L’attuale situazione impone cambiamenti importanti a causa di un virus complesso che mette ancora a dura prova l’intera popolazione mondiale. La modifica delle abitudini colpisce tutti indistintamente, ma cosa sperimentano i lavoratori che ritornano allo smart working? E come possono reinventarsi coloro i quali nelle proprie attività sono costretti alla chiusura anticipata?

 

Le ripercussioni psicologiche dovute al Covid-19

L’inquietudine, l’ansia e la preoccupazione accompagnano ormai da tempo l’andamento del quotidiano. Da un punto di vista psicologico risulta dunque complesso mantenere uno stato di equilibrio, possono manifestarsi molteplici sbalzi d’umore e la sensazione di incertezza alimenta lo stato di ansia e angoscia.

Alcune ricerche effettuate in questo periodo hanno portato alla luce evidenze importanti.

Una ricerca finanziata e condotta da Open Evidence, spin-off della Universitat Oberta di Catalunya (Uoc) ha analizzato alcuni dati relativi alla percentuale di popolazione la cui salute mentale è a rischio a causa di vari fattori di vulnerabilità socio-economica in Italia, Spagna e Regno Unito.

È emerso che la salute mentale del 41% della popolazione italiana è a rischio. Le problematiche sono legate ai vari indici di misurazione, tra i quali stress, ansia e depressione per l’incertezza sul futuro economico e occupazionale e per le difficili condizioni legate alle conseguenze dello svolgimento del lavoro da remoto.

In tutti e tre i Paesi una larga maggioranza di intervistati concorda con l’affermazione secondo cui la salute non è più importante dell’economia; stando alle risposte del campione, nonostante la pandemia abbia colpito maggiormente il Nord, lo stress psicologico sembra essere superiore nelle altre macro-regioni probabilmente a causa della vulnerabilità economica percepita maggiormente al Sud e al Centro Italia.

Anche secondo uno studio condotto da Oracle e Workplace Intelligence (società di consulenza e ricerca nel campo delle risorse umane) che ha coinvolto fra luglio e agosto oltre 12mila persone (di età compresa tra 22 e 74 anni) fra dipendenti, manager, manager delle Hr e top executive in 11 Paesi, Italia compresa, è emerso che il coronavirus ha avuto e avrà ripercussioni importanti sulla salute mentale di molti lavoratori (il 78% degli addetti a livello mondiale e il 65% dei professionisti italiani).

Questi sono solo alcune delle evidenze statistiche rilevate per studiare e comprendere cosa potrebbe accadere nel futuro prossimo. Certamente da un punto di vista psicologico possono manifestarsi molteplici difficoltà.

Il senso di angoscia dovuto alla nuova ondata di Coronavirus

Il termine angoscia deriva dal verbo latino angere che significa stringere. Delinea uno stato di sofferenza psichica intensa che può essere caratterizzata da stati mentali quali ansia, paura, depressione. Si tratta di uno stato emotivo molto doloroso e oppressivo.

Sperimentare angoscia può collegarsi ad una situazione temporanea interpretata come una minaccia che elude le proprie aspettative o essere correlata ad una condizione psichica interna non necessariamente legata a qualcosa di specifico.

Attualmente lo stato di angoscia legato alla nuova ondata di coronavirus sembra invadere e disarmare molte persone. Senso di smarrimento, frustrazione ed impossibilità nel realizzare progetti a medio e lungo termine determinano forti ripercussioni a livello psicologico.

Cosa comporta la condizione di impossibilità nel fare progetti?

Il concetto di progettualità definisce la propensione nel fare progetti, ideare, programmare. L’uomo è saldamente legato all’idea di progettare orientandosi nel futuro e attivando una profonda connessione tra desiderio e decisione. Solitamente questo processo è caratterizzato da alcuni elementi quali il valore che ha il progetto, il livello di ottimismo, la complessità, poiché in ogni situazione vi sono molteplici agenti e l’imprevedibilità.

Allo stato attuale, l’impossibilità nel fare progetti deriva dalla presenza di un virus pericoloso che limita ogni possibilità di movimento e che lascia tutti in uno stato di incertezza relativo alla sua possibile ed eventuale scomparsa.

Vivere dunque sotto pressione, impossibilitati nel portare avanti i propri progetti determina stati di ansia e angoscia difficilmente gestibili e spesso in costante aumento.

Tale condizione colpisce in modo particolarmente forte la categoria dei lavoratori ma in modo differente. C’è chi ritorna allo smart working e chi svolge la propria professione all’interno di attività costrette ormai a modificare costantemente e a volte radicalmente le proprie abitudini, subendo conseguenti ripercussioni economiche.

Cosa sperimentano i lavoratori che ritornano allo smart working?

