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07/03/2017

Biotestamento, a che punto siamo in Italia?

biotestamento a che punto siamo in italia
Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

La vicenda di Fabiano Antoniani, l’uomo divenuto cieco e tetraplegico in seguito ad un incidente stradale e morto lo scorso 27 febbraio grazie a una procedura di suicidio assistito in Svizzera, ha riaperto il dibattito sul biotestamento, l’eutanasia, il suicidio assistito e - più in generale - su quanto alle persone sia concesso il diritto all’autodeterminazione (dunque a decidere se rifiutare le cure o scegliere di mettere fine alla propria vita).

Sull’argomento, al Parlamento italiano, sono state presentate diverse proposte di legge; sei, presentate alla Camera, sono state assegnate in sede referente alle commissioni Affari sociali e Giustizia. Si tratta di un dibattito particolarmente delicato che nel nostro Paese si apre e si chiude ciclicamente, soprattutto in corrispondenza di vicende individuali (come quelle di Piergiorgio Welby, di Eluana Englaro e dello stesso Antoniani, noto come Dj Fabo) o nell’ambito di campagne promosse da associazioni e movimenti; confronti che non hanno determinato cambiamenti significativi della legislazione, tant’è che Antoniani ha trovato nella Svizzera (e non in Italia, dove questa pratica è illegale) il Paese nel quale poter accedere al suicidio assistito. 

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In Svizzera, il paese nel quale ha scelto di morire Dj Fabo, la legge permette il suicidio assistito se prestato senza motivi “egoistici”.

La legge dopo la morte di Eluana Englaro

Prima del suo ultimo viaggio, in una lettera-testamento affidata all’associazione Luca Coscioni, Antoniani ha spiegato il senso e l’obiettivo della sua scelta: “Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia”. Un caso, il suo, che ha dato un’accelerazione decisiva alla legge sul testamento biologico, che - su decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio - approderà alla Camera il 13 marzo.

Ad ogni modo occorre ricordare che, in Italia, l’ultimo tentativo di legiferare sul cosiddetto “fine vita” fu intrapreso nel 2010, dopo la morte di Eluana Englaro: un disegno di legge approvato alla Camera prevedeva la possibilità di esprimere un testamento biologico (Dichiarazione anticipata di trattamento); il testo stabiliva la garanzia di alcuni “principi”: la vita umana, la dignità personale, l’impedimento all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, il consenso informato come presupposto di ogni trattamento sanitario. All’atto pratico, vietava ai pazienti di usufruire sia del suicidio assistito sia dell’interruzione dell’alimentazione e l’idratazione, consentendogli di decidere quali trattamenti sanitari rifiutare nel caso di una futura perdita della propria capacità di intendere e di volere. Tali dichiarazioni, però, non erano vincolanti per il medico, che quindi avrebbe dovuto decidere autonomamente. La proposta di legge fu approvata dalla Camera ma non dal Senato.

Testamento biologico: il vuoto legislativo

La Convenzione di Oviedo rappresenta il primo trattato internazionale sulla bioetica, redatto e sottoscritto nel 1997 su impulso del Consiglio d’Europa. Ed è proprio la mancata ratifica di questa convenzione a determinare, in Italia, il vuoto legislativo sul testamento biologico.
La Convenzione - secondo cui “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione” - è entrata in vigore nel 1999 e il nostro paese l’ha recepita nel 2001. Però il Parlamento, da parte sua, non ne ha mai votato la ratifica né ha adeguato il suo ordinamento ai principi del trattato, pertanto tecnicamente non ne fa ancora parte. Il codice di deontologia medica riconosce i principi della convenzione, ma in assenza di una legge specifica numerosi casi, tra cui quello di Eluana Englaro oppure di Piergiorgio Welby, si sono conclusi nelle aule dei tribunali.

TAG: Medicina legale | Anestesia rianimazione e terapia intensiva | Oncologia | Farmacologia | Psicologia | Tumori | Salute mentale | Igiene e medicina preventiva
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