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Vista: il senso delle azioni determinanti

vista il senso delle azioni determinanti
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia

La vista è il senso preferito da chi, in generale, interpreta il vivere come assoluta sommatoria di azioni determinanti, ossia considera ogni azione personale come necessaria reazione per il proprio gradimento di inclusione o esclusione.

In particolare:

  • Media la comprensione attraverso meccanismi visibili

Ha, quasi sicuramente, una quantità di materiale rimosso (materiale psichico messo da parte, giù in fondo, in questo caso rimosso 'visivo') e riesce a trovare la via d’uscita nella vista; attraverso questo senso – proprio perché 'via d'uscita' non mediata – il soggetto si permette di soddisfare sia il bisogno di guardare (voyeurismo) che di essere guardato (esibizionismo), bisogni generalmente interdetti dal comportamento lecito se superiori alla soglia socialmente consentita.

Nello specifico, per poter agire inconsciamente le sue pulsioni di 'mostrarsi/non farsi vedere' e 'nascondersi/farsi vedere', riesce a trovare soluzioni adattive, quali ad esempio 'produzioni' e 'tutele' somatiche come alcune tra le principali malattie della pelle oppure ricorrendo a tatuaggi, cicatrici, trucchi, evidenti esiti di INTERVENTI chirurgici estetici, oppure adottando un genere di abbigliamento con abiti lunghi, vistosi, sfarzosi, mantelli, ampi gonnelloni, larghi pantaloni o, per contro, con abiti molto succinti e stretti.

L'importante, per tale soggetto, è mettersi in situazioni che assolvano appunto al compito di coprire/scoprire la nudità. Per l'aspetto del versante maggiormente voyeuristico, trasforma i suoi occhi (quindi lo vista, lo sguardo) in veri e propri fanali perforanti e alimenta le proprie fantasie a partire dal dato di realtà che vede. Oltre alle malattie delle pelle e a probabili infezioni correlate ai meccanismi protettivi, può soffrire di congiuntivite, lacrimazione eccessiva; se non necessari, difficilmente porta gli occhiali.

Tra le varie professioni possibili, molto ambite quelle di disegnatore di moda, venditore di abiti e biancheria intima, calze e guanti; ottico e oculista, speleologo, dermatologo, collezionista di francobolli in particolare, miniaturista, operaio di ristrutturazioni e riparazioni varie.

  • Conforma lo stile di vita dentro canoni estetici fluttuanti

Ama ricorrere al motto "anche l'occhio vuole la sua parte” e ne fa uno stile di vita; è ambizioso, fantasioso e superficiale, sforzatamente coraggioso relativamente alla propria persona sia nella bellezza che nella 'bruttezza', alle quali a volte ricorre pur d’essere visto e di vedere, al punto da trasferire tali bellezza e bruttezza dall'esteriorità del corpo alle azioni: diventa pertanto giudicante e severo nelle sue scelte e nelle 'concessioni' agli altri, dalla semplice compagnia alla condivisione più profonda.

Nella vita privata e sociale – come in quella professionale – fa un 'credo' delle sue esigenze estetiche, pertanto molto spesso si ritrova in situazioni desiderabili solamente in apparenza, a volte vacue e insoddisfacenti da un punto di vista del ritorno concreto e funzionale sulla lunga durata. Incappa a volte in storie occasionali che lo stravolgono talmente tanto da perdere non solo la 'vista' del buon senso, ma addirittura quella della tutela e della protezione di se stesso. Classico tipo che si perde dietro le apparenze, per una 'bella' o 'brutta' (rivoltata in bella, se altrimenti considerata attraente) 'cosa' (situazione, persona, pensiero) è capace di tutto pur di ottenerla. Di conseguenza, questo soggetto risulta inaffidabile persino a se stesso.

Il meccanismo della trasformazione del 'brutto' in 'bello' ne è l'esempio: non in grado di codificare secondo canoni soggettivi di reale apprezzamento o gradimento, 'prende' tutto ciò che è assolutamente attrattivo giustificando, appunto, che se l'occhio (la vista) ne è colpito, anche i pensieri lo sono di seguito e – ancor più di seguito – lo sono anche le azioni: ecco il giro a cui si sottopone pur di non osservare le reali situazioni e le loro conseguenze.

