Oltre il veganismo, con la dieta plant-based. Il mondo della nutrizione “verde” sta conoscendo con il passare degli anni sempre più sfaccettature. Alcune di queste, a dire il vero, assomigliano più a delle mode che a delle scelte etiche o salutistiche. La dieta plant-based è molto trendy negli Stati Uniti dove è stata adottata da molte pop star (come Beyoncé). Ma non ha nulla a che vedere con il veganesimo. Vediamo perché è diversa.

Veganismo e dieta plant-based, perché sono diverse

Il veganismo è un movimento antispecista che propone la necessità di uno stile di vita lontano da ogni sfruttamento animale da parte dell’uomo, in ogni aspetto della vita. “Vegana” non è una persona che semplicemente rifiuta di mangiare carne e derivati animali.

Vegano è anche colui che condanna l’utilizzo della seta, delle pelli e delle pellicce, del miele, dei cosmetici testati su animali, degli acquari e degli zoo e di qualunque prodotto che, per trovarsi sulla tavola e nelle case delle persone, ha previsto uno sfruttamento, e prevedibilmente un maltrattamento, degli animali. La persona vegana non disapprova soltanto gli allevamenti intensivi, condanna invece l’allevamento in sé, le gabbie, la privazione della libertà e del benessere di altri esseri viventi (compreso, per esempio, quello del vitello che viene privato del latte della mamma che per natura gli spetta, poiché quel latte è destinato alla produzione casearia)

 Alla base del veganismo dunque c’è una precisa scelta etica, un modo di vivere improntato alla sensibilità, alla convivenza, al rispetto delle altre specie animali, e al minimo impatto umano sulla natura.

Dieta plant-based: in cosa consiste

La dieta plant based è tutt’altro. Anzitutto, questo regime alimentare non muove da scelte etiche. Il principio di fondo è consumare alimenti grezzi, non raffinati, pronti così come sono in natura. La persona vegana non rifiuta a priori un prodotto industrialmente lavorato, come può essere uno snack, un gelato pre-confezionato o una bevanda pronta, sempre a base di ingredienti vegetali, seppur lavorati.

Per fare un esempio, mangiare un piatto di pasta alle verdure, un’insalata mista e un dolce confezionato a base di cioccolato, olio d’oliva e latte d’avena, significa seguire una dieta vegana ma non plant-based. Una dieta vegana non è necessariamente una dieta salutare (anche le patatine fritte sono, secondo la definizione culinaria che si limita alla lista degli ingredienti, “vegane”).

La persona che mangia secondo una dieta plant based non vuole immettere nel proprio corpo sostanze lavorate industrialmente, dunque tutti i cibi raffinati che possono contenere, per esempio, i grassi idrogenati, i conservanti, i coloranti e così via. Va da sé, che una dieta plant-based non esclude del tutto l’assunzione di carne e pesce, ma la limita di molto in un’ottica di maggior salute.

Una sorta di veganismo part-time o a intermittenza? I detrattori del mangiare plant-based lo definiscono un veganismo di comodo. Di certo quella plant-based è una dieta onnivora. Per alcuni, però, boicottare le preparazioni industriali può essere un modo di iniziare a nutrirsi più consapevolmente, in vista di uno stile di vita più salutistico e rispettoso.