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23/01/2019

Trapianto di microbiota intestinale contro diabete e demenza

trapianto di microbiota intestinale contro diabete e demenza
Mara Pitari
Scritto da:
Mara Pitari
Giornalista & web content editor

È ancora una volta il microbiota il soggetto prediletto della ricerca scientifica. L’insieme dei microrganismi simbiontici che abita nel nostro intestino è ultimamente al centro di molti studi internazionali e di importanti risultati sul funzionamento del nostro organismo nel suo complesso. L’ultima scoperta arriva dall’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, e rivela che il trapianto del microbiota potrebbe aiutare a curare il diabete e la demenza.

Trapianto di microbiota contro diabete e demenza

Nell’intestino risiedono circa 500 specie di microrganismi: sono batteri, funghi, virus e protozoi. Una popolazione composta da miliardi di microbi che svolgono attività metaboliche e nutrizionali, hanno funzione protettiva e stimolano la risposta immunitaria di fronte all’attacco di agenti patogeni.

Per questi motivi lo studio del microbiota è diventato di estremo interesse per la medicina, perché a differenza di alcuni fattori che non sono modificabili e che incidono sull’insorgenza di malattie – come l’età e la genetica – modificare il microbioma (cioè il patrimonio genetico posseduto dal microbiota) si può.

Almeno in teoria. Poco tempo fa uno studio condotto dalla ricercatrice italiana Cristina Menni presso il King’s College di Londra ha dimostrato, ad esempio, che l’accumulo di grasso addominale non dipenderebbe solo da una dieta scorretta o dalla sedentarietà, ma le molecole rilasciate dai batteri che compongono il microbiota intestinale in risposta al cibo ingerito influirebbe sulla formazione della cosiddetta ‘pancetta’. Ma questa è un’altra storia.

Ora, il trapianto di microbiota, già in uso clinico contro le diarree croniche di origine batterica, secondo l’ultima ricerca scientifica potrebbe costituire un approccio terapeutico efficace su molti altri fronti, dal diabete al morbo di Parkinson a quello di Alzheimer.

È quanto emerge dallo studio di Auckland, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Cellular and Infection Microbiology. Per arrivare a questa conclusione, il ricercatore Justin O’Sullivan, dell’università neozelandese che ha realizzato lo studio, ha portato avanti una revisione dei dati scientifici ricavati in seguito a dei trial clinici su trapianto di microbiota per la cura di diverse patologie. La prossima frontiera, secondo Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, sarà quindi selezionare dei “super-donatori”: persone il cui microbiota è adatto così com’è a curare l'intestino dei pazienti.

Trapianto di microbiota come cura. Ma servono dei super-donatori

Il trapianto di microbiota si fa a partire dalle feci di donatori sani che vengono purificate per estrarne la popolazione batterica.

“Negli ultimi due decenni il numero di malattie associate a cambiamenti del microbiota intestinale è aumentato”, ha spiegato O’Sullivan.

Nei test clinici esaminati dai ricercatori è emerso che il successo del trapianto di microbiota dipendeva in buona parte dal donatore. Non tutti i donatori quindi hanno un microbiota ugualmente efficace nel favorire la guarigione dalle malattie. Secondo O’Sullivan e colleghi, sarà essenziale nel prossimo futuro far riferimento esclusivamente ai super-donatori di feci per verificare in modo attendibile l’efficacia della terapia su diverse malattie. Parallelamente, conclude, sarà importante esaminare a fondo il microbiota di questi super-donatori per capire qual è la chiave della sua efficacia. 

Per approfondire guarda anche: “Malattia di Parkinson”

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