Considerato personaggio 'facile', è cercato con la stessa facilità con cui è abbandonato ma ciò produce in lui effetti irrilevanti. Ama tenere capelli con grandi ciuffi sulla fronte, portare occhiali scuri, possedere binocoli, potenti macchine fotografiche. Poco, davvero poco, Portatore di disturbi visivi. Per mestiere predilige, nel bene e nel male, fare il pittore, il fotografo, l'attore, l'acrobata, il pompiere, il modello. Come pure, può non disdegnare fare l'accompagnatore sessuale, il gigolo o mettersi in situazioni simili.

  • Trasforma le situazioni con l'adattabilità necessaria per procedere

Ha bisogno di essere cieco davanti a tutti e a tutto, per non perdersi in visioni magari richiamanti antichi traumi. Probabilmente adulto che da bambino è stato sottoposto a visioni paurose, scabrose, o eccessive che hanno lasciato il segno e che non desidera che si ripresentino, oppure – al contrario – ex bambino che è stato tenuto all'oscuro di tutto, per motivi ritenuti protettivi, con il risultato che la fantasia ad occhi aperti ha fatto il suo corso verso immaginazioni ritenute proibite o spaventevoli.

Per avere una possibilità di vita sopportabile, questo soggetto deve fare una grossa selezione degli stimoli visivi e ritenere, trattenere solo quelli che non lo stravolgono o sconvolgono nei pensieri e nei comportamenti adattavi per se stesso, per la sua prosecuzione in tranquillità della vita quotidiana, indipendentemente dai suoi effettivi interessi o desideri.

Magari amerebbe 'vedere di più', ma sa che non può permetterselo. Proprio per questo motivo, la vista è il senso preferito perché la sua volontaria 'cecità' gli permette di selezionare, a differenza di altri sensi, di ricordare o non ricordare. Chiudere gli occhi si trasforma in una vera e propria stesura di velo sulla possibilità di rievocazione e utilizza come principio guida la scotomizzazione di quanto risulterebbe perturbante.

Nella stessa azione, gli altri sensi lo affaticherebbero di più, perché non così semplici da 'neutralizzare', se utilizzati. Nelle relazioni si dimostra molto tollerante proprio perché non desideroso di essere scombussolato da visioni-ricordi e quindi 'chiude un occhio' praticamente su tutto. Più che di problematiche alla vista, questo soggetto può soffrire di Ansia generalizzata non attribuibile ad oggetti esterni e può soffrire di rabbie represse trasformate in accondiscendenza.

Gli occhi sono generalmente coperti e magari anche emaciati, cerchiati da borse e gonfiore alle palpebre. Se donna, può usare pesanti ombretti scuri, allo scopo di coprire e neutralizzare gli occhi. Qualsiasi lavoro che non richieda una mira o una vista fine sarà preferito, quindi difficilmente farà il sarto, il decoratore o simili; per contro, potrà sublimare tale difficoltà intraprendendo mestieri tipo il distillatore.

  • Considera se stesso l'unico tramite portatore di fiducia

Affida alla vista il compito di salvaguardia e di tutela. Il suo motto è: “occhi aperti e prudenza”. Ha bisogno di stare attento a tutto, ha timore dell'imprevisto e del nuovo, tutto lo mette in agitazione e in allarme, pertanto la vista, ossia il suo occhio ben aperto, attento e vigile è il suo prezioso alleato e il suo più confortante amico. Rassicurante, la vista costituisce per questo soggetto la possibilità di stare al mondo in maniera sufficientemente partecipe perché, fidandosi di ciò che vede ancor più che dei suoi pensieri, può 'starci dentro'.

Si tratta di persona che se non fosse riuscita a trovare la strategia della fiducia nei suoi occhi spalancati e attenti e controllanti, non avrebbe potuto trovare una dimensione non paranoica di vivere: per definizione, deve e può fidarsi solo di ciò che vede, quindi difficilmente impara qualcosa di nuovo con l'aiuto degli altri. L'immanenza della presenza di ciò che è – piuttosto che di ciò che potrebbe essere – lo rende tranquillo rispetto ad un'ansia che altrimenti sarebbe impedimento per un discreto vivere, discreto anche se assolutamente ridotto al 'riconoscibile'. Non chiede mai aiuto e l'imitazione non sa cosa sia.

Pur rendendosi conto del limite di questa sua fragilità esistenziale, non può fare nulla di più se non attenersi alla regola quasi fobica ed ossessiva di fidarsi solo di ciò che vede o conosce. Rare le intraprendenze o la fiducia accordate a qualcuno, se non in stato di particolare rilassatezza temporanea. Vita all'insegna della prudenza, le sperimentazioni di qualsiasi natura, anche affettiva, sono molto modeste e di esito prevedibile.

