Mercoledì 4 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale, promossa come ogni anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per informare e accendere i riflettori sulla sessualità e sulla salute sessuale.

Purtroppo in Italia di questa preziosa occasione si parla pochissimo. Nonostante il nostro Paese faccia parte delle 35 nazioni che aderiscono alla celebrazione, e benché all’estero si organizzino convegni, seminari, interventi nelle scuole, negli ospedali, all’università e in piazza, mostre e incontri, da noi la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale passa quasi sempre sotto silenzio.

Si può comunque partecipare all’evento attraverso i social network utilizzando gli hashtag ufficiali: #WorldSexualHealthDay, #WSHD2019, oppure #sexualityeducationforall.

Cosa si intende per benessere sessuale?

La Giornata Mondiale del Benessere Sessuale è nata nel 2010 e coordinata dalla World Association for Sexual Health (WAS), istituzione che quest’anno celebra i 40 anni di attività.

L’idea di promuovere una maggiore consapevolezza sociale della salute sessuale in tutto il mondo si riflette anche nel tema scelto per il 2019, il cui slogan è Sexuality Education for all: a bridge to sexual health (un’educazione sessuale per tutti: un ponte verso il benessere sessuale). Che cosa si intende dunque per benessere sessuale?

Scrive l’Oms che

“la salute sessuale è uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità; non è solo assenza di malattia, disfunzioni o infermità.

La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per la salute sessuale, da raggiungere o mantenere, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati, protetti e messi in atto”.

Giornata Mondiale del Benessere Sessuale 2019: “educazione sessuale accessibile a tutti”

Nel 2019 I riflettori della Giornata Mondiale del Benessere Sessuale sono puntati sull’importanza dell’educazione sessuale.

Vogliamo sottolineare che le persone di ogni età e contesto sociale dovrebbero poter accedere a una educazione sessuale

scrivono gli organizzatori. Il diritto a essere informati sulla sessualità e sulla salute sessuale dovrebbe riguardare tutti e a tal proposito il WAS ha elaborato proprio un’apposita “Declaration of Sexual Rights”, nella quale, all’articolo 10, si legge che “l’educazione sessuale a cui tutti avrebbero diritto deve essere: adeguata all’età, scientificamente corretta, culturalmente valida e basata sui diritti dell’uomo, la parità di genere e un approccio positivo alla sessualità e al piacere”. Un’educazione inclusiva dunque, senza le discriminazioni e i pregiudizi che generano ancora oggi disparità e violenza ovunque.

Sesso e salute sessuale, gli italiani ne sanno troppo poco

A proposito di educazione sessuale, quanto ne sappiamo in Italia?

Una recente indagine condotta su oltre quarantamila adolescenti e adulti conferma molte le lacune in materia, soprattutto per quanto riguarda le malattie sessualmente trasmesse e la fertilità.

Nelle famiglie se ne parla poco e la società è piena di tabù. Il progetto “Studio nazionale fertilità”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e condotto, tra il 2016 e il 2018, con la collaborazione delle Università La Sapienza di Roma e Alma Mater Studiorum di Bologna, oltre che dell’ospedale evangelico internazionale di Genova, ha dipinto un ritratto dei ragazzi italiani (oltre 16.000 adolescenti tra i 16 e i 17 anni) svelando una conoscenza ancora approssimativa delle informazioni utili a vivere la sessualità senza tabù e a evitare infezioni e gravidanze indesiderate.

Se per esempio è vero che il preservativo, tra i più giovani, è il metodo contraccettivo più utilizzato, un adolescente su dieci non prende alcuna precauzione, mentre oltre uno su tre ricorre al coito interrotto o al calcolo dei giorni fertili per avere rapporti non protetti.

Preoccupa lo scarso approccio con gli specialisti. Mentre quasi il 75% delle ragazze ha già fatto una visita ginecologica, soltanto un ragazzo su quattro è stato dall’andrologo.

I consultori, inoltre, i presidi che dovrebbero essere preposti a fornire informazioni anonime in materia di contraccezione, diagnosi precoce dei tumori femminili e interruzione volontaria di gravidanza, sono realtà spesso ignote ai ragazzi ma anche a molti adulti che avrebbero bisogno di un supporto.