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Toxoplasmosi in gravidanza: come evitarla

Toxoplasmosi in gravidanza: come evitarla

Per evitare la toxoplasmosi in gravidanza la donna deve porre un'attenzione particolare ad alcune semplici norme igieniche.
In questo articolo:

Contrarre la toxoplasmosi in gravidanza è raro ma se accade rappresenta un rischio specialmente all'inizio della gravidanza. Può infatti passare al bambino attraverso la placenta, provocando in determinate circostanze malformazioni o addirittura l'aborto o la morte in utero. Ecco come evitarla.

Toxoplasmosi cos’è

La toxoplasmosi è una malattia infettiva provocata da un protozoo, il toxoplasma gondii, e viene trasmessa all'uomo da determinati animali, primo fra tutti il gatto, ma anche da conigli e cani. Inoltre, il protozoo può anche essere trasmesso consumando carne cruda o ortaggi e verdure non lavate bene.

Solitamente, la toxoplasmosi è un'infezione innocua ma se contratta in gravidanza può causare gravi complicazioni, soprattutto nel primo trimestre.

Sintomi toxoplasmosi in gravidanza

Non è facile accorgersi della toxoplasmosi in gravidanza perché ha sintomi molto simili ad altre malattie infettive:

  • ingrossamento dei linfonodi
  • febbre
  • mal di gol
  • stanchezza
  • dolori articolari.

Per essere sicuri, si può effettuare un toxo-test, un esame del sangue che ricerca eventuali anticorpi contro il toxoplasma gondii. Se sono presenti le Immunoglobuline A e M, vuol dire che l'infezione è attiva (le prime compaiono infatti appena l'infezione ha avuto luogo, mentre le seconde resistono nell'organismo anche fino un anno dopo la guarigione); se ci sono solo le immunoglobuline M, invece, significa che si è guariti da poco; infine, se sono presenti le immunoglobuline G vuol dire che si è guariti completamente e si ha ora una immunità permanente.

Toxoplasmosi in gravidanza quando è più pericolosa

La trasmissione della toxoplasmosi al feto è più o meno pericolosa a seconda del trimestre di gravidanza in cui si trova la donna.

  • Nel primo trimestre la possibilità di contagio è di circa il 15% e le conseguenze sono sempre letali. Infatti, solitamente il passaggio del protozoo attraverso la placenta e la trasmissione dell'infezione al feto provoca l'aborto o la morte neonatale. In altri casi, invece, può provocare patologie oculari, come strabismo, atrofia del nervo ottico, infiammazione della retina; e ancora anemia, febbre, affezione neurologiche, come convulsioni o anomalie del cranio, polmonite, abbassamento delle piastrine, epatomegalia e splenomegalia.
  • Nel secondo e terzo trimestre e durante il parto le percentuali di possibilità di trasmissione aumentano rispettivamente a 30%, 60% e 90% ma i danni al feto sono tanto minori quanto più tardi si trasmette la malattia; tuttavia, spesso le conseguenze si presentano vari anni dopo: cecità, difficoltà nell'apprendimento, ritardo mentale.

Se la toxoplasmosi si contrae alla nascita, solitamente la malattia si presenta in maniera asintomatica oppure, quando presenti, i sintomi sono quelli classici della toxoplasmosi ed il decorso è benigno.

Toxoplasmosi in gravidanza: cosa evitare

Durante la gravidanza la donna deve porre un'attenzione particolare ad evitare il contagio della toxoplasmosi. Potrà prevenire la trasmissione seguendo alcune norme igieniche fondamentali:

  • se si ha un gatto in casa, evitare di occuparsi della sua lettiera oppure farlo solo utilizzando dei guanti;
  • utilizzare dei guanti anche quando si fa giardinaggio;
  • evitare di consumare insaccati (salame, bresaola, mortadella, prosciutto crudo, ecc.) e carne e verdura cruda;
  • lavare con accuratezza ortaggi e verdure prima di consumarle;
  • consumare soltanto carne e uova ben cotte e latte pastorizzato;
  • tenere sempre sotto controllo (ogni 2-3 mesi circa) le immunoglobuline nel sangue.
 
 
Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2023
4 minuti di lettura

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