Milano, 26 lug. (Adnkronos Salute) - "E' vero: si stima che il 35% dei decessi Covid abbia riguardato persone con diabete e questo numero potrebbe essere anche superiore. E' un dato che ha molto spaventato i pazienti. Nella prima fase della pandemia", quando gli studi e i primi dati mostravano che i diabetici erano particolarmente a rischio, "eravamo preoccupatissimi, chiusi in casa, bloccati. E preoccupati lo siamo ancora oggi, con la minaccia varianti. Se ci siamo sentiti protetti? Si poteva fare sicuramente qualcosa di più. Cosa non lo so, ma sicuramente di approcci verso i fragili ce ne sono stati tanti e diversi. Abbiamo 20 sanità diverse e ci si sente più o meno tutelati a seconda di dove si vive. Bisognava avere invece un approccio unico e immediato, con forza e massima priorità. Perché il grosso dei numeri da lì è venuto. Quindi dal nostro punto di vista la tutela non è stata puntuale e precisa". A fare un bilancio con l'Adnkronos Salute sul prezzo pagato dai fragili a Covid-19 è Emilio Augusto Benini, presidente della Fand - Associazione Italiana Diabetici.
"Quando questa pandemia si è manifestata in tutta la sua forza, ad essere maggiormente colpite sono state le persone fragili, come quelle del mondo del diabete, la cui fragilità è dovuta alle varie complicanze che possono sviluppare, cardiopatie e tante altre problematiche. Nella prima fase, soprattutto all'inizio, quando poco si conosceva di questo virus, ogni Regione è andata un po' per conto suo. Questo per noi è un altro elemento significativo che ha pesato", è la riflessione di Benini.
Alcune Regioni, prosegue il presidente di Fand, "come le Marche o anche il Lazio, la fragilità l'hanno affrontata subito e sono state più correttamente posizionate nei confronti di questo universo, del quale i diabetici - essendo circa 4 milioni - rappresentano una grossa fetta. Altre Regioni, come la Lombardia ma non solo, sono arrivate più tardi a vaccinare tutti i fragili. Perché sia successo, se per mancanza di vaccini o altro, non lo so. Ma sta di fatto che alcune Regioni sono arrivate fortemente in ritardo".
Fra i diabetici "c'era paura - racconta ancora Benini - e si cercava di evitare contatti per sfuggire ai contagi, purtroppo però" il numero di perdite "è stato importante e abbiamo vissuto la prima fase in maniera molto problematica. Poi piano piano le cose sono andate migliorando. La vaccinazione ha preso corpo, e oggi i fragili al 90-95% dovrebbero essere tutti vaccinati. Ma noi viviamo comunque con questa paura" del rischio contagio. "Perché - osserva - è vero che abbiamo fatto tutti prima e seconda dose, ma ora c'è la minaccia delle varianti" di Sars-CoV-2, in particolare la Delta che corre e sta scalzando le altre, "che colpiscono soprattuto i giovani. Giovani che però vivono in casa con i loro genitori, che vedono i nonni. Il rischio contagio non viene mai azzerato. Quindi resta sempre una grande preoccupazione".