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22/06/2017

Dal veleno di serpente arriva un farmaco antipiastrinico

dal veleno di serpente arriva un farmaco antipiastrinico
Massimo Canorro
Scritto da:
Massimo Canorro
Giornalista & web content editor

Un farmaco che utilizza una proteina derivata dal veleno della vipera di Wagler (Tropidolaemus wagleri, un serpente velenoso dal colore verde brillante che vive tra la Tailandia meridionale, la Malesia peninsulare, Singapore e le isole dell’Indonesia fino a quelle più meridionali delle Filippine) potrebbe ridurre in modo effettivo la formazione di coaguli di sangue nei topi, senza l’effetto collaterale di un eccessivo sanguinamento. È quanto emerge da uno studio i cui esiti sono stati pubblicati dalla rivista Arteriosclerosis, thrombosis, and vascular biology. Il coautore della ricerca Jane Tseng, del Graduate Institute of Biomedical Electronics and Bioinformatics and Drug Research Center al National Taiwan University a Taipei è convinto che il farmaco potrebbe fornire un’alternativa più sicura agli attuali farmaci antipiastrinici.

Come agiscono gli antipiastrinici?

Si tratta di una classe di farmaci utilizzati, nell’ambito della prevenzione e del trattamento di ictus, infarto e malattie cardiache. I farmaci antipiastrinici agiscono impedendo alle piastrine di aggregarsi e sono efficaci per quanto riguarda la riduzione della formazione di coaguli di sangue; ma un loro effetto collaterale eccessivo è il sanguinamento dopo una lesione.

Qui la novità: il team di ricercatori ritiene che la proteina del veleno di serpente trowaglerix potrebbe spianare la strada ad un nuovo farmaco antiaggregante altrettanto efficace, ma che non provoca un sanguinamento importante.

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Un farmaco di nuova concezione

Dalle ricerche che il professor Tseng e il suo team hanno condotto, è emerso che trowaglerix interagisce con la “glicoproteina VI” (GPVI), una proteina che si trova sulla superficie delle piastrine per determinare coaguli di sangue. Gli studi dimostrano che le piastrine prive di GPVI non hanno la capacità di formare coaguli di sangue e ciò riduce il sanguinamento negli esseri umani. Ragione, questa, per la quale i ricercatori suppongono che l’inibizione di GPVI può avere un doppio effetto: prevenire la coagulazione del sangue e impedire un eccessivo sanguinamento.

Studiando la struttura della proteina trowaglerix, il team di ricercatori è riuscito a creare un farmaco che impedisce l’attività di GPVI e a testarlo sulle piastrine, scoprendo che ostacolava la loro aggregazione. Il farmaco è stato anche testato sui topi, con risultati incoraggianti: rispetto ai topi che non sono stati trattati, i topi trattati hanno mostrato una più lenta formazione di coaguli di sangue. Oltretutto, i topi trattati non hanno avuto episodi di sanguinamento.

Dal veleno alla medicina, nuovi (possibili) farmaci

La Food and Drugs Administration (FDA), l’Agenzia dei farmaci statunitense, ha dato l’ok ad una serie di medicinali che derivano dal veleno di animali (sanguisughe, scorpioni e lucertole) per trattare sia disturbi cardiovascolari sia dolore cronico e diabete.

Altri sono in fase di sperimentazione clinica e molti di più in fase preclinica. Il veleno è un cocktail di tossine naturali e su queste tossine si fondano i nuovi farmaci: nel momento in cui si scoprono gli effetti benefici del veleno sull’organismo, questo viene scisso e vengono isolate le tossine per studiarne prima la struttura e capire su quali recettori lavorano all’interno delle cellule umane. Dal veleno al farmaco, l’iter è lungo e complesso.

Per approfondire guarda anche: “Farmaci antiaggreganti”

TAG: Cuore | Ematologia | Farmacologia | Malattie dell'apparato cardiovascolare | Neurologia | Malattie neurologiche
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