Non istintivo per paura, soffoca la quota naturale di vivacità in allarmante (anche da se stesso ritenuta tale) calma piatta, da cui esce con stratagemmi tutti suoi, basati generalmente su ulteriori ripiegamenti solitari, ad esempio gioca molto con apparecchi elettronici in cui occorra colpo d'occhio. Solitario per necessità, può recriminare interiormente su tale stato quasi coatto e le problematiche di salute sono molto frequentemente di natura psicosomatica e spesso si tratta di persona con disturbi del comportamento alimentare e sessuale.

Gli occhi devono – assolutamente devono – essere sempre sani e pertanto le cure sono immense. Di professione può fare tutto tranne attività in cui serva coraggio, ambizione, intraprendenza o passione. Lavora perché ne ha necessità economica e nessuno spirito sociale lo smuove.

  • Differisce l'interesse alla percezione partecipe

Ha bisogno - per suoi limiti strutturali - di sperimentare il mondo esclusivamente guardandolo, senza tanto 'entrarci' dentro: non prende, se non l'immagine offerta, e non dà, se non la presenza di spettatore. Non particolarmente interessato a nessun senso, a maggior ragione non lo è alla vista ma di fatto la preferisce quale minore dei mali, perché perdendosi emotivamente può allontanarsi ed estraniarsi.

Gli altri sensi lo chiamano partecipe anche se minimamente e questo lo disturba alquanto; la vista lo confonde sì, troppe immagini da codificare e magari anche utilizzare suo malgrado, ma offre una più ampia possibilità di reazione al suo naturale disinteresse, quindi la tranquillità dell'ignoranza volontaria e della solitudine sensoriale sono maggiormente garantiti dall'estraneità da questo senso percettivo. La preferenza per la vista lo mette al riparo, appunto, dall'interesse e lo esonera dalla restituzione partecipativa.

Di conseguenza, non potendo interessarsi a nulla, o a ben poco, non prova nessuna 'folgorazione' e nessun 'insight' che potrebbero scuoterlo e smuoverlo sulla via della riflessione e della consapevolezza. Modesto di capacità psicologica empatica per sé e per gli altri, sta rintanato nel suo mondo a volte persino autistico e non dispone di risorse strutturali emancipative in grado di fargli cogliere qualsiasi differenza tra le situazioni o raccogliere stimoli esterni.

Le relazioni sociali gli sono indifferenti e, proprio per questo, riesce ad avere una vita relazione altalenante fatta di provvisorietà e umoralità, mentre quella affettiva lo vede distaccato da grosse passionalità. Riesce però ad essere un compagno discreto, così come pure un collega ritenuto discreto, mentre in realtà è semplicemente non interessato in ragione dei suoi limiti psicologici, di cui però non si cura molto.

L'importante è che non gli si chieda partecipazione e così lui sta bene, senza 'vedere' gli altri. Esteticamente, non ha preferenze o ambizioni per particolari stili e, relativamente ad occhiali o a montature, uno vale l'altro. Dal suo punto di vista, degli occhiali se ne può fare a meno e invece gli piacciono le macchine fotografiche perché 'immobilizzano' l'immagine e la fissano per un tempo a lui necessario per poter guardare, se e quando vuole. Non ha motivo di ammalarsi né più né meno di altri. Buon fotografo solitario per eccellenza, può esercitare tutte le professioni e i mestieri attinenti alla fissazione dell'immagine e alla procrastinazione del suo utilizzo.

  • Apprezza l'intraprendenza e impara guardando

Vede sempre tutto, perché guarda dovunque e qualunque visione ricercata oppure offerta è sempre apprezzata perché ritenuta stimolante fonte di apprendimento. È generalmente rispettoso del limite del 'non guardare oltre', nonostante gli stia un po' stretto e ogni tanto, per spirito di innata curiosità, possa far prevalere il desiderio della scoperta: in tal caso, la sfida del limite (e quindi una curiosità o intraprendenza eccessiva) può comportare o un ulteriore e riconosciuto (anche dagli altri) arricchimento della propria modalità comportamentale (porta a casa e ben utilizza ciò che ha visto, cioè appreso per sé e per gli altri), oppure comportare una 'punizione' (da se stesso inflitta) per aver avuto azioni magari un po' troppo 'invadenti' rispetto allo spazio ignoto, senza l'esito sperato; ossia, la punizione arriva ogni qual volta egli ritenga di non aver saputo fare abbastanza per ottenere il suo scopo conoscitivo, qualunque fosse.

