Gusto: il senso della convivialità

gusto il senso della convivialita
Scritto da:
Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia

Il gusto è il senso preferito da chi, in generale: vive le circostanze immergendosi in esse con modalità solipsistiche, ossia ritiene di avere essenzialmente l'attribuzione e la provenienza in (e da) se stesso delle percezioni.

In particolare:

  • Considera preparativi e attese i portatori del godimento

Fonde il piacere del letto con quello della tavola, permettendosi attraverso l’incorporazione orale piaceri o proibiti oppure da dilazionare nel tempo, per più motivi. Comunica forti ambivalenze di tipo seduttivo che possono portare al mantenimento delle promesse oppure all’inganno più totale. In genere invita in casa, con cene particolarmente curate, vini lussuosi, arredamenti comodi. Non mancano mai sparse per l’appartamento ciotole con dolcetti vari. A volte, dimostra molta più fantasia nei preparativi e nei preliminari che nei fatti.

È sbrigativo tanto quanto il tempo di deglutire, anche se trastulla il cibo in bocca. Spesso tiene la bocca socchiusa e passa la lingua sui denti. Se uomo, può amare farsi crescere i baffi o il pizzetto, non la barba intera; se donna, può giocare mettendo ciuffi di capelli in bocca e trastullarsi. Può essere un buon direttore di locali notturni o di cinema, nutrizionista, ma il suo lavoro per eccellenza potrebbe essere il ginecologo/a, proctologo/a oppure altri mestieri legati agli organi intestinali e simili ad esempio il gastroenterologo. Buon pasticcere, specialmente di dolci con creme. Può soffrire di stomatite e carie.

  • Attribuisce significato alla funzione comunicativa della bocca

Pone tutti i suoi investimenti oggettuali sulle papille gustative, per cui deve sempre 'assaggiare': bacia chiunque con mille scuse, mangia le unghie, mangia o beve fino all’ultima briciola o goccia, mangia il cibo lasciato dagli altri, non ne ha mai abbastanza; in altre parole, le sue papille devono essere sempre rifornite e pronte a lavorare. In genere si tratta di persona con poche possibilità di suddividere e proporzionare le proprie capacità sociali e culturali su tutti i cinque sensi, per cui si concentra in un solitario 'ruminare'.

Spesso c’è alla base il senso di rivalsa contro chi ha avuto, a torto o a ragione, di più, oppure – ancora più frequentemente - un incurante disprezzo per se stesso. Il disprezzo può anche essere rivolto verso un consumismo sfrenato, per cui la persona si costituisce 'tritatutto' del mondo. L’atteggiamento non è da confondersi con quello bulimico, in quanto – a differenza di questo ultimo in cui tutto è ingoiato anche intero e per altri motivi – in questo caso il cibo è ben sbocconcellato.

Nasconde molta aggressività per sé e per gli altri. Per contro, si può trattare un bel 'paciarotto' in carne con pomelli rossi e un’aria da fraticello di campagna. Ma anche in questa versione l’aggressività esiste, solo che è rivolta verso se stessi (come in ogni caso di smodata grassezza), Può fare lo stomatologo, più ancora che il dentista, il protesista per il silicone alle labbra, ai seni, il dietologo, l’ematologo, il lattaio, il pizzaiolo, il fornaio, il frate, il cardiologo.

  • Avverte la responsabilità ecologica e salutistica

È un asceta e pensa alla salvezza e alla purezza del corpo. Il gusto serve a confermare la 'disapprovazione' e la 'nocività' dell’assunzione di cibo. Il nutrimento deve essere minimo e indispensabile, meglio se insapore e incolore. Il concetto è: da un orifizio all’altro, senza nessun gusto/piacere. Persino un mal di pancia da troppo cibo, a volte fonte di piacevolezza in ricordo dell’abbuffata conviviale, può successivamente determinare crisi spesso psicotiche.