La tematica è ricca di controversie e lo smart working presenta sia vantaggi che svantaggi per i lavoratori. Gli aspetti negativi si collegano ad un aumento dello stress, ad una mancanza di equilibrio tra lavoro e vita privata e una conseguente sensazione di tristezza dovuta all’assenza delle interazioni sociali.

Le ripercussioni più comuni pare riguardino la mancanza di sonno, la tensione dovuta ad una minore serenità domestica con conseguente aumento della sofferenza nei rapporti familiari. Inoltre lo smart working ha tendenzialmente determinato un aumento delle ore di lavoro rispetto alle ore svolte in ufficio comportando una situazione di stress nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. 

Gli aspetti negativi si collegano anche alla costrizione di dover condividere gli spazi della propria abitazione a volte in presenza dei bambini che comprometterebbero i livelli di concentrazione.

Ma esistono anche dei vantaggi da non sottovalutare. La gestione del tempo nel lavoro da casa consente l’equilibrio nel godere del proprio nucleo familiare e nel poter svolgere in più tempo ma con maggiore calma le proprie mansioni lavorative. La vita frenetica dettata dai ritmi di ufficio lascia spazio ad una dilatazione temporale che se ben gestita potrebbe portare ad un miglioramento sostanziale nella propria quotidianità.

Come possono reinventarsi coloro i quali nelle proprie attività sono costretti alla chiusura anticipata?

La costante riprogrammazione delle attività purtroppo ha avuto e continua ad avere gravi ripercussioni sui lavoratori costretti a chiudere anticipatamente con conseguente bilancio economico disastroso.

C’è chi ha dovuto definitivamente chiudere le saracinesche e chi invece tenta in qualche modo di adattarsi al nuovo decreto pur di sopravvivere.

Tra i numerosi svantaggi legati alla problematica economica e alla necessità di trovare modalità nuove per tenere in vita le varie attività, volendo portare in luce un aspetto positivo, potrebbe essere stimolante inventare qualcosa di diverso.

Da un punto di vista psicologico esiste un preziosissimo elemento potenzialmente presente in ogni persona: il pensiero creativo. Consiste nella capacità di ideare possibili soluzioni allo stesso problema ragionando in modo fluido e flessibile alla ricerca di risposte insolite e originali.

A volte restare fermi ad analizzare il problema potrebbe portare ad un insight, a quell’idea intuitiva ed improvvisa che porta alla creazione di nuovi scenari diventando perché no promotori di nuove abitudini sociali.

Come reinventarsi?

Lasciare che l’angoscia prenda il sopravvento significa essere schiacciati e vivere in uno stato di agonia tale da compromettere il proprio stato di salute mentale.

La categoria dei lavoratori è profondamente colpita da tutte le regole messe in atto per contrastare un virus così complesso e non è semplice per nessuno adeguarsi, riorganizzarsi, accettando cambiamenti imposti e non dipesi dalla propria volontà.

Ma cosa sarebbe opportuno fare? In primo luogo sarebbe necessario accettare e accogliere questa nuova dimensione di vita, meno stabile.

Bisogna avere cura della propria salute mentale nutrendo il proprio animo. Ricercare momenti di tranquillità durante il quotidiano per arginare lo stato di insicurezza andando alla scoperta di nuove risorse.

Diventare flessibili e resilienti reagendo agli eventi negativi e sviluppando la capacità di fronteggiare le difficoltà. Vivere il momento presente attraverso la consapevolezza focalizzando l’attenzione sul qui ed ora, una dimensione spazio temporale nella quale mettersi in contatto con sé stessi.

Attivare il pensiero creativo, fonte di infinite possibilità.

Albert Einstein diceva: “la creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni”.
La crisi può essere una vera benedizione, 1955.

Hai bisogno di un sostegno?

In qualsiasi situazione di emergenza, è comune che le persone si sentano stressate e preoccupate. Il Covid ha reso tutti più vulnerabili, più angosciati.

Il timore del contagio, l’isolamento, le incertezze economiche: le persone sperimentano ulteriori fattori di stress che mettono a dura prova la propria salute mentale.

Per questo motivo è di fondamentale importanza prendersi cura di se stessi e del proprio benessere psicofisico. Se si è costretti a restare a casa, è utile mantenere uno stile di vita sano con una dieta equilibrata, il giusto riposo, l’esercizio fisico. Si può restare in contatto con amici e familiari tramite e-mail, telefonate e utilizzando i social media.

Se ti senti sopraffatto o hai bisogno di parlare con uno Specialista, puoi contattare direttamente la Dr.ssa Roberta Senese per un teleconsulto o per una Video Visita. Ricevere un supporto aiuta ad affrontare nel modo migliore le implicazioni emotive connesse alla pandemia.