Enuresi notturna: basta il pannolino?

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Sebbene si risolva spontaneamente nel 15% dei casi l’anno, l’enuresi è un disturbo da non sottovalutare perché può anche minare profondamente l’autostima del bambino che ne soffre, in un età già altamente critica dal punto di vista psicologico.

Recarsi da un pediatra specializzato in enuresi è il modo migliore per affrontare il problema, escludere cause fisiologiche e poi per poter iniziare col bambino un percorso terapeutico che lo liberi dell’imbarazzo e del disagio. Il pannolino risolve il problema delle lenzuola bagnate ma non aiuta nella identificazione delle cause e nella risoluzione del problema.

L’enuresi notturna o pipì a letto è un fenomeno molto comune che colpisce il 10% dei bambini a 6 anni, il 7% a 8 anni, il 3% a 12 anni e l’1% a 18 anni. Con l’età, infatti, il disturbo tende a scomparire e talvolta si risolve spontaneamente. Tuttavia, non intervenire quando necessario può essere deleterio, perché fare la pipì a letto può minare l’autostima del bambino.

Basti pensare a eventuali situazioni di disagio e imbarazzo per un bambino enuretico: una gita scolastica, una festa dagli amici o semplicemente il confronto con il fratellino che non deve destreggiarsi con pannolini e corse in bagno all’ultimo minuto. Il termine enuresi definisce l’incapacità di controllare la vescica nel sonno, finendo così per bagnare il letto.

Fino ai 6 anni di età (per la precisione 5 nella femmina e 6 nel maschio) può considerarsi una condizione normale, perché non si è ancora completamente sviluppata la controllabilità urinaria della vescica. Se il problema però si manifesta anche dopo i 6 anni, e con una frequenza di 2-3 volte alla settimana, si può parlare di un disturbo vero e proprio.

Che fare? I pediatri consigliano innanzitutto di non punire il bambino e di non trattarlo come un malato ma di inquadrare il problema quanto prima per la sua reale entità. Per fare tutto ciò, è fondamentale recarsi da un pediatra specializzato in enuresi. Solo lo specialista può, infatti, effettuare una visita per escludere la presenza di eventuali cause fisiologiche (infezioni delle vie urinarie, diabete, malformazioni di organi dell’apparato urinario) e indicare la Terapia migliore per il bambino. Attualmente sono disponibili due diversi approcci terapeutici: quello comportamentale e quello farmacologico.

La terapia comportamentale comprende gli allarmi acustici notturni e il training minzionale. L’allarme notturno mira a stabilire un riflesso condizionato nel bambino quando compaiono le prime gocce di urina, in modo da alleggerire il Sonno rendendo i centri corticali più vigili ai segni vescicali. Il training minzionale ha come obiettivo l’apprendimento graduale della continenza notturna da parte del bambino attraverso tecniche di rieducazione vescico-sfinteriali.

La terapia farmacologica, invece, prevede la somministrazione di un analogo dell’ormone antidiuretico, la desmopressina, che abbassa la produzione di Urina da parte del rene e quindi riduce il rischio di perdita involontaria di pipì. Talvolta, le due terapie vengono associate dagli specialisti. In ogni caso, è bene ricordare che nessun genitore dovrebbe sottovalutare il problema e agire di sua volontà, senza prima aver consultato un pediatra esperto in enuresi.

07/08/2015
11/04/2011
TAG: Pediatria | Bambini | Disturbi del sonno