La cavità orale, sempre e comunque sessualizzata, è di frequente soggetta a intrusioni di vario genere (sondini, endoscopie…) in sostituzione di penetrazioni sessuali. È stitico, reni e vescica soggetti a frequenti infiammazioni, cistiti/prostatiti. Pratica l’uso di lassativi ma ancor più – per la questione della sessualizzazione dell’atto – clisteri.

Può ammalarsi un po’ di tutto, in quanto è l’intero organismo che risente di ogni carenza. Può essere missionario, scultore e pittore di corpi nudi, infermiere con predilezione per i reparti di chirurgia dell’addome. In ogni caso, può trattarsi di una persona infelice che sottostà a leggi non scelte ma subite per condizioni di sfruttamento.

  • Ritiene l'introiezione strumento conoscitivo di sè e del mondo

È rimasto bambino e deve mettere tutto in bocca per conoscere: l’oggetto serve a fargli conoscere i 'sapori' delle cose e dei sentimenti. Può trattarsi di qualsiasi elemento, anche non commestibile. Il sapore salato delle lacrime serve a riconoscere che anche il dolore ha un gusto, la salivazione eccessiva serve per il gusto della fame, il muco per conoscere il gusto di una propria produzione di malessere... e così per tutte le altre secrezioni corporee.

Nei casi di insufficienza cognitiva o limitata, tutto questo può avvenire in modo analogico e il soggetto riesce a 'conoscere' immaginando. Non rari, tuttavia, i casi di concreto 'assaggio' di tutti gli elementi descritti, proprio per provarne il gusto, che poi è il gusto di se stessi. Gli oggetti messi in bocca non appartenenti al corpo servono alla funzione base delle categorie: duro-morbido, dolce-salato, caldo-freddo eccetera.

Si può ammalare di tutto: infezioni le più varie, ulcere, malattie virali e batteriche. Nei casi di deficit cognitivo non grave è possibile svolgere delle mansioni anche importanti e utili: tecnici di laboratorio e tecnici vari in tutti i campi della chimica, dermatologia, cosmesi, profumeria eccetera, ovvero in quei casi ove non occorra assaggiare davvero ma immaginare e segnalare la composizione degli elementi.

  • Apprezza l'apparenza esteriore e la socialità dipendente

Ama le apparenze sociali, le posizioni ai vertici, la sudditanza e la reverenza degli altri, essere sempre riconosciuto e nominato possibilmente con i vari titoli accademici, è sfarzoso nei gesti, simulatore d’affetto, dispensatore di complimenti, ama le suggestioni, ottima parlantina, si fa desiderare, è cavaliere/dama con celata discrezione, sguardo traditore, abbigliamento discreto.

Tutto ciò ha, a volte, il suo rovescio nella pacchianeria più ridicola e la persona diventa rapace. Il gusto, nell’un e nell’altro caso, è quello di ingoiare l’effetto prodotto sugli altri, credendo che questo effetto sia nutriente come la linfa più vitale per se stesso. Si gusta l’abbindolamento reciproco, il gioco di stare al gioco. Spesso offre piccoli pezzetti di cibo introducendoli direttamente nelle labbra socchiuse dell’altro/a. Da solo, si gusta tutto intero con gli occhi chiusi sognando paradisi.

Ama l’alcol, può prendere serie sbornie, può essere attaccabrighe, avere qualche screzio con le forze dell'ordine, in genere gli torna comoda la frase “lei non sa chi sono io”. Nei rapporti con gli altri alterna altezzosa freddezza a smanioso calore. Può soffrire di malattie psichiatrie anche serie, di impotenza o eiaculazione precoce oppure di Vaginismo o frigidità, di tonsilliti croniche, di polmoniti, di ulcere duodenali, di dolori muscolo-scheletrici. Buon intermediario compra-vendita, immobiliarista, agente di borsa, speculatore, accompagnatore per eventi serali, professionista di commercio, dipendente o responsabile di uffici e istituzioni pubblici.

