sua storia personale che va presa in debita considerazione prima di prescrivere una terapia ormonale.
  • Dieta: l’alimentazione a basso contenuto di grassi fa bene ma non è sufficiente a ridurre significativamente il rischio di malattie cardiovascolari o di tumore al seno o al Colon. È indispensabile integrare una sana alimentazione con l’esercizio fisico regolare.
  • Integratori: l’assunzione di calcio e vitamina D può contribuire ad aumentare la densità ossea dell’anca, ma non è sufficiente a ridurre il rischio di fratture. E nemmeno a ridurre il rischio di tumore al colon, quindi bisogna valutare se ne valga davvero la pena.
  • Zuccheri e soda: le donne che bevevano due o più bibite gassate al giorno hanno un maggiore rischio di infarto, ictus ed altri disturbi cardiaci. Anche se i ricercatori non sono riusciti a dimostrare l’esistenza di un collegamento diretto, consigliano fortemente di limitare il consumo di zuccheri.
  • Melanoma: se si è ad alto rischio di melanoma l’assunzione quotidiana di acido acetilsalicilico può contribuire a ridurlo del 20%. Inoltre questo farmaco offre numerosi benefici, come una protezione nei confronti di malattie cardiovascolari. Il medico valuterà la situazione di ogni paziente prima di prescrivere un’eventuale terapia quotidiana.
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