Roma, 30 lug. (Adnkronos Salute) - Buone notizie per gli amanti del caffè. Le evidenze scientifiche, infatti, oltre a scagionare questa bevanda dall'accusa di far aumentare le malattie cardiovascolari e i rischi di tumori, "sottolineano anche il fatto che il consumo di 3-5 tazzine al giorno proteggono dallo sviluppo di diverse malattie croniche. Non bisogna, però, eccedere: andare oltre i 400 mg di caffeina al giorno per gli adulti in salute (e i 200 - due tazzine scarse - mg per le donne in gravidanza o durante l’allattamento) può avere effetti collaterali". E' quanto si legge sulla pagina Facebook 'MedicalFacts' di Roberto Burioni, in cui Renata Gili, medico di sanità pubblica, fa il punto sulle attuali conoscenze scientifiche su rischi e benefici di caffè e caffeina. Elencando gli effetti scientificamente provati e sgombrando il campo dalle false credenze.
"Le evidenze attuali suggeriscono - sintetizza Gili - che un moderato consumo di tè o caffè possano tranquillamente far parte di uno stile di vita sano ed equilibrato, e questa è un’ottima notizia". Il caffè, principale fonte di caffeina per gli adulti, infatti, "fa parte della nostra cultura e della nostra vita sociale ed è comunemente utilizzato per farci stare più svegli e aumentare la nostra produttività". Oltre alla caffeina, però, la bevanda "contiene un’ampia gamma di altre sostanze (polifenoli, magnesio, potassio, vitamina B3 etc.), che possono ridurre lo stress ossidativo e modulare il metabolismo lipidico e degli zuccheri".
Per quanto riguarda il sistema nervoso, come sperimentato da tutti, "il consumo di caffeina può renderci più vigili durante compiti di lunga durata che dobbiamo portare a termine, come per esempio guidare la macchina per molti chilometri". Ma è anche vero che "se consumata nelle ore più tarde della giornata porta a problemi di sonno" e, se assunta in grandi quantità, "in particolar modo negli individui più suscettibili, potrebbe indurre ansia".
Ma questa sostanza "può contribuire alla riduzione del dolore aumentando l’efficacia dei farmaci antinfiammatori che prendiamo, per esempio, quando abbiamo mal di testa. Infine, diversi studi hanno dimostrato una correlazione fra la caffeina e la malattia di Parkinson, che contribuirebbe a ridurne il rischio, e con la demenza, anche in questo caso con un effetto protettivo".
I dati scientifici smentiscono anche una credenza ben radicata quella che il caffè sia vietato agli ipertesi. "Sebbene possa causare lievi aumenti della pressione arteriosa nel breve termine, in persone che non hanno mai consumato caffeina prima, gli studi non dimostrano la presenza di alcun rischio sulla pressione, nemmeno nei soggetti che soffrono di pressione alta e che bevono abitualmente caffè. Inoltre, non sembra esserci una correlazione fra l’assunzione di caffeina e l’insorgenza di fibrillazione atriale. In generale, il consumo di caffè (fra le 3 e le 5 tazzine al giorno) è stato associato a una riduzione dell’insorgenza di malattie cardiovascolari".
Il caffè e la caffeina, inoltre, "sembrano ridurre il rischio di calcoli della cistifellea. Gli studi sul metabolismo del nostro corpo ci dicono che la caffeina (non quella contenuta nelle bevande analcoliche zuccherate che la contengono, le quali hanno un altissimo contenuto calorico) può migliorare il bilancio energetico riducendo l’appetito e aumentando il metabolismo basale. Sebbene la caffeina possa, nel breve termine in persone che non consumano abitualmente il caffè, ridurre la sensibilità delle nostre cellule all’insulina, gli studi dimostrano che il consumo moderato di caffè non abbia, sul lungo termine, effetti di questo tipo e che possa, invece, ridurre il rischio di insorgenza di diabete di tipo 2. Inoltre, non c’è alcuna evidenza sul fatto che un consumo di caffè possa aumentare il rischio di tumore o di mortalità legata a cause oncologiche".