Ha bisogno - per se stesso e non per prescrizione medica - di prendere parecchi farmaci per via orale. È il nutrimento chimico che dà gusto al suo essere. La buona carne del padre e il buon latte della mamma (in termini psicoanalitici) non hanno dato il nutrimento sperato oppure sono stati assenti o rifiutati e quindi hanno deluso: non hanno apportato né peso alla crescita, né gusto alla psiche. Non resta altro che la chimica. Si ammala continuamente e anche in modo serio proprio per poter avere tante, tutte le medicine del mondo per vivere. Non c’è seno né bistecca con lo stesso gusto.

La chimica rende 'chimico' anche il soggetto che perde, pian piano, la 'sua' carne e il 'suo' latte e così, a sua volta, non potrà allevare nessun figlio né, metaforicamente, potrà nutrire nessun figlio del mondo. Vive in modo apparentemente normale, un po’ sulle sue, con una virata, se osservato con attenzione, verso il virtuale.

È un po' fuori dal mondo rispetto alle relazioni umane, per lui non indispensabili se non nella misura in cui siano produttive sul piano concreto. Difende la validità della sperimentazione e dimostra poco attaccamento affettivo per chiunque. Non si esprime sui problemi etici per timore di essere costretto a dare spiegazioni. Per contro, la sua parte non 'chimicizzata' può portarlo a cortei contro la vivisezione, oppure intenerirsi per un micetto abbandonato.

Può soffrire di gravi disturbi della personalità, depressione, avitaminosi, leucopenia, scompensi elettrolitici, ideazione suicidaria. I suoi mestieri possono essere ricercatore, chimico, informatore farmaceutico, farmacista, mistico, seguace di gruppi vari o sette o darsi all’eremitaggio; soggetto a possibile dipendenza da droghe potenti e spesso fatali.

  • Accetta il cambiamento sollecitato dagli eventi

È conviviale, la classica buona forchetta che mangia volentieri tutto, meglio ancora se in compagnia. È prodigo, offre con generosità, aggiunge sempre un posto a tavola. Piacciono molto le carni, magari con l’osso da spolpare, i salumi da affettare personalmente, le buone paste ripiene, gli arrosti farciti, il pane possibilmente fatto in casa, i formaggi molli e burrosi, i dolci al cucchiaio, il caffè con grappino, il limoncello e poi un bel pisolo.

È una persona (apparentemente) felice, facilmente rinunciataria davanti alle scelte del cuore e della sua vera esistenza, mentre non sono in discussione le scelte professionali. Non ama sconvolgere la vita dei cari con le sue idee che potrebbero sembrare azzardate e non capite. Buon padre/madre in quanto riversa sui figli l’amore per questi ultimi e l’amore per stesso che non può essere portato 'fuori dalla bocca' (non può essere detto). Il gusto può introiettare (gustare) le gioie per e degli altri, le soddisfazioni, il buon andamento delle cose, le soddisfazioni ricevute e il tutto si trasforma in gusto carnale che, con intelligenza, viene poi canalizzato in mentale.

Persona 'buona' al punto da mostrarsi a volte debole, tollerante verso i propri sacrifici; ottimo insegnante di teoria, sagace, ironico. Difficilmente ammette la propria scarsa felicità e altrettanto difficilmente cambia con leggerezza le cose, a meno che non senta – per qualche particolare circostanza – che il 'gusto' un po' insipido della sua vita diventa 'sterile' per sé e soprattutto per gli altri cui tiene e non decida (e molto spesso lo fa) di cambiare.

Il suo gusto passa attraverso il mangiare cibo onesto e semplice e attraverso le buone 'pietanze' che gli offrono in dono tutti i suoi 'commensali'. Se si ammala, può ammalarsi di depressione, di infarto, di epatiti, di calcolosi; può avere involontari incidenti in macchina o in altre circostanze. Il professore, l'insegnante, il medico sono scelte ben adatte, così come il costruttore di case, il pacifista, il sociologo, il consulente, il Mediatore, il riparatore di oggetti vari tipo, l'orologiaio, l'oste, l’ideatore di circoli culturali per giovani o anziani.

16/09/2015
19/04/2013
TAG: Psicologia | Salute mentale
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Prof. Grazia Aloi
Specialista in Psicologia clinica e Psicologia e Psicoterapia