Insonnia: come si classifica e come si cura

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L'insonnia è uno dei disturbi del sonno più comuni e consiste nell'incapacità di addormentarsi. Le cause possono essere diverse; molto spesso, però, è la diretta conseguenza di situazioni stressanti o di cattive abitudini.

Che cosa è l’insonnia

L’insonnia è una condizione patologica che fa parte del più ampio capitolo dei disturbi del sonno (che comprendono ad esempio anche l’ipersonnia, cioè un aumento anormale del Sonno anche diurno).

Comunemente l’insonnia si riferisce a una ridotta durata del sonno ma questo è di fatto solo l’aspetto quantitativo. Altrettanto importante è infatti la qualità del sonno, indipendente dalla durata, che per essere davvero ristoratore deve rispettare le caratteristiche fasi del sonno

  • Fase non REM, di sonno lento e sincronizzato durante il quale all’elettroencefalogramma (EEG) si assiste a un rallentamento del tracciato.
  • Fase REM (dal termine inglese Rapid Eye Movements), di sonno rapido, desincronizzato. È così chiamato perché all’EEG la polisonnografia rileva una serie di movimenti rapidi degli occhi e inoltre ricompare un’attività elettrica a basso voltaggio e alta frequenza che sembra simile a quella della veglia (per questo motivo la Fase REM è chiamata anche “sonno paradosso”). In questa fase, che di norma si verifica 4 o 5 volte per notte, solitamente si fanno sogni molto intensi.

In caso contrario, che si dorma poco o si dorma male, l’impatto sulla qualità della vita (e anche sulla sua durata, secondo numerosi studi anche recenti) è altrettanto negativo, con effetti e costi tutt’altro che trascurabili. Individui affetti da insonnia, se non curati adeguatamente, sono destinati ad ammalarsi di più, ad avere una qualità di vita inferiore, a vivere meno a lungo: si dice “ogni ora di sonno perso, vale un giorno di vita in meno”.

Tutti gli individui hanno una naturale predisposizione a un certo ritmo sonno-veglia. A livello divulgativo si usa distinguere due “cronotipi” base: il gufo e l’allodola e cioè, rispettivamente, il soggetto con attitudine ad andare a letto tardi (legge, guarda la TV, naviga il web, insomma il tiratardi) e che al mattino carbura lentamente; e quello che invece va a letto presto ma che al mattino è sveglio prestissimo e già attivo dalle prime ore. Ciò premesso, per entrambi questi tipi cronobiologici sono necessarie le classiche 7-8 ore di sonno continuativo per notte, per ottenere un giusto ristoro.

Tipi di insonnia

L’insonnia può essere classificata in base alla sua durata, al suo momento di insorgenza, alle cause.

  • Durata: l’insonnia è definita transitoria se è occasionale (per esempio da fuso orario) o se la sua durata non supera la settimana. Se dura da una a tre settimane si parla di insonnia a breve termine mentre, se persiste più a lungo, viene classificata insonnia a lungo termine (o cronica).
  • Insorgenza: l’insonnia è spesso caratterizzata da difficoltà di addormentamento (la forma più comune): si chiama insonnia iniziale. Altrettanto spesso invece l’insonnia si manifesta come risveglio precoce, praticamente anche prima dell’alba, e si definisce insonnia terminale. Infine, non è raro trovare soggetti con risveglio durante la notte (una o più volte), per poi magari riaddormentarsi dopo un certo tempo: questa forma è chiamata insonnia centrale. Le tre forme, che in tutti i casi si traducono in un insufficiente riposo notturno, possono a volte coesistere: è importante fornire questa informazione al medico perché può essere utile per orientare la diagnosi e la terapia. In molti casi (purtroppo spesso trascurati o di cui non si ha conoscenza) il sonno viene interrotto da microrisvegli, cioè da risvegli non percepiti dal soggetto (che dorme) ma che in realtà interrompono il fisiologico ciclo del sonno provocando effetti negativi sulla vita diurna, come difficoltà di concentrazione, bassa vigilanza, svogliatezza, sonnolenza, e sulle capacità funzionali e produttive. Altro fenomeno non trascurabile sono le apnee notturne, cioè vere e proprie assenze di respiro per diversi secondi, di cui anche in questo caso il soggetto non è consapevole. È, anche questa, un’alterazione del sonno e della sua qualità.
  • Cause: l’insonnia viene classificata come primaria se non vi sono cause definite o patologiche che la generano. Più spesso l’insonnia è secondaria a situazioni “esterne” (stress, traumi psichici o fisici, turni di lavoro, cattive abitudini alimentari, eccesso di alcool, fumo o droghe,) oppure a vere patologie come ansia, depressione, malattie neurologiche o metaboliche, ipertensione o malattie cardiache, stati dolorosi. Anche le fasi della vita hanno un’influenza sulla durata e sulla qualità del sonno: un neonato dorme per circa 17/18 ore su 24, mentre nell'anziano la durata del sonno si riduce notevolmente e ha uno scarso potere ristoratore. In gravidanza, infine, soprattutto a causa di nausea, digestione lenta, gonfiore agli arti e difficoltà di trovare una posizione comoda per il riposo, qualche notte insonne non è infrequente. 
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La polisonnografia monitora le fasi e i diversi cicli del sonno. È un test indolore e non invasivo e presenta rarissime complicazioni.

