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Intolleranza e allergia alimentare: le differenze

intolleranza e allergia alimentare le differenze
Scritto da:
Dr. Luano Fattorini
Specialista in Gastroenterologia e Chirurgia dell'Apparato Digerente e Endoscopia Digestiva

Un capitolo quanto mai attuale e molto discusso della gastroenterologia è quello relativo alle allergie e intolleranze alimentari, assai diffuse tra la popolazione e ancor di più trattate nei rotocalchi e dai media. Qual è, però, la differenza tra queste due condizioni?

Allergia alimentare

È necessario subito distinguerle con una netta linea di demarcazione: le allergie alimentari sono reazioni avverse a cibi, manifestazioni di reazioni immunitarie, immuno-mediate, che si presentano nell'individuo di fronte all'esposizione a un determinato alimento e che scompaiono con l'eliminazione dell'alimento verso cui il soggetto presenta una reazione avversa.

Le immuno-mediate, poi, possono essere allergie o ipersensibilità alimentari IgE-mediate (es. sindrome allergica orale, anafilassi gastrointestinale, esofagiti, gastriti, gastroenteriti, colite infantile) o non IgE-mediate (per esempio la celiachia, esofagiti eosinofile allergiche, enteropatie o proctiti indotte da proteine nella dieta, reflusso gastroesofageo, coliche infantili, ecc..).

Intolleranza alimentare

Le cosiddette intolleranze alimentari, invece, sono manifestazioni cliniche di reazione avverse a certi alimenti che non derivano da reazioni allergiche, che avvengono perciò senza coinvolgimento del sistema immunitario, ma per lo più dipendono da deficit enzimatici o di trasporto nel contesto della funzione digestiva; sono quindi indicative di processi non immuno-mediati.

Esistono anche altre forme di intolleranza alimentare, come quelle a certi componenti degli alimenti (es caffè, tè, vino, birra, pomodoro, uva, banana, lievito ecc..) che contengono sostanze con effetto farmacologico (salicilati, istamina, amine vasoattive, la tiramina nei formaggi stagionati, la caffeina, il glutammato) e quindi con manifesta espressività clinica in individui abnormemente reattivi ad alcune di queste sostanze sostanze (vomito, diarrea, reazioni cutanee fino a angioedema, orticaria e shock anafilattico).

Infine vi sono i disordini che devono essere differenziati dall'ipersensibilità alimentare (come l'intolleranza alimentare dovuta a malassorbimento post-infettivo intestinale da virus, parassiti o batteri) oppure da disordini metabolici (deficit di lattasi, malassorbimento di fruttosio, di sorbitolo ecc..), da enterotossine, da altre patologie come la fibrosi cistica o ancora le malattie infiammatorie croniche intestinali, la linfangectasie intestinale, la sindrome dell'intestino corto, alcuni tumori, la sindrome di Zollinger-Ellison. Questo per inquadrare la problematica, per dare anche solo un'idea della complessità dell'argomento.

Tutte le suddette condizioni morbose, inquadrate nel capitolo delle allergie o ipersensibilità e intolleranze alimentari presentano spesso sintomi simili tra loro e rappresentano perciò un difficile campo di lavoro per il gastroenterologo, che deve diagnosticarle e curare il paziente, nonché per il paziente, che deve con fiducia e pazienza sottoporsi a ricerche diagnostiche e a cure talvolta lunghe e laboriose.

La dieta FODMAP: un rimedio per l’intestino irritabile

Ma il gruppo più consistente di intolleranze alimentari riguarda i difetti enzimatici o di trasporto di tutta una serie di carboidrati a catena corta, che vengono solo parzialmente metabolizzati nel piccolo intestino e giungono perciò in gran parte immodificati a livello del colon, ove fermentano generando gas, con conseguenti disturbi di vario grado e intensità.

Oggi si parla sempre più spesso di diete di eliminazione per correggere i tanto diffusi disturbi derivanti da una maldigestione di molti carboidrati. La dieta FODMAP si rivela sempre più come un rimedio idoneo e trova ormai sempre più credito presso i gastroenterologi.

FODMAP è l’acronimo di Fermentabili Oligo-, Di- e Mono-saccaridi e (And) Polioli, serie di carboidrati a catena corta:

  • lattosio
  • fruttani
  • fruttosio
  • galattani
  • polialcoli.

I saccaridi includono fruttosio, lattosio, fruttano e galattano. I polialconi sono sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo.

Tali carboidrati, contenuti in molti alimenti, possono essere poco assorbiti in certi casi dal piccolo intestino e rapidamente fermentati dai batteri intestinali nell’ileo e nel colon prossimale. I sintomi sono dovuti alla distensione dell’intestino sia attraverso un alto volume di liquidi trattenuti dovuto al processo di osmosi, sia un aumento della produzione dei gas. Tale processo è responsabile della seguente sintomatologia:

  • aumento del gas intestinale (meteorismo)
  • distensione addominale
  • dolore addominale
  • alterata disfunzione della motilità addominale che si manifesta con diarrea e stipsi.

Secondo i sostenitori del FODMAP, limitando tali cibi si dovrebbero ridurre i sintomi e questo dovrebbe accadere nei tre quarti dei pazienti. Da precisare che tale dieta non “cura” la sindrome dell’intestino irritabile, ma rappresenta una possibilità per ridurre nettamente i sintomi. Le esperienze cliniche e i numerosi studi finora pubblicati, riportano incoraggianti risultati.

Per approfondire guarda anche: “Fisiopatologia, profilo antigenico e lesioni intestinali della celiachia”

Leggi anche:
Come riconoscere i sintomi tipici dell'intolleranza al lattosio e qual è l'alimentazione giusta su cui si basa la terapia.
09/02/2018
18/05/2017
TAG: Allergologia e immunologia clinica | Intolleranze | Nutrizione | Scienza dell'alimentazione | Allergie | Disturbi gastrointestinali | Bambini | Giovani | Adolescenti | Adulti | Terapie
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Dr. Luano Fattorini
Specialista in Gastroenterologia e Chirurgia dell'Apparato Digerente e Endoscopia Digestiva