Il lavoropuò diventare una malattia? Un’ossessione? Per i più il lavoro è solo una parte, seppur cospicua, della propria giornata, per molti è noiosa routine.

Per qualche fortunato è il sogno di una vita. Ma per qualcuno diventa l’unica ragione di vita. Al punto tale da ammalarsi di lavoro perchè non si è più in grado di staccarsi dalla scrivania  e dagli impegni. Nemmeno di notte.

Il caso più eclatante è quello di Antonio Horta-Osorio, 50 anni, numero uno del Lloyds Banking Group, un’autentica istituzione bancaria del Regno di Sua Maestà, che lo scorso ottobre aveva annunciato di punto in bianco di aver bisogno di prendersi una pausa dal lavoro perché glielo aveva prescritto il medico.

Colpito da quella che gli esperti definiscono ITSO, 'inability to switch off' (Sindrome dell’incapacità di staccare la spina), il manager non riusciva più in alcun modo a conciliare la propria vita personale e sociale con quella lavorativa. Esisteva solo il suo lavoro, anche di notte. E infatti non riusciva più a dormire. Lavorava anche col buio.

Sempre attaccato a grafici, computer, numeri. Prima che il medico gli imponesse lo stop aveva trascorso cinque giorni e cinque notti attaccato ai suoi documenti e ai suoi file, senza riuscire a chiudere occhio. Incapacità di delegare? Sicuramente. Ambizione e vanità? Senza dubbio.

Ma ciò che ha trasformato un temuto e ricchissimo manager della City in un insonne cronico, obbligato al ricovero per esaurimento nervoso è stata una vera e propria sbronza da lavoro. Mentre il resto della sua vita, gli affetti e le passioni, scivolava via.

Horta-Osorio è tornato a lavoro dopo qualche settimana, più sano e agguerrito di prima e con l’ottimo proposito di dormire otto ore al giorno tutti i giorni. Anche senza voler scomodare i grandi della finanza dovremmo, tutti, ridimensionare l’ossessione legata al lavoro e provare a viverlo come uno dei tanti aspetti della vita di un essere umano.

A ribadirlo è anche un recente studio anglofinlandese pubblicato su PLoS ONE che ha visto coinvolti duemila impiegati governativi britannici di età compresa tra i 35 e i 55 anni. I ricercatori hanno scoperto che trascorrere 11 ore al giorno a lavoro aumenta di 2 volte  e mezzo il rischio di cadere in depressione.

Al contrario, chi segue un ritmo di vita più regolare e non lavora più di 7/8 ore al giorno mostra un migliore benessere psicologico. I più vulnerabili di fronte al troppo lavoro? I giovani, le donne e chi lavora tanto e guadagna poco. Al contrario gli uomini che lavorano tanto e guadagnano tanto sembrano resistere di più ai colpi della Depressione.