Sintomi e conseguenze dell’insonnia 

Difficoltà di addormentamento e risvegli persistenti, sono segnali importanti di disturbi patologici del sonno.
Dal punto di vista scientifico sono chiari gli effetti biologici della privazione di sonno: dopo già due notti senza sonno la persona presenta una marcata sonnolenza diurna, irritabilità ed umore depresso; dalla terza notte in poi insorgono allucinazioni, irritazioni degli occhi e delle palpebre, possibili tremori, sbalzi d'umore e stati di coscienza alterata.

Sul lungo termine le conseguenze del cattivo riposo sono svariate: 

  • pazienti depressi con insonnia non trattata hanno una probabilità 40 volte superiore di ricaduta rispetto ai pazienti non insonni;
  • chi è insonne o soffre di frequenti risvegli ha degli sbalzi di pressione anormali, che aumentano il rischio di patologie cardiovascolari e possono condurre all'ipertensione arteriosa;
  • la carenza di sonno influisce sul metabolismo dei carboidrati e sulle funzioni dell'apparato endocrino, portando ad un invecchiamento precoce ed una riduzione delle difese immunitarie;
  • il sistema immunitario della persona insonne è più debole e causa frequenti malattie: la persona insonne si rivolge più spesso al medico e assume più farmaci, soprattutto quelli utilizzati per l'automedicazione. Inoltre gli insonni, se ricoverati per altre patologie, richiedono tempi di ospedalizzazione e di degenza notevolmente più lunghi rispetto ai non insonni;
  • infine, chi soffre d'insonnia è più facilmente soggetto ad incidenti sul lavoro ma anche sulle strade (a causa del cosiddetto “colpo di sonno”).

L’insonnia, dunque, ha anche evidenti ricadute sociali con un costo ben preciso che va a incidere su quelli dell'intera società.

Che cosa fare in caso di insonnia

Innanzitutto le cose da NON fare: evitare il fai-da-te, cioè formule magiche suggerite da familiari e amici, da sentito dire sui mass media o su internet. Ogni individuo è una realtà singola e quello che ha funzionato per alcuni non è detto che vada bene per altri. L’insonnia è un disturbo serio che va affrontato seriamente e con metodo rivolgendosi al medico.
Il primo suggerimento è di registrare su un diario, per almeno 15 giorni, cosa succede e quando: cosa e quando ho mangiato, attività fisica, uso di alcol o eccitanti vari, farmaci, cosa è successo stanotte del mio sonno. 
Il contenuto del diario andrà poi riferito al medico curante che sarà in grado di valutare e fornire suggerimenti comportamentali di igiene del sonno, ed eventuali terapie farmacologiche. Soprattutto, potrà pesare il rischio/beneficio alla luce di altre patologie e terapie in corso.

Diagnosi dell’insonnia

Nella maggior parte dei casi, il medico di famiglia è in grado di inquadrare l’insonnia attraverso il colloquio clinico. Egli, infatti, conosce il soggetto e la sua storia clinica, incluse eventuali cause a monte (altre patologie) ed è quindi il miglior supporto per una diagnosi e Terapia accurate. Laddove esistessero dubbi, lo stesso medico saprà indirizzare il paziente a una visita specialistica di approfondimento diagnostico

In Italia esiste una ricca rete di Centri di Medicina del Sonno che fanno parte dell’AIMS, Associazione Italiana di Medicina del Sonno, presenti in moltissimi ospedali con specialisti della materia, ai quali rivolgersi in caso di insonnia.

Un esame diagnostico e spesso risolutore è la polisonnografia che consiste nella registrazione notturna (attraverso sensori applicati sulla testa) di tutte le fasi del sonno, della loro durata e qualità mediante un apparecchio chiamato polisonnografo. Assolutamente non invasivo e indolore, fornisce il tracciato del sonno e chiarisce molti interrogativi diagnostici.

Terapia dell’insonnia

La terapia va impostata da un medico e non da altri. In linea di principio, l’insonnia va curata con adeguate regolazioni dello stile di vita: alimentazione, movimento, consumo di alcool, fumo e caffè, cattiva igiene del sonno, posizione, orari, luce, rumori).

Analizzate eventuali cause a monte, quali patologie, stati ansiosi o depressivi, traumi psicologici, queste vanno affrontate con adeguate terapie valutate dal medico in base alla situazione individuale: in caso di insonnia, si può ricorrere a rimedi naturali (estratti vegetali di camomilla, valeriana, etc.) e supporti farmacologici veri e propri. Questi ultimi sono in genere psicofarmaci sedativi e, come tali, devono essere usati con cautela e comunque sotto controllo medico. Infatti, accanto alla indubbia efficacia, possono essere a loro volta causa di problemi (principalmente effetti sulla vigilanza diurna e rischio di assuefazione).

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La valeriana è una pianta conosciuta per le sue qualità rilassanti, infatti favorisce il sonno ed è perfetta contro i disturbi d'ansia.

Fonti: 

10/04/2018
14/07/2015
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