Si tratta di soggetto sufficientemente maturo nel senso comune della definizione ma che in alcuni momenti ritorna un po' bambino troppo curiosino, che difficilmente si accontenta della quantità di cose viste (e conosciute) senza insistere: vuol sempre saperne di più, e la vista – magari insieme al tatto – è uno strumento più che adatto.

Se non riesce a vedere di più, ci soffre talmente tanto da mettere in crisi il proprio bagaglio conoscitivo e abbattersi moralmente. Se si 'punisce', in genere è capace di rifugiarsi a corpo morto nella lettura e nella ricerca di quanto non gli sia riuscito vedere con mezzi diretti. È un soggetto tendenzialmente 'invidioso' (la parola invidia indica di per sé la sua attinenza con la vista) in senso costruttivo: ciò che lui non ha è fonte di aspirazione e di motivazione, pertanto va a vedere, e possibilmente a prendere, ciò che non possiede.

La sua ricerca di cose sempre nuove è considerata un pregio ed egli è ritenuto un soggetto brillante quanto intraprendente dalla maggior parte delle persone. Non invidia mai per 'cattiveria', anzi elogia ciò che gli altri hanno e non fa mai mistero del suo desiderio di possedere altrettanto. Per questo è amabile la sua compagnia, è brillante e conviviale perché ha sempre qualcosa da raccontare ed è un ottimo descrittore di storie e situazioni, sempre informato su avvenimenti di attualità e buon conoscitore di parecchi e svariati argomenti.

Si intende bene di letteratura, di geografia, di arte, di storia e di usi e costumi e sa stare al mondo sia concretamente che in realtà virtuali. Nessun problema di particolari sofferenze visive. Il suo mestiere per eccellenza è l'informatico e l'analista programmatore. Ottime tutte le professioni di 'sfida'.

  • Sostiene lo sguardo come ricerca di verità

Ritiene che gli occhi siano lo specchio dell'anima, quindi preferisce essere sempre 'onesto' per non incappare in 'tradimenti' magari assolutamente involontari. Parla con gli occhi in modo naturale e spontaneo, perché è ciò che desidera fare. È la classica persona che ama guardare dritto in fondo agli occhi e tocca con il proprio sguardo ma non risulta invadente fintanto che non attua inversioni di tendenza.

La comunicazione visiva, per questa persona, è molto più importante di quella verbale, perché la ritiene più efficace e, soprattutto, carica di sfumature affettive. Di conseguenza, si aspetta di ricevere altrettanta comunicazione dagli occhi degli altri, ossia vorrebbe che per tutti la via privilegiata fosse la vista, anche se si rende abbastanza conto dell'inesattezza del pensiero.

Ogni volta che gli occhi degli altri non confermano o smentiscono il senso delle frasi o delle azioni, ci resta male al punto da mettere in discussione la relazione e ciò fa di lui un permaloso e un indagatore oltre misura tanto da trasformarlo da affabile interlocutore in imbarazzante incredulo. È il suo cruccio, questo di affidare così tanto alla 'sincerità' degli occhi tutta la bontà delle relazioni, ma non può esimersi da questo metro di valutazione, rivelando a se stesso probabili antiche fissazioni per la 'verità' a tutti i costi.

Non è la voglia di sedurre con lo sguardo che lo interessa quanto trasmettere, appunto, che lui 'è sincero' e che tanto chiede agli altri, con il risultato che invece diventa effettivamente 'seduttore' (porta dove vuole) perché tale è la concentrazione dello sguardo che, spesso, gli altri si sentono in dovere di giustificarsi o di distogliere lo sguardo. Ciò rende problematica la relazione con lui e capita che perda buone occasioni relazionali, anche sentimentali, perché magari 'vede' ciò che non c'è.

Anche se ha gli occhi di colore scuro, è come se li avesse chiari 'trasparenti', tipo acqua marina e qualcuno è anche capace di mettere lenti a contatto finte per camuffarne il colore, 'ingannando' il desiderio di 'verità' e riprovando a se stesso che tale desiderio in fondo è un suo tabù. Niente occhiali, a nessun costo e solo lenti a contatto. Di mestiere, i preferiti sono quelli legati alla legge e alla legalità, alle indagini e alle professioni in cui serva "guardar dentro".

16/09/2015
21/05/2013
TAG: Psicologia | Salute mentale
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia